Al paradiso delle signore

Di Émile Zola
Voto: 6,5
Prima edizione: 1883
Numero di pagine: 257
Consigliato: Ni

Tags: Film, Classico, Francese
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Trama in breve

Al paradiso delle signore è il primo grande magazzino di Parigi; i suoi colori, le sue novità ed i suoi prezzi attirano donne da ogni parte della città. Denise ragazza povera che viene dalla provincia si troverà a dover decidere tra i valori di un tempo e la modernità che avanza.

Incipit

Denise se n'era venuta a piedi dalla gare Saint-Lazare, dove, dopo tutta la notte passata sulle dure panche d'un vagone di terza classe, era scesa con i due fratelli dal treno di Cherbourg. Teneva per mano Pépé, e Jean la seguiva; tutti e tre rotti dal viaggio, sbalorditi, spersi in mezzo all'immensa Parigi, con gli occhi alzati verso le case, a ogni cantone domandavano della rue de la Michodière, dove stava di casa lo zio Baudu.

Recensione

Zola, noto ai più per l'editoriale "J'accuse" è stato molto attivo dal punto di vista sociale e il ciclo di libri dei Rougon-Macquart lo fa capire chiaramente; scopo di questi libri è quello di raccontare la storia attraverso ciò che succede alle famiglie protagoniste dei suoi libri. Non c'è un unico punto di vista in questo ciclo; sia i poveri che gli aristocratici vengono raccontati al fine di rendere il lettore totalmente informato sotto ogni punto di vista.

Al paradiso delle signore è l'undicesimo libro di questo ciclo e tratta dell'avvento dei primi grandi magazzini a Parigi; e di ciò che ha causato economicamente e psicologicamente alla popolazione che prima acquistava dai piccoli artigiani.

Dell'autore ho letto anche il più famoso Germinale, libro che ho trovato di gran lunga superiore a questo sotto moltissimi aspetti.

Prima di tutto partiamo dall'utilità del libro; elemento fondamentale di tutto ciò che viene scritto dall'autore, è presente anche in questo romanzo. La storia è inventata ma la mentalità del tempo è descritta per quello che effettivamente era e anche l'avanzamento, o per meglio dire cambiamento, economico. Lo scopo sociale dell'autore nello scrivere questo libro è evidentissimo e anche ben centrato, perciò, sotto questo aspetto non c'è nulla da eccepire. Purtroppo, però, un romanzo non è fatto solo di questo e, perciò, è inevitabile considerare anche gli elementi che caratterizzano il piacere della lettura.

Iniziamo con la trama; l'idea iniziale è buona e si lega anche a doppio filo con ciò che Zola voleva trasmetterci e con ciò che aveva trasmesso con i romanzo precedenti. Lo svolgimento, però, lascia veramente a desiderare. Capisco che la motivazione per cui è stato scritto questo romanzo non è certamente quella di sbalordire il lettore ma l'autore si limita a scrivere e a raccontare ciò che, sin dalle prime pagine, si poteva desumere succedesse. Per tutto il tempo ho sperato che ciò che era romanzato potesse in qualche modo colpirmi, interessarmi o quantomeno non annoiarmi ma, purtroppo, ho sperato invano. Ciò che accade è banale, ovvio e veramente troppo poco per fare di questo libro un buon romanzo.

I personaggi sono ben caratterizzati; è tipico del '800, epoca del Romanticismo, trovare, soprattutto nella letteratura francese, personaggi che ragionano più con sentimenti ed emozioni che con la razionalità. Si tratta di una caratteristica immancabile che personalmente non apprezzo molto e anche qui è presente. La mancanza, quasi, totale di razionalità mi mette sempre a disagio e, infatti, difficilmente apprezzo i libri della letteratura francese di questo periodo. Mi rendo conto, però, che si tratta di un gusto personale, tra l'altro condiviso dalla minoranza, perciò mi limiterò a giudicare i personaggi sotto l'ottica in cui l'autore li ha voluti scrivere. Ognuno ha la sua personalità; sono tutti ben riconoscibili e ben caratterizzati. Non sono minimamente coerenti ma è un aspetto voluto; è la razionalità ad esserlo, i sentimenti e le emozioni sono invece imprevedibili e volubili. Inevitabile amarne qualcuno e odiarne altri, l'empatia non sono riuscita a provarla ma ad alcuni di loro mi sono comunque affezionata, anche perché mi ricordavano persone a me care.

Si può dire lo stesso sulla protagonista; non l'ho sopportata e tutto ciò che faceva non coincideva con ciò che diceva (fornirò esempi nella recensione con spoiler per non dire niente a chi non l'ha ancora letto) e mi è stato totalmente impossibile parteggiare per lei. Dal punto di vista oggettivo, però, lei è la perfetta eroina ottocentesca e, a chi apprezza il genere, potrà piacere molto. Tutto ciò che non ho amato di lei è comunque sinonimo di capacità dell'autore della resa del personaggio, perciò, anche se con antipatia, devo considerarla un elemento ben riuscito.

Quando si toccano i classici è sempre faticoso muovere critiche sullo stile; ma mi farò coraggio e ci proverò. Lungi da me dire che Zola scrivesse male; non sarebbe assolutamente vero, però, io non amo particolarmente il suo modo di scrivere. Avendo studiato al liceo linguistico mi è capitato di leggere numerosi stralci di suoi scritti anche il lingua originale e no, non l'ho amato. Paragonandolo agli altri scrittori francesi del suo tempo lo trovo inferiore in questo elemento e, perciò, mi permetto di dire che, per quanto non scriva male, c'è molto di meglio.

L'ambientazione è sorprendentemente fantastica; non mi aspettavo di poter vedere così chiaramente il negozio, con tutti i suoi colori, la gente, i palloncini, i cassieri e tutto ciò che l'autore racconta. In quasi tutto il romanzo vengono descritti tessuti, vestiti, tappeti, lacci, ventagli e, per quanto io sia restia ad interessarmi a queste cose, li ho visti tutti perfettamente grazie alle descrizioni di Zola. Perciò, per quanto la ripetitività fosse stancante ho trovato questo aspetto una delle caratteristiche migliori del libro.

L'atmosfera è, invece, resa molto meno. Ciò che non riesco a capire di Zola è come riesca a non farmi minimamente provare empatia per i suoi personaggi. Anche se capita qualcosa ad un personaggio che mi piace, che addirittura mi ricorda una persona cara, non provo assolutamente nulla. Questo è successo anche in Germinale; è come se fra me e loro ci fosse un muro invisibile che non mi permette di provare alcuna emozione nei loro confronti ed è un aspetto veramente particolare perché, normalmente, mi succede il contrario anche con troppa facilità.

Elemento persistente durante la lettura era la ripetitività; era presente in talmente tanti aspetti che non sapevo dove scrivervelo e, alla fine ho deciso di abbinarlo alla disamina della struttura perché, effettivamente, le ripetizioni sono presenti in tutti il libro come se fosse una delle sue basi. Sia nell'ambientazione che nei pensieri dei personaggi che in ciò che viene raccontato; lo schema si ripete ancora, ancora ed ancora. Probabilmente questo effetto è voluto ma, in un libro già di per sé piuttosto corto, questo rende la lettura decisamente meno piacevole, in più quando finalmente succede qualcosa di nuovo è talmente prevedibile che ti verrebbe da abbandonare il libro permanentemente. Anche dal punto di vista della comprensione del romanzo penso che la struttura abbia qualche mancanza; inizialmente quando non si conoscono ancora bene i personaggi l'autore passa troppo facilmente da uno all'altro rischiando di far perdere al lettore il cambiamento di punto di vista. Aspetto che, andando avanti con la lettura, scema perché si cominciano a conoscere tutti i personaggi e perciò è immediata la comprensione del cambiamento. Come sempre amo che non vi sia un unico personaggio ma in questo caso non viene data la stessa importanza a tutti e i punti di vista differenti mi hanno fatto più pensare ad un modo per allungare il libro (e ribadisco è molto corto) piuttosto che ad una necessità di raccontare qualcosa da un personaggio differente.

Da questo libro sono stati tratti alcuni film e, recentemente, anche una serie TV italiana che non ho ancora visionato, vi inserisco il link di amazon in caso foste interessati. In caso qualcuno si sentisse di consigliarla o meno, scrivetelo pure nei commenti!

Tutto sommato non mi sento di consigliare a chiunque la lettura di questo libro. Penso che possa interessare maggiormente a chi è interessato alla disamina sociale che l'autore fa e a chi può piacere particolarmente l'ambientazione davvero ben descritta e ovviamente lo consiglio a chi ha intenzione di leggere il ciclo dei Rougon-Macquart nella sua interezza. Come libro di semplice intrattenimento però non è il più indicato.

Recensione (con spoiler)

In questo spazio vi specifico solo ciò che intendo con incoerenza della protagonista. Denise dà un'importanza viscerale al fatto di non concedersi ad un uomo (anche se si tratta dell'amato) fuori dal matrimonio. In moltissime occasioni lo ribadisce e, se viene a sapere che si pensa di lei che sia una donna scostumata sotto questo aspetto, minaccia continuamente di andarsene perché assolutamente non può accettare che lo si pensi di lei e questo la fa soffrire enormemente. D'altra parte, però, quando ci sono occasioni in cui è evidente che gli altri penseranno questo di lei non solo decide comunque di agire in modo da far pensar male ma non si fa nemmeno delle domande in proposito.

Un esempio sono le promozioni che le vengono fatte dal capo; lei è l'ultima arrivata ed è chiaro persino a lei che lui la promuove solo perché pensa così di convincerla ad andare a letto con lui. Lei accetta le promozioni come se non si aspettasse ciò che invece è evidente; cioè che tutti pensino che è andata a letto con il capo, perché, essendo l'ultima arrivata, solo per quel motivo poteva essere promossa. Allo stesso tempo, però, quando scopre che tutti pensano questo di lei minaccia di andarsene (mai seriamente però) perché non può vivere pensando che la gente dica questo di lei. Ciò non può essere spiegato con l'ingenuità perché lei si rende perfettamente conto di essere promossa per quel motivo e, per quanto sia onesta, accetta la promozione anche se sa che tutti lo sapranno. Denise è insomma una donna che ha valori un po' particolari; va bene non fare niente ma ricevere comunque i vantaggio come se facesse e gli altri che non si permettano di pensar male di lei, perché è una donna onesta! 

Trama completa (con spoiler)

Denise arriva a Parigi insieme ai due fratellini piccoli. La sua intenzione è quella di vivere e lavorare insieme allo zio che possiede un negozio in cui vendono tessuti per uomini e donne. Purtroppo, però, lo zio non può tenerla con sé perché i suoi affari non vanno più bene da quando il grande magazzino "Al paradiso delle signore" ha aperto e ha cominciato a fare concorrenza a lui e a tutti gli altri piccoli commercianti e artigiani della città. 

La ragazza viene subita catturata dal grande magazzino; lo guarda rimirata e vede in esso il futuro, perciò quando scopre di poter lavorare al suo interno va subito a chiedere il posto e l'ottiene. La vita, però, è molto difficile per lei perché tutte le colleghe la intralciano e lei deve mantenere con il suo stipendio a provvigione sia se stessa che i due fratelli. Finita la stagione di maggiore vendita Denise viene licenziata e viene accolta dai commercianti che, sebbene stiano andando in bancarotta, non farebbero mai morir di fame una ragazza come lei.

Appena Denise ha la possibilità di tornare a lavorare per il Paradiso lei si affretta ad accettare e ricomincia a lavorare. Il capo, però, ha cominciato ad avere delle mire su di lei; uomo dai molti appetiti è abituato ad essere desiderato da ogni donna per i suoi soldi e cerca di soddisfare ogni suo capriccio. Con Denise però ogni tentativo è vano, lui le offre denaro, promozioni e molto altro e lei, nonostante accetti le gratificazioni, non pensa minimamente a concedersi.

Lui comincia a capire che l'unico modo per averla è il matrimonio e, alla fine del romanzo,si convince a chiederle di sposarlo e lei, dopo pochissime parole, cambia totalmente idea e decide di dire di sì.

Citazioni

Mouret era a poco a poco giunto a uno stupore sdegnato, e -se mi diverto?-, proruppe. -Ah! vuoi saper questo! povero figliolo! Ma sicuro che mi diverto io; e mi diverto perfino quando le cose van male, perché allora m'arrabbio nel vederle andar male. Io la vita non la piglio tranquillamente, io ci prendo parte sempre e con passione! e per questo forse io mi diverto.-

Ma dunque l'amore era una cosa brutta in quel modo? Bel lavoro quello lì! Un giovanotto aveva la felicità accanto e si guastava la vita adorando una donnaccia di quella sorta come il santissimo sacramento?

Non erano più che delle ruote ingranate mosse dalla macchina, senza una personalità propria, costretti a non esser più che una forza aggiunta ad altre forze in quell'ambiente volgare e possente da falansterio.

Quando non c'è lavoro per la fabbrica, si sa, non c'è pane per gli operai; questo faceva parte del meccanismo impassibile. Quel che è inutile si butta via come una ruota di ferro per cui nessuno ha gratitudine dei servizi fatti. Tanto peggio per chi non sa vivere!

Davanti a quella famiglia, che le pareva già condannata alla rovina, Denise col cuore che le si struggeva per la pietà, ebbe per un momento paura di essere cattiva. Perché andava ad aiutare la macchina che schiacciava così la gente? Ma si sentiva quasi sospinta da una forza e sentiva di fare il male.

Quel cubo enorme, quel bazar smisurato, toglieva loro la vista del cielo e pareva che avesse un po' di colpa per quel freddo che faceva loro battere i denti in fondo alle gelide stamberghe.

Poi, penetrando più avanti ancora nel cuore delle donne, aveva pensato la resa, un capolavoro di seduzione gesuitica: -Pigli, pigli, signora; se non le piace più, lo riporterà-. E la donna che resisteva trovava un'ultima scusa nel poter pentirsi di una sciocchezza fatta; comprava, e la sua coscienza stava zitta. La resa e i prezzi bassi erano ormai la regola classica del nuovo commercio.

Le signore travolte dalla corrente non potevano più tornare indietro. Come i fiumi attirano le acque sparse d'una valle, così pareva che il fiotto delle clienti trascorresse in mezzo all'atrio attraendo quelli che passavano e aspirando la gente da ogni parte di Parigi.

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