Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino

Di Christiane Vera Felscherinow
Titolo originale: Wir Kinder vom Bahnhof Zoo
Voto: 3
Prima edizione: 1978
Numero di pagine: 358
Consigliato: No

Tags: Basato su storia vera, Tedesco, Contemporaneo, Sociale
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Trama in breve

Attraverso una lunga intervista, conosciamo la vita di Christiane, una ragazzina diventata tossicodipendente in giovane età. Il libro si pone come un documentario che riporta direttamente le parole della ragazza e degli altri intervistati senza porre giudizi o commenti.

Recensione

Un libro atipico sia nella forma che nel contenuto. Non si tratta di un romanzo, non si tratta di un saggio, in copertina viene chiamato "documento-verità" e concordo con questa definizione.

Nel libro è possibile trovare delle trascrizioni di interviste, che sicuramente saranno state vagliate, modificate e scelte da chi di dovere ma, danno l'impressione di conversare direttamente con i soggetti in questione. Non so se ritenere questo, un elemento positivo o negativo. Da un lato, infatti, il libro può essere considerato più veritiero, più coinvolgente e ci fa capire meglio i pensieri di Christiane. Da un altro lato non mi ha convinta perché, riportando soltanto le nude parole della protagonista, senza un commento, un'analisi o un giudizio mi è sembrato incompiuto.

La motivazione di questa scelta stilistica è facilmente comprensibile: si è pensato di entrare meglio nella psicologia dei giovani e di farli interessare maggiormente alla lettura proprio perché non ci sono giudizi di sorta che possano farli sentire giudicati a loro volta, liberi di sentire un'esperienza di chi ha veramente vissuto questo problema, senza le solite frasi che, magari, vengono loro ripetute da genitori e adulti in genere. Questa scelta la comprendo ma, non la condivido. Si tratta di un'opinione strettamente soggettiva ma non penso che possa fare così tanto bene leggere dalle parole di una ragazza, che non riesce a convincere nemmeno se stessa a smettere di drogarsi, senza filtri e senza spiegazioni. Io l'ho letto ora, a 25 anni e senza aver mai avuto esperienze di quel tipo, ma come faccio a sapere che una ragazzina giovane e invogliata dall'idea di provare riesca ad accorgersi della paranoia, del circolo vizioso, del paradosso e del declino che si possono arguire tra le righe? Non penso che siano molti i ragazzini con una capacità analitica tale da riuscire a scindere il racconto dall'insegnamento. A scuola anche quando si insegnano le favole, si spiega la morale, in questo libro la morale è molto più nascosta e non viene spiegata in nessun modo, non l'ho apprezzato e, personalmente, se mai avrò figli non lo riterrò utile per tenerli lontani dalla droga.

Con questo non voglio dire che non possa avere effetti benevoli o che, addirittura, attiri di più i ragazzi verso quel mondo, semplicemente per me non è strutturato nel miglior modo possibile proprio perché nemmeno la ragazza nel momento dell'intervista sembrava essere convinta della cosa giusta da fare. L'intervista è piena di contraddizioni, il che è comprensibile per lo stato psicologico di Christiane ma non so quanto possa essere utile per un ragazzo incapace di discernere i pensieri sbagliati da quelli giusti. "ci vuole un po' di esercizio regolare per avvertire consapevolmente il feeling che dà l'hascisc. L'alcool ti dà in testa molto di più", è solo uno degli esempi più blandi. Alcune altre frasi che supportano la mia tesi le troverete in fondo tra le citazioni, a voi la scelta sul loro valore educativo.

Un altro elemento complesso da valutare per me è la motivazione che spinge qualcuno a drogarsi. Nel libro quello che spinge la protagonista a diventare sempre peggio è comprensibile: ma è così per tutti? Io penso che per qualunque tipo di sbaglio ci sia sempre una motivazione, è un dato di fatto che ognuno di noi prima o poi si trova a vivere in una situazione brutta. C'è a chi basta poco per cadere nel baratro di una qualche dipendenza e chi, invece, sopporta anche di molto peggio e non rischia mai nemmeno per un attimo di caderci. Probabilmente sono troppo dura, ma io la vedo più come una scusante che come una motivazione e il fatto che essa venga esposta così, senza nemmeno essere messa in discussione, non mi piace ma cercherò di tenere fuori il pensiero personale e di commentare il libro il più oggettivamente possibile.

Nel caso di Christiane è chiaro, sin da subito, di quanto lei abbia bisogno di una figura di riferimento. Tende ogni volta ad emulare la persona che ritiene migliore, senza mai soluzione di continuità. Ogni volta che raggiunge il livello della persona a cui vuole somigliare, ne trova un'altra. Non riesce ad esprimere una propria personalità, lei diventa ciò che odia ed ama allo stesso tempo. Tutte le persone che incontra le fa rassomigliare a se stessa, più hanno avuto dei problemi più pensa che siano simili a lei, quando qualcuno esce dal giro della droga, invece, viene trattato come uno che ha avuto ciò che lei non potrà mai avere. Il tema della contraddizione è presente in tutto il testo, Christiane dice tutto e in contrario di tutto, i pensieri sono al contempo tutti veri e tutti falsi, perché sono determinati più dalle situazioni intorno a lei che dal suo vero inconscio. Lei stessa ammette di essere spaccata in due, quella buona e ingenua e quella drogata che vuole soltanto farsi.

Fa così con l'amore per gli animali, fa così con la violenza e poi si immette nel giro della droga. Prima fa di tutto per entrare nel gruppo delle droghe leggere ma poi, una volta entrata, vede che non sono loro quelli più difficili da raggiungere e così, va avanti e avanti e avanti ancora finché non riesce più a fermarsi. Noi tutti sappiamo che si dice che gli esseri umani abbiano la capacità di adattarsi a tutte le disgrazie che gli capitano, Christiane fa valere questo principio solo per gli aspetti negativi della sua vita: ogni volta che pensa che non raggiungerà un certo livello, perché le sembra degradante e squallido visto sugli altri, lo raggiunge alla velocità della luce e ci si abitua ancora prima di accorgersene, con una facilità incredibile.

A tratti ha lampi di lucidità in cui si accorge di quello che sta facendo "Prima di addormentarmi pensai: -Christiane, questo non è il tuo mondo. Stai facendo qualcosa di sbagliato", mai una volta il primo pensiero riguardo alla persona che diventerà la fa gioire o la riempie di orgoglio; tutte le volte che vede qualcuno che sta peggio di lei dapprima lo disprezza, pensa che lei non arriverà  mai a quel punto poi, però, pian piano comincia ad apprezzarlo, poi ad idolatrarlo e, infine, diventa il suo modello di vita.

Il circolo vizioso che la coinvolge è tragico. I suoi stessi pensieri cambiano alla velocità della luce, non si riesce a rendere conto né di quello che fa né di quello che pensa veramente. Tutto diventa molto ripetitivo, dal momento in cui la ragazza diventa una drogata a tutti gli effetti ogni momento diventa uguale ad un altro e l'attenzione del lettore comincia a scemare.

I ruoli della madre e del padre sono ambivalenti, ognuno ha le sue motivazioni per come si comporta e, anche se esse sembrano sbagliate, è molto soggettivo capire e sapere quanto le loro azioni possano aver contribuito a quello che è successo alla figlia ed è altrettanto difficile sapere se, comportandosi in modo diverso, avrebbero ottenuto un risultato diverso.

Io non lo consiglio, non è un buon saggio sull'argomento che ti dà molte informazioni a riguardo, non è un romanzo coinvolgente e ben scritto che ti lascia qualcosa e non sono sicura del suo valore pedagogico. 

Trama completa (con spoiler)

La storia di Christiane inizia quando lei aveva sei anni. La bambina si trasferisce con i genitori e la sorella in un appartamento molto grande e si appresta ad iniziare la scuola. I genitori vedono quel trasferimento come l'inizio di una nuova vita, la madre piena di aspettative, racconta alle figlie tutto ciò che avranno e potranno fare nella nuova casa, riempiendole di aspettative che diventano poi illusioni una volta che la famiglia si scontra con la verità. I genitori non riescono ad aprire l'agenzia matrimoniale che sognavano e non avranno mai i soldi necessari per ammobiliare l'appartamento. La piccola inizia la scuola e anche quella si rivela diversa da quello che sognava, gli insegnanti non sono bravi e, soprattutto, hanno scarsa autorità, non riescono a prevalere sui bambini. I giochi a cui Christine è abituata non si possono più fare nel suo nuovo appartamento e il modo di comportarsi dei suoi coetanei è totalmente diverso da quello esperito nella casa in campagna in cui viveva prima. Nella casa dove viva, vige la legge del più forte. Il padre è violento e despota, picchia moglie e figlie per sfogare i propri insuccessi "Ad un certo punto lui doveva essere arrivato alla conclusione che mia madre ed io eravamo responsabili della sua misera situazione. Lui non solo odiava la famiglia, ma semplicemente ne aveva un rifiuto totale." e la figlia impara ad amarlo ed odiarlo allo stesso tempo. La prima figura che la bambina prende come riferimento è il padre e inizia ad emularlo con gli altri bambini, diventa aggressiva e cerca di diventare il capo della zona, di farsi rispettare da loro come lei rispetta la figura paterna. L'unico essere vivente che viene amato da tutta la famiglia è il cane Ajax tutelato persino dal padre che, anche nelle peggiori crisi, non lo colpisce mai. Il desideri di Christiane è quello di diventare il più presto possibile grande come suo padre e di avere il suo potere, quest'ultima diventa la cosa più importante per lei.

Per emulare sua padre comincia a fumare sigarette, maltratta la sorella costringendola a fare le pulizie al posto suo e chiudendola in casa e inizia a rubare per avere ciò che i genitori non le possono dare o per restrizioni imposte dal padre o per mancanza di soldi. Comincia a fare tutto ciò che vietato, nella zona in cui vive sono moltissime le cose che non si possono fare e lei inizia a provarle tutte fino a trovare quelle che la rendano il più ribelle possibile per ottenere sempre più rispetto dagli altri bambini e quindi più potere. La ribellione è vista da lei come un evento naturale, un passatempo da bambini, a cui tutto aspirano "Ci dovevamo far venire in mente qualcosa che fosse terribilmente proibito."

Un giorno il padre picchia moglie e figlie una volta di troppo e la madre di Christiane dapprima chiede il divorzio e poi, in secondo tempo, trova un nuovo compagno e va a vivere in un nuovo appartamento. In questo modo la bambina perde la sua figura di riferimento e inizia ad andare in cerca di qualcun altro da emulare. In tutto il racconto della ragazza stupisce un fattore: lei non incolpa mai nessuno. Ogni atteggiamento lo prende per quello che è ma allo stesso tempo cerca di far capire che la colpa di tutto ciò che le è successo viene da fuori, questa è la prima di una serie di incongruenze che ricorrono nella storia.

La nuova persona considerata forte è Kessi, una compagna di classe che sta con il ragazzo più bello della scuola. Il nuovo obiettivo della protagonista è quello di diventare la migliore amica di questa ragazza e di entrare nel suo gruppo, è disposta a tutto per riuscirci anche se, inconsciamente, non se ne accorge. Inizialmente che quei ragazzi fumino hascisc la spaventa, lei non si sente pronta a farlo a sua volta, la spaventa anche la disinibizione sessuale del gruppo, si sente troppo piccola per certe azioni. Purtroppo Christiane ci mette poco a capire che i suoi nuovi amici, per quanto siano tolleranti sul discorso del sesso, non la ammetteranno mai veramente tra di loro se non assumerà droghe leggere perciò lei decide di fumare hascisc a sua volta nonostante abbia soli 12 anni. 

I nuovi compagni diventano la sua figura di riferimento e, quando il compagno della madre le impone di dare via in cane Ajax, la ragazzina non ritiene più di avere motivi di restare a casa propria e si attacca ancora di più a quelle nuove figure. Continua a non ritenersi, però, ben coesa nel gruppo perché molti di loro assumono pasticche di LSD e perciò si convince a provarlo a sua volta per avere un motivo di dialogo con loro. Nel frattempo la madre non solo non si accorge di niente ma non le pone nemmeno particolari restrizioni perché lei stessa da piccola era sempre limitata dal padre e non vuole far vivere alla figlia la sua stessa triste infanzia, non accorgendosi che la figlia non si comporta affatto né come si comportava lei da piccola né come lei si aspettava si comportasse. Ogni la ragazza le racconta alcune verità e la madre cerca di essere sempre disponibile e pensa che questa sincerità della figlia sia un fattore positivo nel loro rapporto. 

Kessi, la sua iniziale figura di riferimento nel gruppo, viene costretta dalla madre a cambiare vita e, di conseguenza, Christiane si trova davanti alla scelta tra cambiare vita a sua volta e ricominciare ad essere una comune ragazzina o trovarsi un nuovo punto di riferimento. Ancora una volta la scelta che viene presa è la seconda e la ragazzina si innamora di Atze, un ragazzo conosciuto in discoteca che fa parte di un gruppo ancora più numeroso e ribelle di quello a cui appartiene lei che automaticamente le pare abbiano perso interesse e che la invidino perché lei è "un passo avanti a loro".

Quando Atze la lascia per una nuova ragazza Christiane affranta smette di sentirsi parte del gruppo e decide di disintossicarsi da ogni tipo di droga e di smettere con quella vita. Dopo soli due giorni, però, cambia nuovamente idea e ricomincia a frequentare il giro e, persa la sua figura di riferimento, ne cerca immediatamente un'altra: Detlef. Lui diventa il suo nuovo ragazzo e le cose per entrambi vanno bene per un po' finché Detlef non entra in un nuovo giro: quello dell'eroina. "Detlef andò via. In un mondo al quale io non appartenevo. Tutto in un colpo, per un buco, tra noi non c'era più niente in comune". Sentendosi tradita Christiane si allontana momentaneamente da quel mondo e da quel gruppo finché un giorno non decide di partecipare ad un concerto e, quasi inconsapevolmente, invita ad andar con lei l'eroinomane più "rinomato" del gruppo. Da lì la discesa sembra inevitabile, decide di provare l'eroina a sua volta e così entra in un nuovo gruppo, da lei ritenuto il più forte di tutti: quello degli eroinomani. Quello che prima riteneva sbagliato è diventato per lei normale e lei continua a mentire a se stessa dicendo che, al contrario di tutti gli altri, lei non diventerà dipendente. Tutto questa accade il 18 aprile 1976, un mese prima che lei compia quattordici anni. All'inizio si impone di riprovare l'eroina solo dopo 4 settimane ma, appena ne ha l'occasione, la assume immediatamente senza pensare né alle conseguenze né ai propositi che aveva. Si ripromette anche di continuare a sniffare e non iniziare a iniettarsi l'eroina per vena ma, ancora una volta, si sente esclusa dal gruppo dei "più forti" e cambia rapidamente idea.

Quando viene mandata per la prima volta dalla nonna Christiane ha appena iniziato ad assumere eroina e non ne è ancora fisicamente dipendente. Riesce, per questo motivo, a passare l'estate dalla nonna e a rimanere pulita. Tornando a casa si ripromette di non cadere più nel circolo vizioso che la coinvolgeva perché si rende conto di essere più felice e in salute senza assumere droga. Appena torna, mentendo a se stessa, si mette subito alla prova e, immediatamente, la perde. Ricomincia ad assumere eroina da subito forte del fatto che, se è riuscita a stare pulita per due mesi e mezzo, potrà farlo quando vuole.

Diventa presto dipendente dall'eroina e, così, inizia ad averne un maggiore bisogno. Nonostante abbia fatto l'amore per la prima volta un mese prima, appena si crea il bisogno di soldi per comprare la droga, decide di "fare marchette". Inizialmente si pone dei limiti, niente sesso, niente stranieri e così via, ma vedremo che con l'andare avanti del libro tutto le sembrerà poi lecito e fattibile.

Da questo momento in poi i tentativi di disintossicazione riusciti che ricadono, in nemmeno una settimana, in dipendenza da eroina sono innumerevoli e difficili da raccontare in totalità perciò cercherò di farne una sintesi accurata il più possibile.

La prima disintossicazione viene fatta a casa di Christiane insieme a Detlef, la madre, che ha appena scoperto la dipendenza della figlia, l'aiuta in tutti i modi ad uscirne ed ingenuamente pensa che, una volta tolta la dipindenza fisica, il problema si risolva da solo. I due riescono a non fuggire e a disintossicarsi ma, il primo giorno in cui escono di casa, ricominciano ad assumere eroina, ripetendosi che non ne diventeranno più dipendenti e sognando quello che faranno ora della loro vita da non "bucomani", ricadendoci nuovamente anche peggio di prima.

Atze ridiventa il modello della ragazza perché conduce una vita lussuosa in confronto agli eroinomani che conosce e sembra riuscire a tenere a bada la sua dipendenza a sufficienza per non farsi rovinare la vita ma, un giorno, viene sapere che è morto di overdose. Ha deciso di suicidarsi perché si rende conto di pesare sui familiari e di non riuscire a smettere con l'eroina e questo fece rivalutare la situazine a Chiristiane. "Dopo la morte di Atze la sensazione di essere una star del buco, che con la roba ci sapeva fare, sparì." Il suicidio dell'amico, però, non è sufficiente come sprone e lei continua con l'eroina finché non viene arrestata per la prima volta e, dopo essere stata picchiata dalla madre, decide nuovamente di smettere.

Torna dalla nonna e riesce nuovamente a disintossicarsi. Mangia ed ingrassa molto e questo viene preso da tutti i parenti come un segnale positivo. Diventa la confidente e consigliera di tutti i suoi cugini e li supporta. Quando, però, viene il momento di tornare a casa lei non solo non si tira indietro ma, appena arrivata, va subito da Detlef a drogarsi di nuovo. Come sempre mentre si drogano, si ripetono che possono smettere quando vogliono e che non sono come tutti gli altri. Man mano il rapporto con Detlef viene sempre più inficiato dall'amore e dal bisogno che hanno entrambi per la droga e Christiane si sente sempre più sola e, poco dopo, viene nuovamente arrestata dalla polizia.

Da quel momento in poi, il suo fisico è talmente mal ridotto che rischia di morire ogni volta che si fa una dose e questa paura, l'aiuta a decidere a tentare nuovamente con la disintossicazione ed entra al Narkonon e di rimanere pulita fino a quel giorno. Questo centro a pagamento, in realtà, sfruttava i soldi che venivano dati per le disintossicazioni e li sfruttava per il proprio scopo personale, le terapie non erano tali e nessuno guariva mai entrando in quel posto, ma questo si scoprirà solo più avanti. Prima di entrare nel centro,due giorni prima del suo quindicesimo compleanno, il 18 maggio 1975 Christiane riassume eroina entrando così nel centro ancora assuefatta dalla droga. Scappare dal Narkonon è semplice e così la ragazza si trova nuovamente per strada, dove finalmente trova un'amica: Janie. Questa cagnolina la segue ovunque vada e la aiuta a sentirsi meno sola. Decide allora di rientrare, insieme alla cagnolina, al centro di disintossicazione.

Il padre, consapevole della situazione della figlia e vedendo che tutto ciò che è stato fatto per farla smettere non ha funzionato, decide di portarla a casa con lui e di obbligarla a disintossicarsi chiudendola in casa. Inizialmente anche questa "terapia" funziona ma, ben presto, Christiane trova il modo di eludere la sorveglianza del padre e ricomincia con l'eroina. Anche questa volta lei e Detlef si ripetono che non diventeranno dipendenti ecc ecc.. ricomincia anche a prostituirsi e a cadere sempre di più nel circolo vizioso della droga e della prostituzione.

Il padre, accortosi che la figlia è di nuovo eroinomane, decide di far star con lei una sua amica, con il suo stesso problema. Anche questo si rivela uno sbaglio: insieme riescono ad organizzarsi meglio e a sfuggire ancora meglio ai controlli del padre.

Chiristiane decide nuovamente di disintossicarsi e si fa rinchiudere in un istituto psichiatrico per disintossicarsi ma, una volta lì, si sente imprigionata e desidera nuovamente di scappare. Avendo il fegato rovinato dalla droga, si ammala nuovamente e finisce all'ospedale da dove scappa e ricomincia la sua vecchia vita.

Una volta ricongiunto il rapporto con la madre, decidono di fare un ulteriore tentativo per la disintossicazione e la figlia comincia a frequentare un consultorio, per un po' funziona ma poi ricade nuovamente nella prostituzione e nella droga con la scusante dell'aiutare delle sue amiche a racimolare un po' di soldi per un quartino di eroina.

Pensando di non avere più possibilità di smettere, Christiane decide di suicidarsi iniettandosi una dose molto alta di eroina in vena, il suicidio però non avviene e lei si sente grata di questa seconda possibilità che le viene data ma, nuovamente, la decisione di rimanere pulita viene cambiata a breve.

Dopo un tentativo di spaccio con il suo ragazzo viene arrestata nuovamente e viene chiamata la madre che, stanca e affranta, la obbliga subito a salire su un aereo per andare a vivere dalla nonna.

Dai parenti la ragazza si disintossica di nuovo e cerca di crearsi una nuova vita ma si accorge che il suo passato la tormenta e non le permette di raggiungere gli obiettivi che vorrebbe: è costretta a fare la scuola professionale perché quella tecnica non la vuole a causa del suo curriculum

Il libro finisce con Christiane che dichiara di non aver più bucato da un anno e che ora frequenta un grupoo di ragazzi che fumano hascisc. Sostiene che ogni tanto abusa di tranquillanti ma che non usa più l'eroina.

Purtroppo dalla biografia della ragazza sappiamo che l'eroina non è ancora uscita dalla sua vita e che il circolo vizioso c'è sempre e anche la sua dipendenza.

 

 

Citazioni

"Così si imparava in maniera del tutto automatica che tutto quello che è permesso è terribilmente insulso e che tutto quello che è vietato è terribilmente divertente."

"L'errore più grande è quello di volersi convincere che i propri figli non sono così"

"Questa era la differenza tra gli sballati e gli etilici. La maggior parte degli sballati avevano una percezione molto fine di quello che succedeva agli altri" 

"Gli etilici si buttavano sulle ragazze quando erano ubriachi. Si trattava soprattutto di scopare. Da noi erano importanti altre cose."

"Non sapevo perché andavo al Sound, non sapevo perché prendevo la droga, non sapevo cosa avrei potuto fare altrimenti, non sapevo assolutamente nulla."

Non conosco praticamente nessuno che sia stato spinto a bucarsi contro il suo desiderio. La maggior parte dei giovani all'eroina ci arrivano da soli, quando sono maturi per farlo come ero io"

"Stavo troppo bene per riflettere. Fenomeni di crisi di astinenza non ci sono quando uno è all'inizio. La sensazione piacevole mi rimase per tutta la settimana. Tutto andava benissimo."

"Strano in realtà non è tanto il fatto che molte persone facciano uso delle droghe, ma che molti, malgrado massicci problemi esistenziali, non ne facciano uso."

"Uno vedeva il proprio squallore e rimproverava all'altro lo stesso squallore per dimostrare a se stesso di non essere tanto squallido come l'altro."

"Noi eravamo sempre convinti che per noi non valevano le stesse regole che valevano per gli altri bucomani."

"Non si ammette così come se nulla fosse, che tutto è stato inutile, che come madre si è state un fallimento."

"Perché un bucomane, prima di essere veramente disposto a cambiare qualcosa, deve non volerne sapere assolutamente più niente della merda e della porcheria. Allora si uccide, oppure utilizza l'ultimo filo di possibilità per venir fuori dall'ero."

"Quando un bucomane è fuori dal suo giro è totalmente solo e privo di aiuto."

"L'ero si infilava sempre di più nella sostanza del nostro amore, senza che noi due di questo ne fossimo pienamente consapevoli."

"Ognuna di noi aveva bisogno urgentemente di qualcun altro che l'ascoltasse. Ma nel gruppo non era più possibile trovarlo. Non c'era infatti più nessuna comprensione."

"Pensai che se ero sballata i poliziotti non potevano farmi niente."

"Non sapevo più perché avevo paura di morire. Di morire da sola. I bucomani muoiono da soli. La maggior parte in un cesso puzzolente. Ed io volevo morire. In realtà non aspettavo niente altro che quello. Non sapevo perché ero al mondo."

"Dove la domanda si presenta consistente riesce sempre a trovare l'offerta corrispettiva."

"Le possibilità di guadagno hanno una forza di corruzione enorme."

"Agii secondo la vecchia morale di bucomani: ogni bucomane vede solo se stesso."

Sinossi ufficiale

Berlino, anni Settanta, quartiere dormitorio di Gropiusstadt. Christiane F. ha dodici anni, un padre violento e una madre spesso fuori casa. Inizia a fumare hashish e a prendere Lsd, efedrina e mandrax. A quattordici anni per la prima volta si fa di eroina e comincia a prostituirsi. È l'inizio di una discesa nel gorgo della droga da cui risalirà faticosamente dopo due anni. La sua storia, raccontata ai due giornalisti del settimanale "Stern" Kai Hermann e Horst Rieck, è diventata un caso esemplare, una denuncia dell'indifferenza della nostra società verso un dramma sempre attuale. Una testimonianza cruda, la fotografia di un'epoca. Postfazione di Vittorino Andreoli.

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