La svastica sul sole

Di Philip K. Dick
Voto: 7
Prima edizione: 1962
Numero di pagine: 316
Consigliato: Ni

Tags: Contemporaneo, Statunitense, Ucronico, Premio Hugo, Nazismo
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Trama in breve

In questo romanzo la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta da Germania, Giappone ed Italia; questo vittoria implica profonde differenze nella conformazione del Mondo e anche nella mentalità delle persone. La storia del libro tratta punti di vista diversi che ci raccontano come si vive in questa Storia alternativa.

Dedica

A mia moglie Anne, perché senza il suo silenzio questo libro non sarebbe mai stato scritto.

Incipit

Da una settimana il signor R. Childan teneva d'occhio ansiosamente la posta. Ma il prezioso pacchetto inviato dagli Stati delle Montagne Rocciose non era ancora arrivato. Il venerdì mattina, quando aprì il negozio e vide sul pavimento solo lettere pensò: il mio cliente si infurierà.

Recensione

Ho sempre voluto leggere questo libro perché viene considerato da tutti il romanzo ucronico per eccellenza e, in vista dell'uscita della serie TV ispirata a questo romanzo, mi sono decisa ad iniziarne la lettura. È già il secondo romanzo ucronico che leggo in questo mese e nuovamente ho dovuto constatare che le mie aspettative superano ciò che, effettivamente, è contenuto nel romanzo.

Il genere ucronico, legato solitamente al filone letterario fantascientifico e/o storico presenta dei romanzi che, al loro interno, raccontano cosa sarebbe successo se la Storia del nostro mondo fosse andata diversamente. Nel caso di "La svastica sul sole" leggiamo come sarebbe suddiviso il mondo se fossero state Germania, Italia e Giappone a vincere la seconda guerra mondiale. 

La trama mi ispirava molto, ero davvero curiosa di vedere come l'autore l'avrebbe sviluppata. Inizialmente si fatica a capire bene la storia poi, andando avanti, tutto diventa più chiaro. La trama in sé, perciò, è un elemento fortemente positivo di questo romanzo. Lo svolgimento della trama stessa è, però, deludente. Succedono poche cose relative all'aspetto ucronico e, anche nella vita dei protagonisti, accadono eventi a cui non viene data particolare importanza nemmeno dall'autore stesso.

Nei romanzi distopici ed ucronici ricerco sempre un discreto grado di utilità; mi sembra rilevante che questi tipi di libri portino il lettore a farsi delle domande e a terminare la lettura con spunti di riflessione maggiori. Questo aspetto è presente nel libro; gli spunti di riflessione sono tantissimi e anche davvero interessanti. Il problema è che l'autore si limita ad introdurli ma poi non porta a compimento l'approfondimento di nessuno di loro. Per questo motivo riconosco sicuramente l'utilità del libro ma ritengo che, per essere più efficace, avrebbe dovuto approfondire maggiormente molti aspetti. Probabilmente l'intento dell'autore era quello di portare il lettore ad interrogarsi su quegli aspetti e farlo poi decidere sullo sviluppo dell'idea, il problema è che gli argomenti inseriti sono molti e, non specificandone nessuno, è molto difficile che il lettore si metta a riflettere su ognuno senza nemmeno un aiuto da parte dell'autore. In più, io amo avere la mia opinione su tutto, ma gradisco anche che l'autore faccia sapere cosa pensa lui dell'argomento; sia in caso di adesione all'idea che di contrasto ritengo la lettura più utile rispetto ad uno spunto scritto come di sfuggita.

Questo è anche il primo libro che leggo di Dick perciò mi è impossibile fare un paragone con altre sue opere in quanto a stile. In questo romanzo, devo dire la verità, la scrittura di Dick non mi ha fatto impazzire. Non si può dire che l'autore scriva male, però, il suo modo di esprimersi non rientra in una categoria ben definibile che contraddistingue il suo stile da quello di altri; scrive in maniera non forbita e diretta ma non dura e schietta, è una via di mezzo innocua che non mi ha colpita.

La struttura del libro è un altro argomento su cui ho notato sia aspetti positivi che aspetti negativi, secondo i miei personalissimi criteri. I punti di vista sono differenti e questo lo apprezzo molto; in genere preferisco i libri che hanno più di un protagonista proprio perché li ritengo più completi. Il problema, però, e che non è affatto chiaro per il lettore la divisione che c'è tra i personaggi; nel libro il punto di vista cambia senza segnalazioni particolari e, soprattutto all'inizio del romanzo quando ancora non si conoscono i personaggi, questo diventa un problema perché è difficile capre di chi si sta leggendo senza una segnalazione specifica. Non solo non vi sono capitoli di divisione, anche i paragrafi a volte sono divisi per personaggio e a volte sono divisi ma contengono lo stesso punto di vista. Ovviamente, con l'andare avanti della lettura questo aspetto è meno rilevante perché, conoscendo i personaggi, si riesce ad intuire meglio di cosa si sta parlando. Considerando, però, il problema iniziale e anche che non rientra nei miei gusti il dover capire di chi si parla ad ogni riga, devo dire che l'effetto positivo portato dai numerosi punti di vista è bilanciato dal fastidio del non vederli ben suddivisi.

I personaggi, come dicevo, sono diversi e non c'è un vero e proprio protagonista; tutti hanno un ruolo ben definito nella storia. L'impressione che ho avuto, però, è che fossero totalmente slegati tra loro; i legami ci sono, le scene in cui sono presenti due o più personaggi anche, ma le loro storie sembrano state scritte in parallelo più per decisione che per necessità. Data la poca correlazione con una trama univoca, avrei forse preferito di più che il libro fosse strutturato in racconti tra loro correlati ma che fossero sé stanti, in quanto così si sarebbe tolto il problema della comprensione del punto di vista e, in più, a me avrebbe dato meno l'impressione di stare leggendo storie divise mascherate da un'unica trama comune. Un esempio è "I pascoli del cielo" di Steinbeck, sono racconti che parlano dello stesso posto e che possono essere considerati uniti ma, presentando idee diverse sono stati divisi dall'autore per racconti e non unificati in un unico romanzo. Parlando, invece, della loro caratterizzazione non posso che dare il solito parere intermedio; ognuno di loro ha una personalità diversa perciò sono caratterizzati però alla fine della lettura non possiamo dire di conoscerli veramente bene e, certi loro atteggiamenti, sono piuttosto nebulosi durante la lettura. Non capisco se Dick voglia deliberatamente essere criptico e non spiegare le cose perché così ognuno possa decidere autonomamente o manchi proprio di questo aspetto per me fondamentale, rimane il fatto che a me un libro superficiale, in qualunque suo aspetto, non potrà mai piacere particolarmente. 

L'ambientazione mi interessava molto perché, essendo un romanzo ucronico, ero proprio curiosa di vedere quali differenze sarebbero intercorse per l'autore a causa dello sconvolgimento della storia. Le differenze, a onor di causa, ci sono e sono scritte ma, anche a queste, non viene data la rilevanza che avrei gradito.

Tutto sommato lo ritengo, quindi, un romanzo pieno di buone idee che, però, presenta superficialità in quasi tutti gli aspetti. Lo consiglio solo a chi è capace di fare un'analisi delle idee dell'autore senza che questi le approfondisca e che magari, potrebbe gradire questo aspetto. Non penso che sia particolarmente adatto ad una lettura disimpegnata perché ritengo non sia particolarmente interessante sotto questo aspetto.

Recensione (con spoiler)

L'elemento che ho più apprezzato del romanzo è l'esistenza, al suo interno, di un libro che racconta la Storia veramente accaduta. Questo è ciò che porta maggiormente il lettore a riflettere ed è l'unico punto toccato più volte dall'autore e, quindi, meglio approfondito.

Trama completa (con spoiler)

I principali e più importanti personaggi del libro sono:

Frank Frink è un uomo che si è fatto cambiare cognome per non far capire le sue origini ebree. Lavora dapprima come operaio e poi decide di creare, insieme ad un suo amico e collega di lavoro, gioielli americani unici e lavorati a mano. Verrà poi arrestato e rilasciato senza scoprire mai il perché.

Juliana Frink è l'ex moglie di Frank. La donna inizia una relazione amorosa con un uomo italiano che le fa scoprire l'esistenza del libro che racconta la Storia come se la Germania e il Giappone avessero perso la Seconda Guerra Mondiale. I due decidono poi di andare a trovare l'autore del libro ma, quando la donna scopre che l'uomo la sta solo usando per uccidere lo scrittore e che in realtà è tedesco, decide di ucciderlo e scappare dall'autore per avvertirlo. 

Childan vende opere d'antiquariato. Un giorno scopre che molti dei manufatti da lui acquistati non sono altro che copie create ad hoc per aumentare le speculazioni sull'antiquariato e comincia ad interrogarsi sul suo lavoro. Successivamente viene a conoscenza dei gioielli creati da Frink e, dopo alcune conversazioni per lui illuminanti, decide che sono quei gioielli il futuro degli affari economici.

Tagomi è un uomo giapponese che, trovatosi davanti ad una rivelazione sconcertante riguardo ai piani futuri della Germania, uccide due uomini tedeschi entrati nel suo studio per uccidere gli uomini che l'hanno messo a corrente del piano tedesco. Questi omicidi lo colpiscono nel profondo e lo inducono a rivalutare il senso della sua vita e la concezione di bene e male.

Citazioni

Sono simile a quest'uomo, dal punto di vista razziale?, si domandò Baynes. Simile a tal punto da avere le stesse intenzioni e gli stessi obiettivi? Allora c'è anche in me quella vena psicotica. È un mondo psicotico, quello in cui viviamo. I pazzi sono al potere. Da quanto tempo lo sappiamo? Da quanto tempo affrontiamo questa realtà? E... quanti di noi lo sanno?

È qualcosa che fa parte di noi. Del mondo. Che ci viene riversato addosso, filtra dentro i nostri corpi, le nostre menti, i nostri cuori, dentro l'asfalto stesso. Perché? Siamo delle talpe cieche. Che strisciano dentro le loro tane sottoterra, e trovano la strada a tentoni, con il muso. Non sappiamo niente. Io l'ho percepito... adesso non so dove andare. Posso dolo urlare di paura. Fuggire.

Ancora piuttosto scosso cominciò a prendere i quarantanove steli di millefoglie. Tutta la situazione è confusa e anomala, decise. Nessun intelletto umano potrebbe decifrarla; solo una mente collettiva antica di cinquemila anni può far qualcosa. La società totalitaria tedesca ricorda una qualche imperfetta forma di vita, peggiore delle cose naturali. Peggiore in tutte le sue mescolanze, nel suo caotico insieme di inutilità.

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