Uomini e topi

Di John Steinbeck
Voto: 9
Prima edizione: 1937
Numero di pagine: 132
Editore: Bombiani
Consigliato: Si

Tags: Film/Telefilm, Nobel, Classico, Americano
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Trama in breve

Geroge e Lennie sono due uomini profondamente diversi che viaggiano insieme. Entrambi hanno bisogno dell'altro, anche se le motivazioni sono differenti. I loro destini sono necessariamente intrecciati e anche i loro sogni.

Incipit

Poche miglia a sud di Soledad, il Salinas capita sotto le falde dei colli, dove scorre verde e profondo. L'acqua è anche tiepida, perché è sgusciata sfavillando sulle sabbie gialle nel sole, prima di giungere alla stretta pozza.

Recensione

Uomini e topi è un must, un libro che si incontra citato in altri libri (22/11/63 di King, ad esempio), in film ed in telefilm (Lost su tutti). Le aspettative, conseguentemente, sono tante ma per fortuna con Steinbeck non ci si sbaglia mai.

Oddio, a dire proprio tutta la verità, inizialmente sono rimasta spiazzata perché io Steinbeck non lo riconoscevo proprio per niente; ho letto altri suoi romanzi e, nelle prime pagine, non mi sembrava proprio lui. Il motivo è collegato alla traduzione; io ho letto l'edizione cartacea a cura di Luigi Sampietro, che specifica nel libro, di aver svolto un semplice lavoro di correzione di alcuni errori di Pavese (vero e proprio traduttore del romanzo) nella prima versione.

Ora, indipendentemente da che si ami o si odi, o non si conosca, bisogna ammettere che Pavese ha il suo stile personale, il problema è che non corrisponde a quello di Steinbeck, e qui si è formato un problema; io inizialmente ho notato solo lo stile del traduttore, perdendo totalmente l'autore. Di Pavese ho letto poco, solamente due romanzi, e non mi ritengo particolarmente ferrata sull'argomento, conosco però Steinbeck e non ho apprezzato il "non riconoscimento" iniziale. Successivamente, Steinbeck si sente eccome ma il primo impatto non è stato quello giusto. Mi riservo la possibilità in futuro di rileggerlo in lingua originale perché credo che questa volta, ancora più del solito, questo farà una grande differenza. 

Cosa dire quindi dello stile? Io amo quello di Steinbeck ma qui non è puro come avrei voluto, se avessi letto il libro in lingua originale avrei detto che è scritto benissimo, ma ho letto la traduzione e non posso dire altrettanto. Certamente non è scritto male ma non è esattamente come me l'aspettavo (non per colpa dell'autore) e, perciò, non posso considerarlo positivamente. 

Grazie al cielo, per quanto lo stile incida su ogni romanzo, non può compromettere l'anima del libro e proprio per questo dopo poche pagine ho completamente dimenticato la dicotomia Steinbeck/Pavese e sono entrata all'interno del libro amandolo profondamente.

La trama, non so come, ero riuscita a non conoscerla, nonostante ne abbia sentito parlare dappertutto, perciò è stata un'autentica sorpresa per me. Dal punto di vista tematico, ma esclusivamente quello, mi ha ricordato l'altrettanto famoso romanzo "La valle dell'Eden" libro che mi è piaciuto molto e di cui ho apprezzato sia la trama che lo svolgimento. In questo caso, lo svolgimento è molto più semplice e veloce, d'altronde si parla di un racconto di poco più di 100 pagine ma l'ho apprezzato altrettanto, anche se per motivi diversi.

Ciò che, però, rende Steinbeck un autore da Premio Nobel per la Letteratura è la sua capacità di rendere i personaggi. Meglio di me lo spiegano proprio i responsabili del premio, assegnandoglielo “per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l'umore sensibile e la percezione sociale acuta” e come non dare loro ragione? I personaggi di Steinbeck sono persone, persone vere, che parlano, vivono, soffrono, respirano.

Il problema di Steinbeck, se così vogliamo chiamarlo, è che è profondo senza fartelo pesare e ciò comporta che alcuni lettori non riescano a scendere sotto la superficie. Lui racconta con una facilità incredibile, il lettore segue senza alcun problema, non ci sono pause di riflessione prefissate, l'autore non ribadisce una cosa più volte per farti capire il punto focale del discorso, la lettura scorre talmente facilmente (sebbene gli argomenti trattati non siano poi così semplici) che si può quasi paragonare al bere un bicchiere di acqua fresca (e non fredda), ti disseta ma non ha quel qualcosa in più, non ti rimarrà mai in mente quel bicchiere in particolare. E invece no, perché nel caso di Steinbeck l'acqua che stai bevendo è più pura delle altre, è indimenticabile, ma tu te ne puoi accorgere soltanto se hai gli strumenti giusti per comprenderla, per analizzarla, perché al contrario di altre acque non sbandiera sull'etichetta tutte le sue incredibili proprietà e sta a te accorgerti di cosa c'è dentro.

Questo aspetto, se riconosciuto, si rivela soprattutto nei personaggi; in ciò che pensano, in ciò che dicono e anche, soprattutto forse, in quello che fanno. Tu sei lì e non partecipi solamente con lo sguardo, tu percepisci la situazione, sei sensibile ad ogni spostamento. La vedi quasi al rallenty, non perché sia descritta lentamente, ma perché la tua percezione è talmente acuta che ti fa comprendere tutto, come se avessi un'eternità per capirlo.

In più, tutto questo accade nel modo più semplice possibile, l'autore non usa arzigogoli particolari, lui racconta e basta eppure, riesce a fare ciò che costa una grande fatica ad altri autori facendoti sembrare il tutto la cosa più facile che ci sia sulla terra. È vero, non è ovvio capire la profondità di un libro di Steinbeck, non quanto lo è leggendo autori che calcano su questo aspetto per fartelo notare, ma c'è e se gli darete la possibilità di farvi entrare nel suo mondo, non ve ne pentirete mai.

I personaggi di Steinbeck ti rimangono attaccati alla pelle, magari ti dimentichi i nomi o alcuni fatti, ma loro rimangono lì, sempre con te. Non conosco la sua vita, ma so per certo che era un grande conoscitore delle persone e dei loro pensieri, altrimenti non avrebbe mai potuto scrivere in questo modo. 

Conseguentemente a quello che ho detto, anche l'atmosfera di ogni scena è intrisa di significato. Ci sono scene di questo romanzo breve che non dimenticherò mai, le ricorderò come se le avessi vissute io stessa, perché come ho già detto; ero lì con loro mentre succedeva.

L'ambientazione penso che sia ciò che si è maggiormente Pavesato in questo romanzo. Sì, Pavesato è un termine che non esiste, ma rende esattamente ciò che voglio dire, perciò mi scuso ma lo tengo. La sensazione che mi ha dato leggere le descrizioni non corrisponde a quella che ho delle immagini di Steinbeck, le ho però apprezzate molto e mi sono piaciute. Avrei preferito leggerle in lingua originale, a dire la verità.

Il messaggio è quello che, alla fine, si può evincere da tutti (o quasi) i romanzi dell'autore. Questi tanto sognati Pascoli dei cielo (altro libro suo che vi consiglio) a cui tutti agognano di arrivare per avere una vita migliore esisteranno veramente o rimarranno per sempre semplici utopie di tutti gli uomini?

Ovviamente, lo consiglio a tutti. Leggete questo libro come ogni altro libro di Steinbeck, è un autore imperdibile che aveva tanto da dire e che con i suoi personaggi e le loro storie entrerà per sempre nella vostra mente e nel vostro cuore.

Recensione (con spoiler)

C'è una scena in particolare che ho trovata davvero vivida.

La scena in cui gli uomini del ranch decidono di uccidere il cane anziano di uno di loro.

Il proprietario non vuole che ciò venga fatto ma alla fine decide di sottostare al volere degli altri.

Dal momento in cui l'uomo che deve uccidere il povero animale esce con lui,  al momento in cui il gesto verrà effettivamente compiuto gli uomini, seduti attorno al tavolo, rimangono in un silenzio carico di significato. Vediamo il proprietario del cane, sentiamo la sua angoscia, leggiamo tra le righe il suo sperare che per un motivo o per l'altro quell'evento terribile non si verificherà e che il suo amico a quattro zampe rimarrà ancora a lungo con lui.

E poi succede. Per gli altri il mondo da quel momento in poi, torna quello di prima, e riprendono a parlare come se niente fosse.

Noi, però, ci ricorderemo quel momento per sempre, insieme al proprietario dell'animale.

Trama completa (con spoiler)

George e Lennie sono due uomini che viaggiano insieme. Lennie ha bisogno di qualcuno che pensi a lui, che gli dica cosa è giusto e cosa non lo è e George ha bisogno di qualcuno, Lennie gli crea problemi spesso e volentieri ma lui gli vuole bene.

Insieme, i due sognano di risparmiare abbastanza soldi per potersi comprare un loro ranch, dove vivere da padroni e poter godere del frutto del loro lavoro. Dapprima George lo racconta a Lennie per renderlo felice ma nel profondo anche lui lo desidera con tutto il cuore.

La vita, però, non va come nei sogni. Può essere dura e fredda, anche con chi non intende fare del male ed è fondamentalmente buono.

Lennie è forte e la sua ingenuità lo rende pericoloso, succede dunque che un semplice malinteso con la moglie del padrone lo porti ad ucciderla. L'uomo sa di aver sbagliato, ha paura che George lo sgriderà e fa subito ciò che l'amico (che immaginava potesse succedere qualcosa di brutto) gli aveva insegnato di fare in casi del genere, cioè si nasconde in attesa che arrivi George.

George prova a proteggere Lennie ma gli uomini del ranch sono pronti ad ucciderlo, anche a torturarlo. L'unica possibilità per lui è quello di uccidere l'amico senza che lui se ne accorga, non facendolo soffrire e impedendogli, così, di cadere nelle mani di chi non lo ama.

Citazioni

Non c'è bisogno di troppo cervello per essere un bravo ragazzo. Qualche volta mi pare anzi che il cervello faccia l'effetto opposto. Prendete uno che sia davvero in gamba, è difficile che sia una brava persona.

Un uomo ammattisce se non ha qualcuno. Non importa chi è con lui, purché ci sia. Vi so dire, esclamò, vi so dire che si sta così soli che ci si ammala.

Come talvolta avviene, un attimo discese e si librò e durò molto più che un attimo. E il suono tacque e il movimento tacque, per molto molto più che un attimo.

Sinossi ufficiale

Pensato per un pubblico - i braccianti della California - che non sapeva né leggere né scrivere, "Uomini e topi" (1937) è un breve romanzo, ricco di dialoghi, che, nelle intenzioni di Steinbeck, avrebbe dovuto essere in seguito adattato, come difatti avvenne, per il teatro e per il cinema. Protagonisti, due lavoratori stagionali, George Milton, e l'inseparabile Lennie Little, un gigante con il cuore e la mente di un bambino, che il destino e la malizia degli uomini sospingono verso una fine straziante. Il ritratto di un'America stretta dalla sua peggiore crisi economica nella drammatica rappresentazione di un maestro.

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