Il suggeritore

Di Donato Carrisi
Titolo originale: Il suggeritore
Voto: 6
Prima edizione: 2009
Numero di pagine: 462
Consigliato: Ni

Tags: Italiano, Contemporaneo, Thriller
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Trama in breve

Una squadra di agenti lavora ad un caso molto particolare; un serial killer di bambine che non corrisponde a nessun profilo conosciuto. Un cattivo atipico che li stupisce ad ogni mossa e che svela retroscena sempre più inquietanti e terribili.

Recensione

Questo è il primo libro scritto da Carrisi ed anche il primo suo libro che leggo. Avendo letto molti pareri positivi, pensavo che fosse un libro più particolare, qualcosa che si diversifica dagli altri romanzi del genere. Adesso che l'ho finito penso, piuttosto, che abbia fatto "scalpore" il fatto che un autore italiano abbia scritto un thriller che potrebbe essere imputato ad un autore americano. Questo non lo ritengo un elemento estremamente positivo, non è che gli americani scrivano meglio e che gli italiani, invece, non lo sappiano fare e, non è altrettanto vero che tutti i thriller americani sono costruiti bene e della stessa qualità. In poche parole, penso che se questo libro fosse stato scritto da un autore americano non ci sarebbe stato altrettanto clamore qui in Italia e allo stesso tempo anche all'estero, forse, ha colpito proprio perché derivante da un Paese diverso dagli Stati Uniti, un po' quello che è successo, ad esempio, per "Uomini che odiano le donne".

Tenendo conto che si tratta di un'opera prima, non l'ho trovato brutto ma, per i miei gusti, ci sono state troppe note stonate per catalogarlo come sorprendente e geniale, come ho letto in alcune recensioni.

Iniziamo dall'elemento principale di ogni romanzo: la trama. Non è semplice parlarne senza anticipare nulla, perciò cercherò di farlo al meglio senza citare i particolari. Nella trama completa aggiungerò qualche riferimento chiarificatore a quello che voglio sostenere. Sotto un certo punto di vista ho apprezzato l'idea del serial killer astuto che svela i progetti un po' alla volta e che ha organizzato per bene ogni movimento, ma considerando tutte le scoperte, incluse quelle finali, ho pensato davvero che lo scrittore abbia esagerato. Vanno assolutamente bene i colpi di scena, vanno assolutamente bene i serial killer astuti e furbi, va assolutamente bene una trama intricata, ma leggere così tanti retroscena, specie nel finale, mi ha dato troppo l'idea di finzione e di qualcosa inserito a forza. Come se dovendo cucinare qualcosa si sapesse di dover usare un tot di ingredienti scelti a tavolino e poi, nella cottura, accorgendosi che il piatto è quasi pronto e alcune cose non sono state usate allora si butta tutto insieme per non sprecare niente. Questo non è vero in assoluto, ci sono certe cose che vengono anticipate durante il romanzo e fanno capire i colpi di scena anche molto prima che accadano. Sono quelli che erano assolutamente impossibili da capire che mi sembrano un po' troppo esagerati. Da quanto ho capito Carrisi ha preso spunto da diversi casi veri, essendo un criminologo e, come si dice spesso la realtà a volte è più incredibile della fantasia. Certe cose possono non tornare proprio perché, non essendo del tutto inventate, non è stato svolto un particolare lavoro per renderle "credibili", ma forse (è una mia opinione e non posso sapere se corrisponde a verità) è proprio il fatto di aver mischiato tante storie vere quello che poi ha reso la trama poco credibile. Magari certe cose sono successe, non lo metto in dubbio, ma che siano state tutte opera di un solo uomo che aveva i fini e gli scopi che si intuiscono, mi sembra davvero esagerato.

I colpi di scena non mi hanno stupita particolarmente, tutto sommato li ritengo sufficienti. Ci sono quelli "citofonati" che per chi ha esperienza in queste letture erano totalmente ovvi, quelli impossibile da capire perché troppo assurdi per essere veri e quelli, invece, fatti bene che ti mandano dubbi su dubbi e non sai cosa pensare e solo alla fine sai qual è la verità.

Sono stata portata ad annoiarmi e ad abbandonare la lettura proprio nei punti meno consoni, quando la protagonista era in pericolo o quando si stava per svelare qualcosa di importante. L'attenzione e la suspence, pertanto, scemano e non reggono il confronto con l'inizio del libro che, invece, mi aveva interessato molto e che mi aveva fatto sperare in un ottimo libro.

I personaggi sono odiosi. La protagonista femminile, a parer mio, non è normale. Capisco interiorizzare la psicologia dei personaggi, che ognuno di noi ha i suoi problemi, che in questo modo la protagonista sembra una persona reale, ma una psicologicamente labile come detective che tenta di salvare i bambini, non mi è piaciuta. Essendoci un seguito spero quasi di scoprire che anche lei è "cattiva" e che l'arrestano e la rinchiudono a vita, avrebbe più senso secondo me che quello che si prospetta in questo libro. Gli altri personaggi, invece, sono pressoché sconosciuti al lettore, l'introspezione è poca e il punto di vista della protagonista è talmente superficiale da ritenerlo, personalmente, poco rilevante. Inoltre ho trovato poco azzeccata la scelta di un autore di sesso maschile di utilizzare il punto di vista di una detective femmina, magari sarebbe stato più facile per lui capire meglio la psicologia di un uomo. L'unica cosa che so è che la protagonista sembra uno stereotipo vivente e non so davvero se questo sia dovuto allo stile dell'autore, ad un'idea diversa dalla mia o ad una persona a cui si è ispirato. Non ho trovato, comunque, molto coerenti determinati comportamenti con quello che Mila sente, anche l'incoerenza è un elemento di verosimiglianza ma solo fino ad un certo punto mantiene la credibilità necessaria. Anche il punto di vista della bambina non mi ha convinta, i pensieri che fa e i ragionamenti per me non corrispondono affatto alla sua età e al modo in cui si vede il mondo da piccoli, questo è, senza dubbio, un punto di vista soggettivo e, anche qui, mi permetto di dire che, forse, se l'autore avesse parlato dal punto di vista di un bambino magari si sarebbe riuscito ad immedesimare meglio e ad usare un linguaggio e pensieri più adatti all'età.

I dialoghi tra i personaggi non mi hanno convinta molto, specie quelli per risolvere le indagini. Il criminologo, che dovrebbe in teoria essere quello più deduttivo del gruppo, non fa altro che fare domande su domande alla protagonista portandola alla soluzione. Secondo me non ha molto senso che lui non arrivi mai a capire nulla e che le ponga le domande come se, invece, sapesse già le risposte. Di dialoghi simili ne ho letti in altri romanzi e il "botta e risposta" era meglio organizzato, con i due personaggi che si aiutavano nelle intuizioni vicendevolmente e creando un effetto più verosimile ai miei occhi. Anche certe frasi non mi sono piaciute, un po' troppo scontate e con spiccato perbenismo. 

Lo stile mi è piaciuto, parecchio scorrevole e a tratti usa figure ed immagini che potrei addirittura definire poetiche, non mi hanno però coinvolta dal punto di vista emotivo, anzi a tratti tendono a deconcentrare la lettura. Le descrizioni vere e proprie sono, invece, brevi ed incisive.

Non so se consigliarlo o meno perché ci sono elementi innovativi ed interessanti che valgono la pena di essere letti e altri elementi, invece, che stridono molto e non mi sono piaciuti. Sicuramente è un romanzo che può piacere moltissimo, aspetto di leggere anche "L'ipotesi del male" per farmi un'idea generale sulla trama e dare quindi un giudizio più informato.

Trama completa (con spoiler)

Goran, un criminologo, e la sua squadra stanno lavorando ad un caso; cinque bambine sono scomparse. Capiscono ben presto che non si tratta solo di rapimento bensì anche di omicidio, il serial kieller fa in modo di far loro trovare sei braccia sepolte nel terreno. Cinque appartengono alle bambine di cui conoscevano già la scomparsa, una è invece di una bambina sconosciuta.

L'agente Mila Vasquez, esperta di sparizioni di bambini, viene assegnata al caso con il compito di scoprire l'identità della sesta bambina.

Viene trovato il corpo della prima bambina, Debby, dentro il baule della macchina di un uomo. Il punto di vista in questo capitolo è molto interessante perché è proprio quello dell'uomo e l'autore cerca di farci credere che sia lui l'assassino delle bambine anche se, ben presto, si scopre che è stato solo "vittima" del killer vero e proprio. La squadra scopre, però, che l'uomo non è affatto innocente: è infatti un pedofilo che, fino a quel momento, aveva nascosto accuratamente la sua seconda vita. L'uomo si uccide appena il cadavere viene scoperto perciò gli investigatori non hanno modo di interrogarlo su come fosse venuto in possesso del corpo di Debby.

La bambina frequentava una scuola privata e, cercando nella sua stanza, gli agenti trovano un segnale GPS che li porta fino ad un ex orfanotrofio, qui si trova il secondo cadavere; quello di Annette, la seconda bambina rapita. La squadra scopre i nomi di alcuni uomini che, da bambini, erano stati in quell'orfanotrofio e li interrogano. Scoprono, così, che un tempo ci fu un delitto perpetrato da un bambino nei confronti di un altro. Il colpevole venne poi salvato dal prete che decide di coprire il reato e non dichiarare ciò che era realmente accaduto. Gli agenti vogliono parlare con l'uomo ma è irrintracciabile, ormai il prete è un altro, si chiama padre Timothy e non conosce né le vicende né il precedente prete. Una serie di indizi porta Mila ad andare da sola, di notte, dentro l'edificio a cercare ricetrasmittenti con cui il colpevole potrebbe averli sentiti parlare e scopre, troppo tardi, che Goran sapeva già che il colpevole era padre Timothy e di non aver detto nulla per non destare sospetti (assolutamente inverosimile, a parer mio). La protagonista si trova, dunque, in una situazione di pericolo con il prete che vuole ucciderla e con lei che non può difendersi perché al buio, da sola e drogata (che il prete avesse drogato il tè che le aveva fatto bere era talmente ovvio che mi sarei sinceramente stupita se poi non fosse stato così) i due finiscono sulla torre in cui il prete, che in realtà era il bambino che aveva ucciso il coetaneo nell'orfanotrofio, cerca di uccidere anche la donna, spingendola di sotto come già aveva fatto in precedenza. Mila riesce a salvarsi ma, nel tentativo, fa cadere il prete dalla torre e così anche lui muore e non può raccontare in che modo conosce il serial killer.(Lei drogata che riesce a fare peripezie straordinarie non mi ha convinta molto.) Anche lui non è altro che una pedina nello schema del vero cattivo, la squadra capisce che è intenzione dell'uomo far trovare loro i cadaveri delle bambine in luoghi in cui si sono consumati delitti di vario genere.

Il terzo corpo viene trovato a casa di una famiglia, piuttosto abbiente, tornata da una lunga vacanza. La squadra impiega molto tempo a capire quale sia l'indizio lasciato dal serial killer in questo caso. Seguendo un segnale, capiscono che la casa in cui è successo il delitto era quella di fronte. Un uomo ha tenuto in ostaggio una famiglia per molto tempo e nessuno se ne accorto. Egli viveva come un parassita nella casa come se gli appartenesse e teneva la famiglia legata ed incapace di difendersi. Si scopre che l'uomo non è più nella casa da qualche tempo e che, prima di lasciarla, ha ucciso tutti i suoi prigionieri, a parte il cane. Attraverso prove e rilevamenti scoprono che l'uomo è  uno degli interrogati a riguardo dell'orfanotrofio, proprio lui aveva fornito le informazioni necessarie a capire l'accaduto(altro momento che stride, gli investigatori scoprono che l'uomo è stato in una discarica ma perché sono così convinti che sia proprio lui?). Una volta giunti alla casa capiscono immediatamente che l'uomo non è intenzionato ad arrendersi. Anche lui viene ucciso e, così, rende impossibile l'identificazione del serial killer.

Mila capisce che la bambina trovata nella casa non è la terza in ordine di rapimento, bensì la quarta. In realtà la terza era stata trovata in precedenza ma lei e Goran non erano stati avvertiti perché si trattava della casa di un uomo molto ricco e potente (altra nota stridente a parer mio, nel libro viene detto che l'avrebbero detto più avanti ma ai due è stato detto che le analisi dicevano fosse la terza bambina e il capo Roche teoricamente teneva aggiornati i giornalisti perciò come avrebbe potuto raccontare poi al pubblico che avevano mentito spudoratamente su questo ritrovamento per poter coprire le malefatte di un uomo ricco? In più appena i due fanno presente questa scoperta il capo, che inizialmente li voleva tenere all'oscuro, cambia idea in un attimo e li informa su tutto.). Il proprietario della casa è gravemente malato e si scopre che negli anni passati ha ucciso moltissimi giovani e li ha poi sepolti nel giardino di casa. Dato che l'uomo si trova in come gli agenti non possono interrogarlo ma Mila li convince ad utilizzare una medium per interagire con lui (avrei molte cose da dire sull'utilizzo della medium e dell'incoerenza che si sviluppa tra il dialogo e lo svolgimento ma ve le risparmio). La medium scopre che il serial killer e l'uomo si sono incontrati un giorno di molti anni prima e che è stato proprio lui ad indurlo per la prima volta ad uccidere un ragazzo. Grazie alle visioni della donna, la squadra scopre qualche caratteristica del serial killer, in particolare i suoi occhi grigi.

La quinta bambina è quella che crea più problemi alla squadra, viene trovata, infatti, nel Pensatoio; il luogo in cui la squadra vive e passa le giornate alla ricerca di indizi per risolvere il caso. Alla fine si pensa che il cattivo che è stato indicato dal serial killer sia Boris, l'esperto in interrogatori della squadra. L'uomo è accusato relativamente all'uccisione dell'ultima vittima del serial killer di cui la squadra si è occupata durante il caso precedente. 

Attraverso trucchi di finta ipnosi e psicologia inversa Goran e i suoi scoprono che la sesta bambina, che si suppone ancora viva, è la figlia di Sarah Rosa una delle componenti della squadra. Lei ha aiutato il serial killer a posizionare i corpi e le prove poiché lui minaccia, se lei non lo avesse fatto, di uccidere sua figlia.

Da qui, per me, inizia la parte meno verosimile del romanzo in cui tutto è spiegato velocemente e senza dare spiegazioni plausibili.

Alla fine, per puro caso, si trova il responsabile della morte delle bambine; Vincent Clarisso. Anche lui muore prima di poter essere interrogato e tutti ritengono il caso chiuso. Mila, però, non si lascia convincere da quella soluzione, soprattutto perché l'uomo non ha gli occhi grigi e scopre che a casa sua ci sono riprese dell'appartamento di Goran e crede che sia stato rapito anche il figlio del criminologo. Giunti a casa sua scoprono che è pazzo e che ha ucciso sia la moglie che il figlio, senza ricordarsene e che ha allucinazioni uditive e visive in cui crede che il figlio sia vivo. Mila viene sconvolta da questa scoperta perché nel frattempo aveva instaurato un rapporto sentimentale con il criminologo (nonostante fosse incapace di amare e provare qualsiasi sentimento all'inizio del romanzo) e capisce che Boris è innocente e che la bambina nel pensatoio era riferita al crimine di Goran. Ci sarebbe una lunga parentesi da fare anche su Mila che non sa provare empatia ma capisce metà delle cose proprio grazie ad empatia, ma non voglio infierire.

La protagonista scopre, senza prove, che l'uomo che stavano cercando, cioè l'ideatore di tutto, è chiuso in carcere dall'inizio delle indagini. Il titolo del libro è spiegato; il suggeritore è il mandante di tutto ma non ha materialmente fatto nulla. L'uomo termina la sua condanna senza che si riesca a scoprire la sua identità.

Dulcis in fundo abbiamo l'amo che cerca di catturarci per convincerci ad andare avanti con il prossimo romanzo. Mila è stata rapita da bambina e ha sempre pensato che l'uomo responsabile del suo rapimento mentisse dicendo che lui voleva proteggerla da un uomo chiamato Frankie. Scopre che la stessa cosa è stata detta alla sesta bambina, così capisce così che, probabilmente, tutto è stato organizzato dal serial killer per lei e che Frankie, tutto sommato, esiste veramente.

Citazioni

"Le stazioni sono una specie di antinferno, dove le anime che si sono perse si ammassano nell'attesa che qualcuno vada a riprenderle."

"I bambini non vedono la morte. Perché la loro vita dura un giorno, da quando si svegliano a quando vanno a dormire."

"-Che senso ha tutto questo?- chiese. La domanda, in realtà, nascondeva un'invocazione. Non aveva a che fare con il caso di cui si stava occupando, né con la professione che si era scelta. Era una preghiera, un modo per arrendersi all'incapacità di comprendere certe dinamiche del male, ma anche un'accorata richiesta di salvezza."

"In casi come questi, a volte, chissà perché, il dolore lascia uno spazio, un diaframma fra sé e la notizia, una barriera elastica che si allunga e torna indietro, senza permettere che le parole -abbiamo trovato il corpo di sua figlia- portino a destinazione il loro messaggio. Le parole rimbalzano su quello strano sentimento di quiete. Una breve pausa di rassegnazione prima del crollo."

"In giro non c'era nessuno. Non un'auto, né una casa in vista. Il suono dei suoi passi sull'asfalto era la sola traccia umana in mezzo al canto degli uccelli che cominciavano a reclamare il nuovo giorno. Non c'era vento che muovesse gli alberi, che sembravano fissarlo al suo passaggio, come un estraneo."

Sinossi ufficiale

Qualcosa di sconvolgente è successo, qualcosa che richiede tutta l’abilità degli agenti della Squadra Speciale guidata dal criminologo Goran Gavila. Il loro è un nemico che sa assumere molte sembianze, che li mette costantemente alla prova in un’indagine in cui ogni male svelato porta con sé un messaggio. Ma, soprattutto, li costringe ad affacciarsi nel buio che ciascuno si porta dentro. È un gioco di incubi abilmente celati, una continua sfida. Sarà con l’arrivo di Mila Vasquez, l’investigatrice specializzata nella caccia alle persone scomparse, che gli inganni sembreranno cadere uno dopo l’altro, grazie anche al legame speciale che comincia a formarsi fra lei e il dottor Gavila. Ma un disegno oscuro è in atto, e ogni volta che la Squadra sembra riuscire a dare un nome al male, ne scopre un altro ancora più profondo...

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