Trama in breve

Marlowe viene ingaggiato da Kingsley, magnate dei profumi, per ritrovare sua moglie Crystal. Come sempre, però, non tutto è come sembra e il caso diventerà molto più complesso ed intricato di quanto l'investigatore potesse immaginare.

Incipit

Palazzo Trelloar era, ed è situato in Olive Street, vicino alla Sesta Avenue, sul lato ovest. Il marciapiede di fronte ad esso, era fatto, originariamente, di blocchi di gomma bianca e nera.

Recensione

Ebbene sì; è il primo libro che leggo di Raymond Chandler: mea culpa. La verità è che, solitamente, i gialli non mi affascinano molto e, anche se amo leggere di tutto e penso che non ci siano generi brutti in assoluto, è difficile che acquisti libri di questo genere. 

In fondo al lago, noto anche come la signora del lago e la donna del lago, è un libro che vede come protagonista il famosissimo personaggio di Chandler: il detective privato Marlowe, per l'esattezza si tratta del quarto romanzo della serie. Pronta a leggere una schifezza (sì, sono snob e non ci posso fare niente) me lo sono portata al mare per costringermi a leggerlo e per apprezzarlo meglio (probabilmente è la cinquantesima volta che lo ribadisco ma al mare apprezzo di più i libri meno impegnati, mentre a casa non ne sopporterei la lettura) e mi sono accorta da subito di aver preso una cantonata, e meno male!

Fermo restando che il genere non è il mio preferito, mi è stato totalmente evidente che il livello di questo romanzo è nettamente superiore a quello di molti altri libri del genere letti da me in precedenza.

Lo stile di Chandler è asciutto e senza fronzoli ma incisivo. I cultori del genere probabilmente non apprezzeranno ciò che sto per dire ma mi è sembrato molto vicino alla serie di Pat e Angie di Dennis Lehane, serie che mi è piaciuta molto e che ho letto interamente. Ovviamente le differenze ci sono e sono anche evidenti; però nello stile ho trovato dei punti di incontro che mi hanno fatto da subito ben sperare. Apprezzatissime anche le diverse similitudini, divertenti e chiare.

L'ironia è, senza dubbio, un tratto distintivo di questo genere; è specialmente Marlowe, il protagonista, ad utilizzarla e, così facendo, si accattiva la simpatia del lettore. Ho apprezzato molto questo aspetto del libro perché, per quanto in questo genere sia facile trovarla, non sempre è ben dosata o presente.

Ovviamente in un giallo non è l'introspezione dei personaggi ad essere l'elemento più importante; nonostante sia fondamentale ovviamente che ognuno di loro abbia una propria personalità. Per non dare al lettore la chiave di lettura del delitto è necessario non approfondire particolarmente questo aspetto. Trovo che l'autore, però, potesse fare di più; anche non anticipando niente di rilevante avrebbe potuto entrare di più nella mentalità dei personaggi, facendoceli conoscere meglio. 

Questo discorso non vale per il protagonista, anche nel suo caso i suoi pensieri e le sue azioni non vengono approfondite particolarmente ma ciò giova grandemente alla lettura; non sapendo le teorie che Marlowe sviluppa nella sua mente lo vediamo solamente agire di conseguenza; ciò rende il libro più avvincente perché non si conosce mai la mossa successiva del protagonista. Successivamente poi, tutto viene spiegato e, perciò, non si può nemmeno asserire che i suoi comportamenti, con il senno di voi, siano inspiegabili.

Il giudizio sui dialoghi dipende da ironia e personaggi; dove l'ironia spiccava li ho molto apprezzati, dove invece non venivano mlto approfonditi i personaggi non li ho graditi particolarmente.

La struttura è uno degli elementi che più mi ha soddisfatta; solitamente in questi libri trovo due pecche, a volte presenti anche insieme:

La prima consiste nella complessità della trama; in genere se la trama è piuttosto semplice capisco immediatamente tutto e, perciò, durante la lettura mi annoio oppure, se la trama è particolarmente complessa, rischia di attorcigliarsi talmente tanto che, una volta saputa la soluzione del caso, essa non sembri molto credibile.

La seconda pecca è la capacità

dell'investigatore di riuscire a scoprire gli indizi che lo aiuteranno alla soluzione del caso; se li trova con ragionamenti troppo complessi non sembra credibile e se li trova per pura fortuna o sesto senso è addirittura ridicolo. 

In questo libro, invece, queste due pecche non sono presenti.

La trama è sì complessa, personalmente non avevo capito tutta la risoluzione prima della fine del libro, ma non esagera con i particolari ed è totalmente coerente e coesa.

Marlowe è un investigatore bravo nel suo lavoro ma riesce sempre a scovare indizi per qualche motivo ben delineato; è un buon osservatore, colpo di fortuna, intuito ma soprattutto deduzione, capacità che per me non manca mai in buon giallo.

Per questi motivi ho apprezzato la struttura del romanzo; ti lascia avanzare nelle immagini e, ad ogni scoperta, ti fa credere qualcosa di diverso. Anche la credibilità, sempre per gli stessi motivi, mi è sembrata stabile.

Per quanto riguarda l'appeal della trama non so come pronunciarmi; è inevitabile che leggendo un giallo si parli di un delitto, però, il modo in cui Marlowe viene chiamato ad investigare è particolare e esce un po' dalle righe principali del romanzo. Un giallo che presentasse più elementi di quelli contenuti di questo libro mi sembrerebbe esagerato e troppo fuori schema e, probabilmente, lo apprezzerei meno.

L'ambientazione varia molto e non posso asserire non sia descritta però, per i miei gusti, a questo aspetto non viene data l'importanza necessaria. In un giallo mi piace molto l'idea di avere anche una traccia visiva di ciò che il protagonista vede in modo tale da riuscire così a cercare e captare indizi anche in questo modo. Nonostante, perciò, sia un elemento ben utilizzato, ritengo che Chandler avrebbe potuto fare di più.

L'atmosfera, a sua volta, è ben resa a parole ma, un po' per mancanza di approfondimento di questo aspetto e un po' per l'ironia del protagonista (ben accetta ma totalmente in disaccordo con l'emozione che potrebbero creare certe scene), si fatica molto ad entrare in empatia con i personaggi.

Considerando che l'ho letto lentamente non posso asserire che il ritmo del libro sia veloce; è vero l'autore non si sofferma molto su aspetti lenti però non sentivo una spinta particolare nell'andare avanti con la lettura; nonostante tutto sommato stessi apprezzando il libro.

In fondo al lago è un romanzo che mi ha stupita positivamente e, per questo motivo, mi sento di consigliarlo a tutti. È adattissimo da leggere al mare sotto l'ombrellone, è scritto bene, è sagace e presenta un protagonista davvero simpatico e di piacevole lettura, si legge velocemente e costa poco, per me vale la pena.

Trama completa (con spoiler)

Marlowe viene ingaggiato da Kingsley, abbiente produttore di profumi. L'uomo desidera che l'investigatore ritrovi la moglie, Crystal, scomparsa ormai da qualche tempo. La donna aveva mandato un telegramma al marito,  informandolo di voler divorziare per un altro uomo, Chris Lavery, ma avendo incontrato l'uomo in questione e vedendolo senza di lei, Kingsley sospetta le sia successo qualcosa di brutto.

Iniziando le indagine Marlowe scopre subito che Crystal, prima di scomparire, si era rifugiata al Piccolo Daino, luogo in cui i coniugi Kingsley possiedono una casa sul lago, perciò inizia le sue indagini da lì.

Una volta giunto in riva al lago l'investigatore scopre che Crystal è andata via dal luogo lo stesso giorno in cui se n'è andata anche Muriel Chess, moglie del vicino di casa. Successivamente il cadavere di Muriel viene rinvenuto dal marito, in presenza di Marlowe; si trovava in fondo al lago. (Da qui, ovviamente, il titolo del libro.)

Il mistero si infittisce: si scopre che, molto probabilmente, il vero nome di Muriel Chess fosse Mildred Haviland e, una volta tornato a casa, Marlowe scopre che anche Lavery, ex amante di Crystal, è morto. 

Alla fine l'investigatore riesce a far combaciare tutto e scopre che; la donna ritrovata in fondo al lago in realtà è Crystal (essendo sfigurata dall'erosione dell'acqua era stata scambiata con la vicina perché ne indossava i vestiti), ad averla uccisa è stata Muriel che, impossessatasi dell'identità di Crystal, voleva scappare dalla vita con il marito. Giunta in albergo, però, Muriel incontra Lavery e, sapendo che lui si sta dirigendo da Crystal, decide di circuirlo e iniziarci una relazione per impedirgli di scoprire la scomparsa della donna, lasciandolo poi una volta sicura di averlo convinto a non continuare la relazione con la moglie di Kingsley.

Quando Muriel scopre, però, che Lavery potrebbe svelare la sua vera identità (lui la conosce come Muriel e sa che non è Crystal) la donna decide di uccidere anche lui e di scappare nuovamente; chiede i soldi a Kingsley, facendogli credere di essere sua moglie (non parlandogli direttamente al telefono per non fargli riconoscere che la voce non è quella di sua moglie.)

Marlowe, con l'incarico di portare i soldi alla donna, capisce che è lei la colpevole dei delitti ma, nel momento della soluzione del caso, viene tramortito e si sveglia la mattina dopo con il cadavere della donna a fina. Per non essere incriminato di un delitto che non ha commesso l'investigatore cerca di scappare ma viene subito riconosciuto dal poliziotto Degarmo. Quest'ultimo crede nell'innocenza dell'uomo e lo porta al Piccolo Daino dove, secondo quello che dice Marlowe, ci sono le prove per incastrare Kingsley, considerato l'assassino della donna.

In realtà Marlowe sapeva invece che l'assassino è proprio Degarmo e lo fa andare nel posto sperduto proprio per poterlo fare arrestare; l'uomo era l'ex marito di Muriel Chess e, una volta scoperte le sue malefatte, ha deciso di ucciderla.

Citazioni

- I vostri modi non mi piacciono - disse Kinsgsley. Con la sua voce si sarebbe potuto schiacciare una noce di cocco.

Sentite, Marlowe, credo di capire che il vostro istinto di investigatore vi porta a cercar di concatenare tutte le circostanze che vi capitano sotto gli occhi, ma non andate furoi strada. La vita non è così... almeno, la vita come l'ho conosciuta io.

Mi sedetti immobile e rimasi a lungo ad ascoltare i rumori della città che andavano affievolendosi col trascorrere del tempo. E a poco a poco ritrovai la calma.

Guardai l'orologio. Le nove e cinquantaquattro. L'ora buona per andarsene a casa, mettersi in pantofole e fare una partita a scacchi. L'ora buona per sorbire una bibita gelata e per fumare finalmente la pipa in santa pace. L'ora buona per sedersi, coi piedi all'aria e non pensare a niente. L'ora buona per essere creatura umana, un uomo che ha una casa, un uomo che non ha nulla da fare se non riposare, respirare l'aria della notte e ritemprarsi il cervello per il giorno dopo.

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