Uno chalet tutto per me

Di Elizabeth Von Arnim
Voto: 6,5
Prima edizione: 1920
Numero di pagine: 208
Editore: Bollati Boringhieri
Consigliato: Ni

Tags: Classico, Sotto l'ombrellone, Inglese
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Trama in breve

Elizabeth, la protagonista, si rifugia nel suo chalet svizzero tentando di dimenticare gli eventi brutti del passato. La donna scopre che il tempo è un ottimo compagno ma che la compagnia delle persone giuste è ancora più preziosa.

Incipit

22 luglio

Ora voglio starmene in pace. 

Stamane mi sono trascinata fin quassù dal fondovalle come una formica malata, e ho raggiunto a fatica il piccolo chalet sul fianco della montagna che non vedo dal primo agosto di guerra. Mi sono lasciata cadere sull'erba davanti alla porta, troppo stanca persino per riuscire a ringraziare Dio di essere arrivata a casa.

Recensione

Elizabeth von Arnim è uno pseudonimo Mary Annette Beauchamp, autrice di una ventina di romanzi che, prima di scoprire questo libro, non conoscevo. L'autrice è australiana e ha vissuto in Germania, a Londra e in America, con tutto questo mix di nazionalità ho deciso di inserirvi nelle tag "inglese" trattandosi della nazionalità e del punto di vista della protagonista del libro. Come al solito, mi sono approcciata alla lettura informandomi il meno possibile, odio anticiparmi i contenuti dei libri e sapere già cosa aspettarmi, perciò non sapevo assolutamente se mi sarebbe piaciuto o meno.

La struttura è ciò che ho notato immediatamente; il libro è scritto sotto forma di diario. I lettori si dividono sempre riguardo a questo, io sono dalla parte di chi apprezza questa forma di scrittura, per dire la verità se è fatto bene il libro tende a piacermi molto di più rispetto a questo stratagemma, perciò, non ho potuto che apprezzare la scelta stilistica dell'autrice.

Il problema con i romanzi con questa forma, però, è mantenere la credibilità di ciò che si legge. L'autore deve fare in modo di bilanciare ciò che viene scritto per completezza con ciò che non ha senso scrivere in un diario, compito davvero difficile da realizzare. In questo caso l'autrice riesce solamente a metà nel compito; tutto sommato il diario è credibile ma ci sono diversi passaggi che dimostrano il contrario, o comunque mi hanno fatto storcere il naso. Anche assumendo che, chi scrive un diario, voglia inserire al suo interno più dettagli possibili in modo da ricordare bene tutto quando lo rileggerà, ci sono cose che davvero nessuno scriverebbe mai e che, invece, qui sono presenti. Ribadisco che è sicuramente un compito difficilissimo quello di creare una trama senza lacune con questa metodologia di scrittura e l'autrice ha fatto in modo di non crearle, io però avrei apprezzato di più credere alla veridicità di ciò che veniva raccontato, anche se necessariamente lacunoso.

Altra considerazione particolare e legata alla forma va allo stile. La narratrice scrive bene, ma il suo stile non si confà alla mia idea di diario. Troppo manieristico, troppi fronzoli per chi dice di scrivere di getto e in fretta, magari dopo una giornata stancante e piena. Certo, ognuno ha il suo modo di parlare e di scrivere, però l'impressione che ho avuto io è stata questa. Bisogna comunque ammettere che , per quanto non mi sia piaciuto correlato alla tipologia di romanzo, l'autrice ha utilizzato uno stile facile da comprendere e abbastanza fluente.

Anche la protagonista, con le sue acutissime riflessioni, non mi ha convinta; mi ha dato un'impressione di incredibile freddezza in tutto ciò che raccontava, anche i momenti bellissimi o tristissimi, sembravano scritti da un esterno che sotto sotto se ne fregava altamente di ciò che avveniva. Anche questo, ovviamente, va contro alla mia idea di diario e, sebbene riconosca che l'autrice abbia cercato in tutti i modi di coinvolgere il lettore, con me, purtroppo, non ci è riuscita assolutamente. Anche qui c'è un contrappeso da valutare, la figura della protagonista al di là della forma della narrazione, è riuscita molto bene; conosciamo perfettamente il suo carattere e diventa quasi una nostra nuova amica.

Sugli altri personaggi avevo una considerazione maggiore, ma poi ne è stato introdotto uno che non è stato approfondito minimamente. Prima che pensiate che sia ammattita mi chiarisco; trovo rilevante che uno dei personaggi non sia stato descritto adeguatamente perché, in questo romanzo, i personaggi sono davvero pochissimi. Per non anticiparvi nulla, non parlerò più nello specifico, ma considerate che parlando di un numero piuttosto basso era necessario che tutti fossero altrettanto comprensibili. La verità è che l'autrice, senza ombra di dubbio, era assolutamente in grado di approfondire i caratteri di ognuno di loro ma, in certi casi deve averlo ritenuto superfluo, mentre io avrei gradito sapere qualcosa di più. La capacità di creare personaggi vivi e realistici è sicuramente insita all'interno dell'autrice, infatti quelli che sono stati raccontati sono personaggi forti, che rimarranno scolpiti nella memoria dei lettori a lungo, però non posso non valutare anche coloro che sono stati lasciati più in disparte.

I dialoghi seguono lo stesso passo dei personaggi; alcuni sono belli e da ricordare, altri non convincono proprio.

La trama iniziale mi ispirava molto; dava la sensazione di stare per leggere qualcosa di profondo che mi avrebbe dato da pensare e che avrebbe reso la lettura utile oltre che piacevole. In realtà, di frasi importanti e riflessive, all'interno del libro ce ne sono tantissime, alcune delle quali molto belle. Ma, devo dire la verità, questo libro non mi ha lasciato molto, non ho provato granché nemmeno leggendolo. Lo svolgimento è stato talmente tanto discendente (da una situazione riflessiva che mi ispirava molto siamo arrivati al limite del feuilleton) che posso dire di non averlo gradito affatto, è stata una delusione a causa delle aspettative che avevo.

L'atmosfera, a causa di tutto ciò che ho già detto in precedenza (freddezza della protagonista, poca credibilità ecc), non ha reso grandemente in tutti i momenti importanti, però le scene divertenti non sono mancate e quelle le ho trovate davvero piacevoli.

L'ironia della protagonista è divertente, tutte le scene simpatiche sono quelle che ho gradito di più e che hanno offuscato maggiormente i giudizi negativi su ciò che vi ho elencato in precedenza. Quelle scene hanno vivacità e vividezza, sono credibili e divertenti; sono contenta di aver letto il libro specialmente grazie a loro.

L'ambientazione del libro è stupenda; viene descritto lo chalet e soprattutto tutto ciò che lo circonda; la natura, i fiori, gli alberi; è un sogno! In questo l'autrice non solo non è stata manchevole ma ci ha fatto addirittura viaggiare fino a lì e invidiare non poco la protagonista, rifugiatasi lì proprio per rifocillarsi l'anima con quel bellissimo paesaggio.

Il ritmo del libro è veloce perché molto scorrevole ma lento perché effettivamente mi mancava la volontà di vedere cosa succedeva dopo, specialmente andando avanti nella lettura. 

Riassumendo, il libro è simpatico, divertente, leggero e piacevole. Lo consiglio a chi vuole una lettura di questo tipo, e che non cerca una lettura importante che ti fa riflettere, come invece facevo io. Ottimo da leggere in estate sotto l'ombrellone; fate compagnia alla protagonista e andate in vacanza con lei!

Trama completa (con spoiler)

Elizabeth si rifugia nello chalet di sua proprietà tra le montagne svizzere, per sfuggire ai brutti pensieri e ricordi. Inizialmente vive sola, solamente i suoi domestici interagiscono con lei che, tendenzialmente, rimane sempre sola ed immobile, a smaltire la sua tristezza.

Quando comincia a riprendersi e a desiderare compagnia sopraggiungono due donne allo chalet ed Elizabeth le invita ad alloggiare insieme a lei. Le due donne dono molto strane, sono sorelle e non si separano mai. La maggiore veglia sulla minore come se fosse una bambina e non le permette mai di stare da sola con la padrona di casa. Indagando Elizabeth scopre che la minore è stata sposata due volte con dei tedeschi e che l'ultimo di questi era lo zio del marito precedente. Questi due motivi (la nazionalità e il grado di parentela) rendono la sorella maggiore così apprensiva perché in quel periodo dopo la prima guerra mondiale entrambe le cose sono difficilissime da tollerare per un'inglese come Elizabeth. La donna, però, è indulgente e riesce immediatamente a tollerare questa scoperta. 

Un giorno giunge allo chalet lo zio di Elizabeth; l'uomo vuole indurla a ritornare a casa con lui e a fronteggiare le sue responsabilità, succede, però, che l'uomo vedendo la sorella minore si innamori immediatamente e decide di volerla sposare. Deciso a volerla chiedere in moglie non riesce a capire perché la maggiore non lasci mai la sorella da solo con lui, ma Elizabeth riesce a sfruttare un'occasione propizia per lasciare i due da soli e dare il tempo alla donna di raccontare la verità sui suoi ex mariti. Lo zio decide comunque di volerla sposare e tutti tornano a casa, in Inghilterra, per le nozze e la futura convivenza.

Citazioni

Non dovrei dunque vergognarmi? Infatti mi vergogno. Già, perché se considero le ore, e le analizzo a una a una mentre le trascorro, sono tutte buone. Perché dovrei rovinarle, rovinare il tempo presente, con i ricordi ancora vivissimi e l'infelicità schiacciante dei momenti bui che mi sono lasciata alle spalle? Ormai sono lontani, mentre quelli che vivo oggi sono chiaramente buoni.

Eppure ho visto abbastanza a lungo da sapere che il tempo è una cosa bizzarra, salutare. E oltremodo igienica. Pulisce a fondo ogni cosa. Sterilizza e purifica.

L'unica cosa da fare con le proprie sofferenze passate è avvilupparle ben bene nel loro sudario, deporle nella tomba, e poi distogliere il viso e volgerlo verso ciò che ha in serbo il futuro.

Trovo difficile essere dignitosa. Quando ci provo finisco con l'eccedere. La mia dignità è sempre in difetto o in eccesso, più spesso in difetto.

Com'è di gran lunga più illuminante, di gran lunga più efficace di qualsiasi parola, di qualsiasi spiegazione, questa semplice cosa, un bacio. Credo che se tutti parlassimo meno e ci baciassimo di più, arriveremmo molto più rapidamente a comprenderci.

Sinossi ufficiale

Estate 1919. Oppressa da una profonda tristezza causata dagli orrori della guerra, Elizabeth si rifugia nel suo chalet svizzero. Arriva sola, l'animo rabbuiato dalle pesanti perdite subite e consapevole della malvagità umana, nella casa tra i monti che fino a pochi anni prima riecheggiava della presenza e delle risate di numerosi amici. Vuole ritrovare la gioia di vivere, scuotersi dall'apatia, tornare ad amare la natura, ad apprezzare i fiori e i panorami incantevoli che la circondano. Non è un'impresa facile, ma lentamente comincia a riaccendersi in lei una sottile vena di energia. Anche per il suo compleanno è sola. Concede ai domestici un giorno di libertà e si accinge a dedicarsi a qualche lavoro pesante che la costringa a non pensare, quando le arriva un regalo inatteso: due donne inglesi, reduci da un'escursione e in cerca di una pensione dove trascorrere la notte, giungono per caso allo chalet. Elizabeth le invita a pranzo, poi per il tè, quindi a rimanere con lei per alcune settimane. E dalla loro presenza nascerà la promessa di una nuova felicità. Pieno di scene divertenti e intriso della solita lieve ma spietata ironia che contraddistingue lo stile di Elizabeth von Arnim, "Uno chalet tutto per me", scritto in forma di diario, ci offre una serie di pensieri profondi sull'importanza del preservare la vita e sull'insensatezza della guerra.

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