La stanza del vescovo

Di Piero Chiara
Titolo originale: La stanza del vescovo
Voto: 6
Prima edizione: 1976
Numero di pagine: 170
Consigliato: Ni

Tags: Italiano, Sotto l'ombrellone
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Trama in breve

1946, il protagonista approda, con una grossa barca a vela, a Oggebbio sul Lago Maggiore. Qui conosce il dottor Orimbelli che vive a Villa Cleofe e tutta la sua famiglia. Orimbelli diventa immediatamente suo amico e lo ospita volentieri a casa sua in quella che viene chiamata la stanza del Vescovo.  

Recensione

Ho letto diversi libri di Piero Chiara e non mi è mai capitato di pentirmi della mia scelta. I suoi romanzi sono molto brevi e li uso come un bonus tra una lettura e un'altra quando ho bisogno di qualcosa di sicuro e poco impegnativo.

La trama di questo libro è difficile da inquadrare in un genere specifico perché, nella teoria, sarebbe un giallo ma, nella pratica, ne manca l'atmosfera e persino gli elementi fondamentali. Ci sono dei dettagli e dei fatti che fanno capire la direzione del libro verso il giallo ma nella maggioranza delle pagine si parla di tutt'altro senza nemmeno il tentativo di mantenere la suspense e l'attenzione del lettore rivolta a ciò che potrebbe succedere e a chiedersi cosa ci nascondono i personaggi di Villa Cleofe. Non ho capito se l'intento dello scrittore fosse quello di alternare proponendo solo qualche goccia di giallo ogni tanto o se abbia provato a scriverlo con un intento diverso ma non gli sia riuscito. In entrambi i casi non si tratta di un libro giallo, almeno per come lo intendo io, perciò non l'ho etichettato in tal senso.

Il ritmo si collega direttamente all'impressione che ho avuto della trama; è lento e rilassato e non ricorda molto l'atmosfera che si dovrebbe creare in un giallo dove, anche se non succede niente, il lettore dovrebbe essere portato a girare le pagine più velocemente perché avverte la tensione. Non si può considerare, però, un elemento negativo, perché non è così lento da annoiare il lettore e non penso che l'autore volesse renderlo più incalzante di così.

Il medesimo discorso si può fare per la suspense, è totalmente assente e non mi è dato sapere se questa scelta sia voluta o meno ma, dato che il libro sarebbe molto meglio se fosse stato scritto con questa chiave, mi sento di inserirla tra gli elementi negativi. Il libro è veramente troppo lineare per apprezzare questa mancanza di tensione.

La struttura del libro è buona, tutto torna ed è sensato. Per come è "costruito" l'autore avrebbe potuto benissimo farlo convergere facilmente verso un genere univoco, qualunque esso volesse essere. 

Lo stile di Chiara è caratterizzato da una scrittura fluida, simpatica e leggera. Questo libro, essendo anche ambientato in estate, potrebbe essere un'ottima scelta per chi volesse leggere in spiaggia o in vacanza. Non è impegnativo, non è un libro imperdibile, ma è piacevole e un buon passatempo.

Sempre legata all'idea di leggerezza che mi dà questo autore c'è anche la sua ironia. Non posso asserire che mi conquisti completamente perché la trovo a tratti esagerata; non scherza insieme al lettore, sono i personaggi che si prendono veramente troppo poco sul serio, per i miei gusti. A tratti, invece, è simpatica e gradevole.

I dialoghi sono pochi e piuttosto basici, niente di eccezionale o di deprecabile.

Ora, passiamo al tasto dolente della recensione: i personaggi. Normalmente è la loro caratterizzazione che mi interessa maggiormente, cioè la capacità dell'autore di farceli conoscere, di descriverli più con le azioni e i loro pensieri che a parole. Chiara non difetta particolarmente in questo e non eccelle nemmeno, i personaggi dei suoi libri, in realtà si assomigliano molto e per una lettura di poche pretese è sufficiente. Il protagonista del libro, però, è talmente superficiale e ha talmente tanta pochezza di spirito e iniziativa che, tutto sommato, penso sarebbe stato meglio, perdere un po' di tempo ad approfondirlo per dare la possibilità al lettore di comprenderlo meglio. Penso che un libro, per essere fatto bene, debba avere o un narratore esterno o interno che non parli per niente di sé oppure, se parla anche di sé, deve avere un qualche tipo di carattere. Qui il protagonista, invece, si fa trasportare dagli eventi e non agisce in nessun senso se non quando si trova nella situazione di doverlo fare. 

Come nella maggioranza dei libri, non c'è un vero messaggio che l'autore vuole mandare ma i comportamenti dei personaggi, che sono veramente facili e lascivi in maniera inquietante, lo manda comunque. Sarò moralista io ma non ho apprezzato affatto; sono abituata a romanzi con personaggi di tutti i tipi ma che chiunque sia disposto ad andare a letto con il primo offerente, senza nemmeno apprezzarlo per un qualche motivo è un'esagerazione troppo grande per me. Ci fosse stato un barlume di motivazione o selezione non avrei avuto nulla da obiettare.

Lo consiglio solo a chi vuole una lettura leggera, come intermezzo tra le altre letture o come svago. 

Trama completa (con spoiler)

Il protagonista, di cui nono conosciamo il nome, sbarca a Oggebbio sul Lago Maggiore e conosce il dottor Orimbelli. Questi lo accoglie immediatamente a casa sua e gli fa conoscere la moglie e la cognata Matilde. Quest'ultima è considerata vedova perché il marito, fratello della moglie di Orimbelli, partito per combattere come l'Orimbelli, non è più tornato a casa e non ha dato più sue notizie. Sono ormai passati dieci anni e, come previsto dalla legge, è stato dichiarato deceduto. In realtà il matrimonio, avvenuto per corrispondenza e mai consumato era da ritenersi nullo ma la donna ha deciso di mantenere il lutto fino alla dichiarazione ufficiale dello Stato. 

I due nuovi amici iniziano immediatamente a compiere brevi viaggi sulla Tinca, la barca del protagonista, e ad imbarcare donne per passare le notti con loro e per guardarle prendere il sole senza veli. Ovviamente Orimbelli nasconde questo atteggiamento alla moglie, con la complicità dell'amico.

Durante una di queste gite i due si separano e il protagonista sente Orimbelli parlare con un dottore di un veleno mortale che, a quanto pare, è contenuto nella medicina che abitualmente viene presa dalla moglie.

Dopo diverso tempo passato in questo modo, un giorno il protagonista chiede anche a Matilde di partecipare alle loro gite in barca con l'intenzione di provarci con lei alla prima occasione, la ragazza accetta immediatamente e tutti vano a coricarsi. Orimbelli, però, irrompe nella stanza del Vescovo, dove dorme sempre il protagonista, e gli dice di essere innamorato di Matilde che, a sua volta, lo ricambia. 

Questo cambia tutto e induce il protagonista ad allontanarsi dai due sin dal primo giorno della gita, recandosi da una sua amica. Al ritorno si reca alla barca accompagnato da quest'ultima, non volendo essere il terzo incomodo per la coppia di innamorati. 

Scopre, in seguito, grazie ad una conversazione con Matilde, che ciò che gli aveva detto Orimbelli era una bugia e che la donna era intenzionata, inizialmente,  a concedersi a lui ma, quando lui aveva deciso di allontanarsi, aveva scelto Orimbelli e, quando aveva notato la presenza dell'amica del protagonista, la scelta era diventata definitiva.

Un giorno una triste notizia raggiunge le due coppie; la moglie di Orimbelli è morta. Seguono delle indagini a riguardo di questa morte e, alla fine, la polizia giunge alla conclusione che la donna si è suicidata dopo aver ricevuto una lettera da parte del marito in cui lui le dice di volerla lasciare per Matilde. 

Il protagonista, in realtà, aveva visto Orimbelli allontanarsi in bicicletta la notte prima della morte della donna e ha il forte sospetto che sia stato lui ad uccidere la moglie ma non dice niente di tutto questo alla polizia.

Passano i mesi, la morte della moglie di Orimbelli ormai è alle spalle di ognuno dei personaggi e tutti si decidono a farsi una nuova vita; il protagonista si appresta a ripartire e Matilde e Orimbelli si sposano. Un giorno, però, arriva il cognato. L'uomo sposato per corrispondenza con Matilde e cognato di Orimbelli in realtà è vivo e tutti, meno Matilde, ne erano a conoscenza. Si trovava in luoghi molto lontani e dichiara di essersi presentato per vedere la sorella. 

Si scopre che la donna, dopo aver letto la lettera del marito aveva deciso di scrivere al fratello chiedendogli di andare da lei ad aiutarla e dalla lettera si evinceva facilmente che la donna non aveva nessuna intenzione di togliersi la vita. L'uomo, da quel momento, comincia ad indagare il più possibile riguardo alla morte della sorella, il protagonista gli dice di aver visto Orimbelli in bicicletta quella sera, e lui riesce a ricostruire tutto il comportamento dell'uomo.

Orimbelli sta per essere messo alle strette e, per questo, decide di suicidarsi. Lo fa nella stanza del Vescovo dove vengono ritrovati, in un baule che veniva tenuto sempre chiuso, anche dei carteggi di corrispondenza dell'uomo con molte altre donne e i soldi che teneva da parte di nascosto dalla moglie. 

Quando lo smascheratore di Orimbelli torna alla sua vita, decide di lasciare tutti i possedimenti italiani, compresa Villa Cleofe a Matilde, inconsapevole vittima di tutto. La donna propone al protagonista di rimanere con lei a vivere ma l'uomo decide di andarsene via n cerca di nuove avventure.

Citazioni

"Andando via quella mattina dopo aver dormito saporitamente nella camera del Vescovo, mi sembrava di assentarmi quasi abusivamente, tanto sentivo ormai di far parte, dopo due sole visite, di quella strana famiglia."

"Quel lungo, ininterrotto riposo, che gli uomini usciti dalle guerre sembrano agognare come un rimedio alle loro nascoste ferite o come un salutare intontimento, dentro il quale nascondersi per il resto della vita."

"Dovetti concludere, con amarezza, che gli uomini spesso sottovalutano i loro rivali e che le donne hanno un altro occhio. È un po' come per i cinesi, che riescono benissimo a distinguersi tra di loro e a trovarsi più o meno belli, mentre a noi sembrano tutti uguali."

"Forse non era un demonio, pensai, ma un pover'uomo stravolto dalle guerre, che aveva imparato a prendere quello che la vita volta a volta gli offriva. Uno di quegli innocenti che in caso di fame mangerebbero anche i propri figli, se ne avessero, tanto sono convinti di essere nel giusto, o meglio, di essere estranei al giusto e all'ingiusto. Capii che non era facile per lui, e del resto neppure per me, essere diversi o migliori dopo aver fatto fronte, negli anni lasciati alle spalle, allo sconvolgimento di un mondo che era cambiato nelle nostre mani, tra combattimenti e prigionie, fughe e salvataggi, senza darci il tempo di capire una semplice verità: che aver assistito a quegli avvenimenti e avervi avuto parte, anche contro voglia, non era stato un danno ma una ricchezza."

Sinossi ufficiale

Estate 1946. La guerra é appena terminata e sulle rive del Lago Maggiore si torna faticosamente a vivere. Il protagonista di questo maturo e sapido romanzo di Piero Chiara é un giovane sui trent'anni che solca le acque del lago per diporto; gettata l'ancora nel porticciolo di Oggebbio, viene invitato a Villa Cleofe dall'enigmatico dottor Orimbelli, che lì vive con la moglie, acida e molto più anziana di lui, e la bella cognata Matilde, vedova. Il giovane si sente nel contempo attratto e respinto dal mistero che si respira nelle stanze di quella villa, ma finisce con l'accettare l'ospitalità di Orimbelli. Giorno dopo giorno l'amicizia tra i due si consolida, anche perché entrambi non tardano a riconoscersi come accaniti dongiovanni. Un tragico avvenimento viene però a turbare il clima tranquillo della villa, e quello che fino a quel momento é stato un fine ritratto della vita di provincia assume all'improvviso i contorni del "giallo". Cos'é avvenuto veramente nella darsena? Chi era l'uomo in bicicletta intravisto sulla strada del lungolago?

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