Tagliami la testa senza farmi male

Di Oscar Francioso
Voto: 8
Prima edizione: 2016
Numero di pagine: 117
Editore: Enzo Delfino Editore
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Italiano, Ragazzi
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Trama in breve

Eric vuole suicidarsi; ragazzo diciottenne intelligente ma privo di interessi reali, non riesce a trovare qualcosa per cui vivere. Decide di darsi tempo fino a settembre per trovare quel qualcosa, altrimenti lo farà davvero. Il racconto dei suoi tentativi ci fa ridere grazie allo stile dell'autore ma ci fa anche riflettere sulla vita e sul senso che ognuno di noi le dà.

Incipit

Comincia così, su un ponte. Ci sono la notte, un cartello giallo e ci sono io, che ho appena compiuto diciotto anni. Nel corso del tempo, avevo smesso di guardare la televisione. Non avevo mai seguito la moda. Odiavo i videogiochi e tutte le multinazionali - tranne quelle del tabacco e degli alcolici. Non mi curavo le sopracciglia. Ero un maestro a fare il participio passato dei verbi irregolari. Andavo nel panico se il volume dello stereo non era regolato su multipli di tre. Vivevo nel terrore che tutto andasse a fuoco. Controllavo tre volte il gas prima di uscire di casa.

Recensione

Ecco a voi un libro veramente sorprendente; un romanzo di formazione atipico dalla forte connotazione contemporanea e moderna. 

Il protagonista di questo libro è estremo; non trovo altro aggettivo per descriverlo nella sua totalità. Ciò che colpisce immediatamente è la sua personalità; normalmente i protagonisti dei libri di formazione sono bravi, buoni ed educati, ciò porta a genitori e parenti la consapevolezza che, leggendo quei libri, loro possano avere un buon esempio su cui basare la loro condotta e quindi considerano la lettura positiva; qualcosa di utile sotto più punti di vista.

Perché allora consigliare questo libro dove, per molti aspetti, il protagonista si comporta in modo totalmente inappropriato, rispetto a quello che si vuole insegnare ai figli? Cerco di darvi le risposte che mi sono data io.

Prima di tutto il libro è orientato sicuramente verso un pubblico giovane; ma non si rivolge ad una fase dell'età del ragazzino in cui la cattiva condotta del protagonista possa essere considerata senza filtri e, quindi, dare un cattivo insegnamento. Il protagonista ha 18 anni e direi, che se letto all'incirca a quell'età, non si possa certo pensare che nella mente formata di un giovane ragazzo ciò possa incidere negativamente, anche perché valori ed insegnamenti dovrebbero essere già stati trasmessi a quell'età dai genitori e dai parenti.

Secondariamente ho anche pensato che, in caso il giovane non fosse totalmente irreprensibile, leggere di questo protagonista così sgangherato ed esagerato potrebbe fare, anzi, l'effetto contrario. Il messaggio del libro effettivamente è chiaro e non è certamente quello di comportarsi male, bensì, quello di non esagerare ma essere sempre se stessi; continuare ad alimentare il ragazzino che c'è dentro di noi ma entro dei limiti che, con la maturità, possiamo comprendere sempre di più. 

In più, spero che il suo modo di vivere possa interessare talmente tanto ai ragazzi, da indurli ad avvicinarsi al mondo della lettura e magari aiutarli così a sentirsi più parte di qualcosa, meno allo sbando, come a volte ci si sente nell'età adolescenziale.

Il protagonista, in realtà, è anche molto intelligente ed arguto e, sotto questo aspetto utilissimo come esempio da porre. I suoi pensieri, come ad esempio il voler trovare lavoro per non pesare economicamente sulla famiglia, sono encomiabili alla sua età e possono essere anche fonte di stimolo per il giovane lettore che, in quel momento della sua vita, non sa cosa fare e si sente perso, come se buttasse via le sue giornate.

L'utilità del libro mi è parsa subito evidente; Eric è un adolescente depresso, che non sa cosa fare della sua vita, che cerca una direzione; tenta persino il suicidio perché non riesce a trovare ciò che può dare un senso della vita. Quanti sono i ragazzi che, nel passaggio verso l'età adulta affrontano questi stessi dubbi, queste stesse ansie e paure? Moltissimi. E il libro aiuta a dare una risposta, e grazie a questa molti ragazzi possono sentirsi non solo capiti ma anche sollevati, capendo che altri affrontano quello che provano loro e che una soluzione c'è.

Tornando alla figura del protagonista e analizzandola sotto l'aspetto della personalizzazione del personaggio, trovo che l'autore non avrebbe potuto fare di meglio; la personalità di Eric è ben delineata, non abbiamo problemi a capire cosa prova e cosa pensa ed è facile provare empatia nei suoi confronti, anche se si tratta di un personaggio talmente atipico che, difficilmente, coinciderà con il lettore in tutti i suoi aspetti.

I personaggi che circondano Eric sono ben descritti ed approfonditi; certamente non presentano la stessa rilevanza del protagonista, però li conosciamo piuttosto bene e ci è chiaro il ruolo di ognuno di loro nella vita di Eric. Sono tutti diversi e riflettono i gruppi di persone che, con ogni probabilità, sono presenti nelle classi dei ragazzi che leggeranno il libro. Solo la famiglia è piuttosto particolare; probabilmente di primo acchito in molti sogneranno una nonna come quella di Eric, ma anche in questo caso è il protagonista stesso a far capire al lettore che non ci sono solo aspetti positivi nell'avere una famiglia di quel genere. Anche in questo caso, essere se stessi sì, ma non troppo; se si è troppo severi si rischia di non portare l'affetto necessario, se si è troppo aperti si rischia di non dare gli insegnamenti di cui il ragazzo sente di avere bisogno.

Lo stile dell'autore mi è piaciuto molto, divertente, scorrevole ma ben costruito. Adatto ad un lettore giovane perché, nonostante sia grammaticalmente ineccepibile, porta il lettore a considerare il libro semplice e leggero; utilissimo per chi vuole cercare di avvicinare al mondo della lettura il proprio figlio/nipote post adolescente.

L'ironia che aleggia su tutto il libro, anche nelle scene che nella vita reale non considereremmo divertenti, è il timbro dell'autore. Difficilmente si riesce ad abbandonare così tanto con questo elemento senza esagerare ed essere considerato inopportuno, l'autore invece riesce benissimo nel suo intento e regala all'autore una lettura piacevolissima.

La trama, intesa come idea iniziale è assolutamente originale e intrigante. Un giovane che non trova il senso della sua vita e che tenta il suicidio. Una trama di questo tipo, abbinata ad uno stile ironico e divertente è difficile da trovare e la possibilità che si dà Eric di trovare qualcosa per cui valga la pena vivere, fa sì di attirare l'attenzione del lettore su ciò che il romanzo vuole rimarcare. Su questo tema vi consiglio il film Non buttiamoci giù di Pascal Chaumeil, tratto dall'omonimo libro di Nick Hornby.

Lo svolgimento della trama invece l'avrei voluto più complesso; come sempre accade con i libri belli vorrei sempre maggiori vicende, più spiegazioni e ulteriori approfondimenti. Di spunti di riflessione ce ne sono però e sono anche molto interessanti.

La struttura del libro mi è piaciuta molto e la trovo anche molto utile; si comprende dal titolo di ogni capitolo il contenuto di ciò che è scritto; rendendo facile a chi volesse rileggere solo un frammento, trovare il brano in questione. Durante la lettura è inevitabile notare che ci sono elementi ricorrenti, inseriti appositamente dall'autore, che creano un effetto comico e che ho apprezzato particolarmente; amo le ripetizioni che riportano qualcosa in più o che, semplicemente, rimandano ad un universo di ricordi (del protagonista e nostri) ben più ampio della semplice frase scritta.

Considerando che ho letto il libro in una mattinata potrete anche facilmente desumere che il ritmo di lettura è un altro aspetto positivo. Il libro non è particolarmente lungo ma, soprattutto, la scrittura è talmente scorrevole da trascinarti avanti nella lettura senza farti pensare nemmeno lontanamente di smettere e fare altro. I capitoli poi sono corti e presentano talmente tante idee ingegnose al loro interno (come ad esempio regole generali di comportamento o storie flashback nella storia principale) che non si ha mai il tempo di pensare ad altro.

Come avrete notato, ultimamente sono piuttosto puntigliosa su ambientazione ad atmosfera; nei libri che mi piacciono particolarmente mi aspetto che anche queste caratteristiche siano particolarmente approfondite.

Per quanto riguarda l'ambientazione; trattandosi di un romanzo per ragazzi, mi rendo conto che l'autore non potesse indugiare in maniera particolare su descrizioni di ambienti e persone. Un lettore più giovane l'avrebbe facilmente trovato noioso e il tutto avrebbe sicuramente inficiato la scorrevolezza della lettura. Avrei però gradito qualche riferimento in più , specialmente in alcuni punti in cui Eric si rende conto del mondo che lo circonda, penso che potessero essere inseriti come migliorativo, senza esagerare.

L'atmosfera, invece, non mi ha convinta del tutto perché la storia in sé è piuttosto amara mentre il modo in cui viene raccontata è molto divertente; questo dona un effetto dolceamaro al libro che, però, non culmina mai da una parte o dall'altra, rendendolo neutro. Può darsi, però, che un coetaneo del protagonista possa comprendere meglio ciò che lui prova e non aver bisogno di approfondimenti da parte dell'autore.

I dialoghi semplici, corti, formati da poche parole, divertenti e sorprendenti. Il protagonista non se ne lascia scappare una e ci stupisce ad ogni parola. Molto belli ed efficaci; dimostrazione che la sintesi, se fatta bene, è molto meglio di monologhi infiniti, per esprimere un concetto, un carattere, o uno stato d'animo.

Lo consiglio a tutti dai 17-18 anni in su; ragazzi che vogliono leggere un libro diverso, orientato verso di loro, genitori che vogliono capire o ricordare ciò che si può provare a quell'età e anche alle vie di mezzo, come me, che amano leggere e scoprire libri nuovi, originali e particolari, che valgano la pena della lettura.

Recensione (con spoiler)

Ho trovato molto interessante la soluzione del problema "esistenziale" di Eric. Il ragazzo si chiede per tutto il libro "E adesso?" intendendo che non sa cosa deve fare, come comportarsi. Alla fine del libro è data poi la soluzione; ciò che bisogna pensare davanti a qualcosa che ti capita e cambia la tua vita è "e allora?", perché la vita va avanti e compito del ragazzo ormai divenuto un adulto è quello di riuscire ad affrontare ciò che gli si presenta; rimanendo ferito sì, ma non sconfitto. 

Citazioni

Erano le tre del mattino. Avevo mal di testa, avevo fame. Avevo più in comune con i pazzi e gli stupidi che con le persone normali.

La mia generazione è stata fregata in partenza: troppo piccoli per godersi gli anni 90' troppo grandi per essere assuefatti in partenza a internet. 

Lo sfigato di turno era sfigato perché, tra i brutti, era il più brutto. Tra i timidi, era il più timido. Tra quelli vestiti male, era quello vestito peggio. Era sfigato perché nell'intervallo si chiudeva nel bagno a piangere, perché non faceva educazione fisica, perché quando gli parlavi del sesso arrossiva. Ecco. Questo era il liceo. Diffidate di chiunque lo descriva in modo diverso.

Il Vero Fumatore non fuma per sentirsi figo. Per lui la nicotina è una verità dell'anima, come la caffeina, il cibo spazzatura o il film dell'orrore di serie b. Non si diventa un Fumatore Accanito. Lo si è. È una cosa genetica. O ce l'hai o non ce l'hai.

Cominciò a parlarmi del femminismo e di un sacco di altre cose delle quali non mi fregava nulla. Non perché non siano importanti, ovvio, ma perché se un sedicenne si trova a parlare con una ragazza senza reggiseno, possono anche mostrargli una foto del suo migliore amico torturato, ma l'unica cosa che sarà in grado di pensare sarà "tette".

Maturità. Che parola orribile. Troppe sillabe. Con quale autorità il governo decideva che ero maturo? Sono troppo piccolo per crescere, pensai. Nessuno mi ha preparato a questo. "Siamo liberi!" aveva urlato qualcuno. Liberi di fare a coda agli uffici di collocamento, di vedere i volti dei nostri genitori invecchiare, liberi di... di fare cosa? Nessuno è libero.

In macchina, Nonna Argenti mi accompagnò in ufficio di collocamento. Faceva un caldo tremendo. Entrammo. Prendemmo il numero dalla macchinetta. Ci sedemmo. Aspettammo per ore. Per occupare il tempo mi guardai attorno. Quel posto era orribile. Non solo per l'architettura sciatta, anche per la facce. Facce disperate di cinquantenni che aspettavano di sapere se avrebbero potuto pulire il cesso di quella-ditta-là, cinquantenni che che pregavano di poter fare uno stage, cinquantenni che erano disposti a tutto, pur di far mangiare la propria famiglia.

 

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