Trama in breve

Alex Delaware, psicologo infantile in pensione, viene contattato dal suo amico Milo; un poliziotto che deve far luce su un caso dove l'unica testimone è una bambina che ha difficoltà nel ricordare ciò che ha visto.

Incipit

Si stava facendo una splendida mattinata e l'ultima cosa di cui volevo sentir parlare era la morte. Una corrente fredda dal Pacifico aveva spazzato la costa per due giorni di seguito spostando l'inquinamento verso Pasadena. La mia casa è abbarbicata sulle colline appena a nord di Bel Air, in cima a una mulattiera che si snoda attraverso Beverly Glen dove l'opulenza cede il passo all'ostentazione pacchiana. È un quartiere di Porsche e coyote, di pessime fognature e sorgenti imbrigliate.

Recensione

Questo è il primo libro scritto e pubblicato di Jonathan Kellerman ed è anche il primo della serie che vede come protagonista lo psicologo Alex Delaware. L'anno scorso ho letto, inconsapevolmente, un altro libro di questa serie e mi ricordo che lo stile dello scrittore mi aveva colpita positivamente. Quest'anno leggendo questo libro ho avuto la medesima impressione e solo dopo ho realizzato che, in effetti, si tratta dello stesso autore. 

Penso che sia sempre importante valutare in quale momento della carriera di un autore egli abbia scritto il libro che stiamo leggendo; se si tratta di una prima opera è probabile considerare che la sua produzione possa essere migliorata nel tempo; se si tratta di un'opera diversa dal genere letterario consueto per lo scrittore possono esserci spiegazioni su certi elementi e così via. Anche in questo caso ritengo, perciò, di dover valutare questo libro come un'opera di esordio di un autore che, a quanto pare, ha ormai scritto numerosi libro dopo questo. In più, l'aver letto anche uno dei seguiti scritti da Kellerman posso un minimo valutare anche la crescita (o decrescita) intercorsa nella sua scrittura.

Questo libro aspetta nella mia libreria da almeno 15 anni. La persona che me l'ha regalato quando ero ancora una ragazzina, me l'aveva consigliato ma, essendo io snob sin da piccola e dando poca fiducia ad una persona che sapevo essere un lettore da "poco", non ho mai avuto lo stimolo di leggerlo. La copertina, come potete vedere, è orribile e mi faceva pensare veramente ad un libro da poco. In realtà mi sono ricreduta e devo ammettere che, probabilmente, leggendolo in un periodo in cui le mie letture erano ancora semplici probabilmente l'avrei anche apprezzato di più, per quanto non ritenga la trama adatta ad una bambina di dieci-dodici anni.

La cosa che sorprende di più è lo stile di Kellerman che, già in questo primo libro, si distingue dalla maggior parte degli scrittori del genere. Non fraintendetemi, non si tratta di uno stile particolare ma, paragonato ai thriller di altri autori "sconosciuti", è assolutamente encomiabile. Il fatto che, in più, si tratti di un'opera prima mi fa gradire ancora di più questa caratteristica perché lo stile migliora con il tempo e, in un'opera prima, è più facile che scarseggi. Non saprei dire se questo aspetto sia migliorato nei libri successivi perché, anche se ricordo di averlo apprezzato anche in "Amore violento" il mio ricordo non è abbastanza vivido per poterli paragonare efficacemente. Quello che so è che normalmente in questo tipo di letture rinuncio alla qualità stilistica e che con Kellerman ho scoperto un altro autore, oltre a Coben, che qui in Italia è poco conosciuto ma non è affatto male.

In certi casi il linguaggio utilizzato non è un po' desueto. Penso che questo sia dovuto più alla traduzione che allo stile dell'autore, anche se non posso confermarlo non avendo letto il testo originale.

La trama è un argomento un po' ostico; difficile parlarne esaurientemente senza anticiparvi niente; mi limiterò a dire che, in parte, c'entra la pedofilia; argomento non adatto ai più piccoli e insidioso per molti. Ho trovato particolare imbattermi in questo libro, senza conoscerne la trama, proprio adesso che i telegiornali sono focalizzati sull'argomento e che, da poco, è stata la giornata contro la pedofilia. Sicuramente è un argomento che va trattato e, purtroppo, è di una contemporaneità incredibile, ma non lo ritengo adatto a tutti.

La struttura del romanzo è ben fatta; non ci sono elementi che non coincidono o non tornano. Trattandosi di un thriller non ci si può aspettare una trama semplice; com'è tipico del genere è complessa, intricata e con alcune "coincidenze" che possono far arricciare il naso, ma nel complesso è molto attendibile e ben costruita. Tutto viene spiegato e non rimangono punti nascosti e incomprensibili.

Ciò che ho gradito meno è la resa dei personaggi. Come nella maggior parte dei thriller, la psicologia dei personaggi è resa ben poco; viene mostrata solo la superficie. In più il protagonisti ha capacità investigative, intuitive e fisiche assolutamente inspiegabili. L'autore, in parte, cerca di rendere credibile il comportamento dello psicologo infantile ma non sempre ci riesce. Avrei preferito un maggior lavoro sotto questo aspetto. I personaggi, oltretutto, sono molti e, dato che sono interiorizzati molto poco, potrebbe essere faticoso per il lettore ricordarsi chi è chi e cosa ha fatto, per questo vi consiglio di prestare particolare attenzione a questo aspetto perché alla fine, quando si capirà bene l'intreccio vi sarà utile riconoscere ogni nome.

Come spesso accade quando i personaggi sono banali o non particolarmente interiorizzati, anche i dialoghi riflettono lo stesso concetto; non posso dire che siano brutti, male strutturati o di difficile comprensione; semplicemente non lasciano il segno e non sono particolari. 

Ciò che è tipico del thriller è ben inserito e utilizzato dall'autore: il ritmo è sempre serrato; anche all'inizio in cui tutto deve ancora accadere o essere spiegato il lettore si trova a girare le pagine velocemente. La suspense è creata esattamente come io mi prefiguro debba essere in un thriller: c'è sin dall'inizio ma cresce sempre di più fino ad arrivare alla conclusione del caso. Per questi due motivi lo trovo un ottimo libro da leggere sotto l'ombrellone; è facile seguire la vicenda e concentrarsi anche con il rumore tipico della spiaggia.

L'ambientazione c'è e viene anche descritta ma non nella misura in cui avrei gradito. Il lettore viene a conoscenza del cambio di luogo e ambientazione ma questo non comporta riflessioni del protagonista o approfondimenti di qualche tipo. In questo campo, sempre nei thriller, Dennis Lehane è di gran lunga superiore. 

Anche l'ironia mi ha fatto paragonare questo scrittore con Lehane, qui è un elemento presente ma non particolarmente divertente mentre nella serie di investigatori di Lehane è un elemento importante che riveste tutto il romanzo. 

Nonostante parli di argomenti particolari non si recepisce dallo scritto un vero e proprio messaggio; alcune frasi sono interessanti ma non c'è un vero approfondimento della psiche dei personaggi o delle motivazioni di questa scelta per la trama. Questo è molto strano dato che sia in protagonista, Alex, che l'autore stesso, sono psicologi.

Lo consiglio perché penso che ognuno di noi abbia necessità in alcuni momenti di leggere qualcosa di più leggero e, in quei momenti, questo romanzo può essere un ottimo passatempo. In più trattandosi del primo libro di una serie molto lunga è particolarmente consigliato perché, a parer mio, è più semplice apprezzare i seguenti conoscendo già un po' il protagonista e i suoi amici.

Citazioni

"Mentre guidavo elaborai una nuova teoria sull'evoluzione del male. Il male aveva una propria intelligenza metamorfica: gli squali e i serpenti, le cose viscide e velenose che vivono nel fango non si erano evoluti con una progressione ordinata, prima anfibi, poi rettili, uccelli e mammiferi. Con un unico balzo il male era passato dal mare alla terra. Da squalo a stupratore, da murena a tagliagole, da orca a strangolatore, il sangue come traccia unificante. Il buio sembrava premermi addosso, accelerai e ci passai attraverso."

"I terapeuti divengono tali perché sono convinti che in fondo le persone sono davvero buone e hanno la capacità di migliorare se stesse. Il concetto che esistano degli individui puramente malvagi e che questa malvagità non possa essere spiegata solo con la combinazione di natura e condizionamento ambientale, è un affronto alla sensibilità del terapeuta. Lo psicopatico in poche parole rappresenta per lo psicologo e lo psichiatra ciò che il malato terminale di cancro rappresenta per il medico chirurgo: il simbolo della sconfitta e della propria inutilità."

"Presso alcuni popoli primitivi si crede che non sia sufficiente sconfiggere il proprio nemico, non basta per distruggere ogni prova dell'esistenza terrena; bisogna sconfiggere anche la sua anima. Questa credenza è alla base dell'antropofagia, che ancor oggi esiste in alcune regioni del mondo. Tu sei ciò che mangi, divora il cuore del tuo nemico e ne possiederai l'essenza. Riduci in polvere il suo pene, bevine l'infuso e ne possiederai la virilità."

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