Trama in breve

Cosa fareste se scopriste di essere uguali ad un'altra persona della vostra città? Tertuliano Máximo Afonso non ha dubbi; una volta scoperta l'esistenza di questa persona non può avere pace finché non la conoscerà e saprà chi è. Anche noi, durante la lettura, non vediamo l'ora di scoprire cosa accadrà.

Incipit

L'uomo che è appena entrato nel negozio per noleggiare una videocassetta ha nella sua carta d'identità un nome tutt'altro che comune, di un sapore classico che il tempo ha reso stantio, niente di meno che Tertuliano Máximo Afonso. Il Máximo e l'Afonso, di applicazione più corrente. riesce ancora ad ammetterli, a seconda, però, della disposizione di spirito in cui si trovi, ma il Tertuliano gli pesa come un macigno fin dal primo giorno in cui ha capito che l'infausto nome si prestava a essere pronunciato con un'ironia che poteva essere offensiva.

Recensione

Finalmente ho letto anche il mio primo libro di Saramago! Era da molto che volevo leggere questo autore; le trame dei suoi libri sono tutte particolari e non vedevo l'ora di leggere qualcosa di suo ma rimandavo sempre perché sapevo che il suo stile risulta ostico a molti e temevo di non apprezzarlo.

Lo stile, in realtà, è ciò che mi è piaciuto di più in questo romanzo, anche se capisco perché molti non lo apprezzino o abbiano faticato a rimanere concentrati sulla lettura: i discorsi diretti non sono punteggiati nella maniera consona, non ci sono punti interrogativi, ci sono molte più virgole che punti e, per questo, vi sono frasi chilometriche che racchiudono al loro interno tantissime cose. Queste particolarità, specialmente relative alla punteggiatura, non sono errori, ovviamente, bensì una scelta ben ponderata dell'autore. Non so se in tutti gli altri suoi libri la punteggiatura sia trattata allo stesso modo ma so che ho amato da subito questa caratteristica e che, se il libro fosse stato scritto in maniera più convenzionale, l'avrei apprezzato di meno. C'è chi sostiene nelle sue recensioni che questa scelta stilistica è stata fatta appositamente per rendere al meglio l'atmosfera paranoica del romanzo, ma io non condivido questa opinione. Se lo stile fosse uno strumento per creare l'atmosfera allora dovrebbe esserci un crescendo, il romanzo invece comincia e finisce scritto nello stesso identico modo, senza che vi siano cambiamenti nella punteggiatura e nello stile. Io propenderei più su una motivazione relativa all'introspezione del protagonista, un uomo che sta vivendo un marasma interiore e pensa nello stesso modo in cui si sente.

Il protagonista, infatti, non ha solo un nome atipico; tutto il suo modo d'essere lo è. Questo libro è totalmente concentrato su di lui; gli altri personaggi ci sono e vengono anche descritti ma li vediamo più come comparse che come persone vere e proprie. Questo è dovuto dal fatto che lo stesso protagonista è profondamente egocentrico e, nonostante provi affetto per le altre persone, è freddo e distaccato e si ricorda di loro a stento, troppo preso dal vortice della propria vita. Soltanto il doppelgänger del protagonista è un po' più raccontato, ma solo in atteggiamenti e pensieri superficiali. Riassumendo, penso che il protagonista sia ottimamente caratterizzato, non è stereotipato, è pieno di difetti che lo rendono reale e credibile e, per quanto sia antipatico, il lettore tende a parteggiare per lui. I personaggi secondari, invece, sono stati trattati meno approfonditamente per scelta dell'autore, non amo particolarmente questa decisione perché prediligo i libri che ci fanno conoscere bene tutti i personaggi. 

L'apprezzamento dei dialoghi dipende direttamente dall'apprezzamento dello stile; leggere frasi di più persone intervallati solo da virgole, vedere maiuscole all'interno di una frase senza punti, non leggere i punti interrogativi sono elementi che già possono infastidire il lettore, nei dialoghi poi rende più difficile capire chi dice cosa e anche dove inizia e finisce una frase. A me sono piaciuti e mi hanno fatto anche molto ridere proprio grazie a questa caratteristica, però riconosco la difficoltà di interpretazione rispetto a quelli scritti in maniera più convenzionale.

L'ironia è un altro aspetto molto positivo di questo libro e spero che sia presente in tutte le opere dell'autore. Il narratore esterno è sempre presente e commenta ciò che accade, non sono molti i libri contemporanei che presentano questa caratteristica; si rischia di attirare l'attenzione del lettore sul mondo "reale" e farlo così deconcentrare sulla storia. Non ricordo di aver letto un libro scritto con questa tecnica che mi sia piaciuto che non appartenga ai classici dell'800, invece, qui Saramago fa sentire la sua voce continuamente ed è bravissimo a farlo. Nonostante la voglia di sapere cosa sarebbe successo nella storia, le parentesi in cui vi erano commenti o digressioni del narratore le ho sempre apprezzate. L'ironia usata poi, è talmente divertente che da sola basta come motivazione per leggere questo libro. Mi sono piaciute particolarmente le battute relative alla scrittura che ho trovato sempre molto azzeccate e divertenti. 

La trama tratta di uno degli argomenti più interessanti per me e per molti altri lettori: quello del doppelgänger. Mi ricordo che, al liceo classico, quando tutti dovevamo decidere il tema della tesi di maturità, ci fu una vera e propria lotta per aggiudicarsi questo argomento (io, da Costant Reader di King quale sono, me la sono cavata con la tesi sull'orrore, ma il doppelgänger ispirava molto anche a me). L'idea iniziale e lo sviluppo della storia sono molto interessanti e sono, sicuramente, il motivo portante per cui si va avanti con tale rapidità nella lettura del libro, sorprendente fino all'ultima pagina!

Sulla struttura, invece, ho un po' da ridire. Non si può dire che ciò che viene raccontato nel romanzo non torni, non ci sono errori veri e propri. Certe scelte dell'autore, però, non le ho gradite. Trovo che far "quadrare" la storia di un libro, rendendola credibile e coerente con se stessa, sia la cosa più difficile per uno scrittore, anche se di talento. In questo caso Saramago, decide di spiegare il minimo indispensabile e, così, si evita la maggior parte dei rischi. Non solo non viene raccontato il perché della trama ma anche certi accadimenti non hanno spiegazione esplicita e, più che per far fantasticare il lettore sulle possibilità, mi sembra più un voler evitare di incorrere in qualche incongruenza. Non mi esprimo più nello specifico perché non voglio anticiparvi nulla, una volta finito capirete quello che intendo. Ovviamente non sto parlando di un eventuale finale aperto che non spiega ciò che succede, quello sarebbe comprensibile, mi riferisco a fatti accaduti durante il libro che non verranno mai spiegati. La struttura del testo, invece, può risultare ostica perché vi sono frasi molto lunghe e non ci sono paragrafi ben delineati, c'è una divisione in capitoli (non titolati o numerati) ma nient'altro.

Il ritmo del libro è buono perché capita sempre qualcosina che ti convince ad andare avanti, anche se intervallate da brevi digressioni di ogni genere. Il ritmo della lettura è, sicuramente, influenzato dal gradimento dello stile; se per voi è apprezzabile allora finirete il libro in pochi giorni se, invece, faticate a comprendere e a concentrarvi su ciò che c'è scritto, vi consiglio di metterlo da parte e iniziarlo in un momento più opportuno.

L'ambientazione è resa a parole ma non colpisce particolarmente, l'autore la descrive più per contestualizzare la storia che per darle importanza. 

L'atmosfera è, invece, descritta ottimamente; anche quando nel libro non succede niente di particolare, il lettore è portato a provare ansia, a preoccuparsi di cosa potrà succedere. Non trattandosi di un horror o un thriller o, comunque, di un genere che porta più facilmente il lettore ad emozionarsi per gli eventi che si possono verificare, è particolare come l'autore sia riuscito a rendere bene questo aspetto.

Il film non è stato distribuito in Italia e, perciò, non si trova in italiano, se non con i sottotitoli. Del libro c'è veramente poco; l'idea iniziale della trama e qualche particolare rimangono gli stessi ma il resto è del tutto diverso. Persino il nome del protagonista è diverso e anche la struttura del film, che dà una lettura della storia del libro totalmente sbagliata e incoerente. In più vi sono ragni inseriti un po' ovunque, che potrebbero rappresentare qualunque cosa, ma con il libro non c'entrano proprio niente! Ve lo sconsiglio caldamente! In caso aveste visto il film, però, dovete assolutamente leggervi il libro per vedere di quanto è di gran lunga migliore e e chiaro rispetto alla sua trasposizione cinematografica che è solo ispirata e non basata sul romanzo.

Lo consiglio solo a chi ha voglia di sperimentare una lettura diversa dal normale; è necessario, inoltre, avere una buona capacità di attenzione e possibilmente anche del tempo sufficiente a leggere un capitolo intero dato che, la mancanza di paragrafi, può rendere difficile il ritrovamento del punto a cui si era arrivati.

Trama completa (con spoiler)

Tertuliano Máximo Afonso guarda un film in cui un attore secondario ha il suo stesso viso e la sua voce. Da quel momento la sua vita cambia completamente, Tertuliano non può fare a meno di chiedersi continuamente chi sia quell'uomo e il perché sia come lui. Decide, perciò, di scoprire il suo nome e, tramite visioni di altri film e una lettera inviata alla casa di produzione degli stessi, scopre il vero nome di quell'attore: Antonio Claro. 

Tertuliano contatta telefonicamente il suo sosia e i due decidono di incontrarsi in un casolare fuori città. L'incontro, che dovrebbe essere il punto conclusivo del libro, diventa in realtà l'inizio vero e proprio della storia dei due sosia; Antonio non riesce a vivere tranquillamente spaendo di avere un gemello identico e decide, per rivalsa, di andare a letto con la fidanzata di Tertuliano. Quest'ultimo, si trova costretto ad accettare la decisione di Antonio perché non vuole che egli dica a Maria, la sua fidanzata, dell'esistenza di un suo sosia. All'ultimo Tertuliano decide, però, di rendere pan per focaccia al sosia e si presenta a casa di Antonio per passare la notte con la moglie.

Il giorno dopo Tertuliano, ancora a casa di Antonio, lo attende per potergli far capire ciò che è successo con la moglie, scopre, però, che il sosia e Maria hanno avuto un incidente in macchina e sono entrambi morti. Il sosia, per ingannare Maria, aveva i documenti di identità di Tertuliano e anche la sua macchina, perciò per il mondo è il protagonista ad essere morto.

Máximo Afonso decide, perciò di iniziare una nuova vita, ma la moglie di Antonio gli chiede di continuare ad essere suo marito al posto di Antonio e lui acconsente. 

Tutto sembra essersi risolto ma, una telefonata, sconvolge nuovamente gli equilibri: un sosia di Antonio e Tertuliano ha chiamato per chiedere un incontro. Il protagonista gli dà appuntamento al casolare in cui ha incontrato Antonio per la prima volta e porta con sé una pistola.

Citazioni

"Sono io, disse, e di nuovo sentì che i peli del corpo gli si rizzavano, non era vero, non poteva essere vero, qualsiasi persona equilibrata casualmente lì presente lo avrebbe tranquillizzato, Che idea mio caro Tertuliano, abbia la bontà di osservare che lui ha i baffi, mentre lei ha il viso rasato. Le persone equilibrate sono così, hanno l'abitudine di semplificare tutto, e dopo, ma sempre troppo tardi, le vediamo stupirsi di fronte alla copiosa diversità della vita, allora si ricordano che i baffi e le barbe non hanno volontà propria, crescono e prosperano quando glielo si permette, a volte anche per pura indolenza del portatore, ma, da un momento all'altro, solo perché la moda è cambiata o perché la pelosa monotonia li ha resi molesti allo specchio, scompaiono senza lasciare traccia."

"Dice la saggezza popolare che non si può mai avere tutto, e avrò certo ragione, il bilancio delle vite umane gioca costantemente sul vinto e sul perdente, il problema sta nell'impossibilità, altrettanto umana, di metterci d'accordo sui meriti relativi di quel che si dovrebbe perdere e quel che si dovrebbe vincere, ecco perché il mondo è nello stato in cui lo vediamo."

"Il cane Tomarctus ha pensato fosse il momento di rientrare, era andato in giro a fiutare il rosmarino e i gerani nel cortile, ma non era da lì che stava arrivando. Il suo ultimo passaggio era stato nella stanza di Tertuliano Máximo Afonso, ha visto sul letto la valigia aperta e aveva già abbastanza anni da cane per sapere cosa significava, ecco perché stavolta non è andato a sdraiarsi ai piedi della padrona che non esce mai, bensì di quest'altro che sta per andarsene via."

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