Petra Rubea

Di Pio Bianchini
Titolo originale: Petra Rubea
Voto: 7,5
Prima edizione: 2015
Numero di pagine: 322
Editore: WLM Edizioni
Consigliato: Si

Tags: Storico, Contemporaneo, Italiano
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Trama in breve

Pietrarubbia è il villaggio in cui si svolgono prevalentemente gli avvenimenti di questo libro; conosciamo i personaggi uno ad uno, scopriamo ciò che dava loro gioie, dolori, preoccupazioni. Personaggi che sono esistiti o che sarebbero potuti esistere, che ci fanno capire in maniera più umana un periodo storico importante nella nostra Storia.

Dedica

A mio padre

Incipit

Sulla riva destra del torrente Conca, quasi al confine tra Romagna e Marche, sulla sommità del Monte San Lorenzo e di fronte al borgo di Montegrimano, un tempo un castello dominava la valle. Scendendo verso il fiume, in prossimità di una fonte, c'era una chiesa, e la leggenda vuole che, in origine, fosse un'antichissima pieve.

Recensione

Il genere letterario di Petra Rubea è uno dei miei preferiti; il romanzo storico. Ambientato tra il 1266 ed il 1299 circa, il libro parla di un periodo storico che conosco solamente grazie agli studi scolastici ma di cui ho letto veramente poco, specialmente ambientato in Italia. In questo caso, poi, si parla in particolare dei luoghi dove vivo (Romagna), perciò l'interesse se possibile era anche maggiore e correlato ad un'alta utilità.

Il primo aspetto di questo libro che voglio rimarcare è il suo ritmo; può capitare che alcuni romanzi storici siano lenti perché al loro interno vengono inserite molte nozioni importanti che tendono, però, a rallentare la lettura ed il coinvolgimento del lettore, in Petra Rubea, invece, l'aspetto storico non inficia affatto sulla scorrevolezza della trama ed il lettore legge con gusto, imparando però molte cose sul periodo in questione e potendo così apprezzare sia l'aspetto ludico che quello più impegnato. 

Mi è piaciuto molto lo stile dell'autore in generale; trovo fondamentale che gli scrittori di questo genere di libri siano pronti e preparati sull'argomento (aspetto che si dà spesso per scontato ma non lo è affatto) ma che riescano allo stesso tempo a raccontarti tutto quello che sanno in maniera leggera, semplice. Deve esserci, cioè, una forte distinzione tra saggio e narrativa, nel secondo caso il lettore non deve avere l'impressione di essere uno studente davanti alla lezione. Pio Bianchini non mi ha affatto delusa, anzi, è riuscito a padroneggiare le informazioni in maniera tale da fare capire al lettore tutto il necessario per comprendere l'epoca e la sua struttura senza però farlo pesare in alcun modo dando l'impressione di elencare solamente un insieme di fatti. C'è qualche termine e concetto che viene spesso ripetuto, forse troppo, ma niente che tolga il piacere della lettura.

Come sempre, c'è un particolare del libro che mi è piaciuto più di tutti; posso dire il fiore all'occhiello del romanzo, ciò che, poi, dà la spinta all'idea "voglio leggere altro di questo autore" e, in questo caso, si tratta della resa dei personaggi. Scoprirete, leggendo Petra Rubea, che i personaggi raccontati sono davvero numerosi, ma le descrizioni fatte su ognuno di loro sono superbe, mi sono piaciute davvero tanto che, devo dirvi la verità, mi sarebbero bastate anche come racconti singoli per poterne apprezzare la lettura. Trovo che Pio Bianchini sia particolarmente dotato nel fornire una personalità distinta ad ogni personaggio e che riesca a renderli reali, persone che davvero soffrono, piangono, oziano, malignano ecc.. 

Penso, però, che la scelta della struttura del libro abbia un po' tarpato le ali alla gradevolezza di quanto appena detto. I personaggi, infatti, vengono approfonditi alla loro prima menzione e questo comporta per il lettore leggere tantissime descrizioni di fila; trattandosi di una quantità molto elevata di personaggi ciò ha causato una mia difficoltà nel riuscire a ricordare le differenze tra gli uni e gli altri, perché venivano raccontati a poche righe di distanza senza darmi la possibilità di incamerare tutte le informazioni separatamente ed anche il fatto che si salti di anno in anno ad ogni capitolo, non aiuta molto a ricordare ognuno di loro.. Nonostante ciò ho apprezzato tantissimo le loro caratterizzazioni e in una seconda lettura sicuramente faticherei meno ad individuare ciò che mi è sembrato dispersivo di primo acchito. Non lo trovo, perciò, un problema del libro ma solamente un aspetto che nel futuro possa essere migliorato per dare risalto a ciò che penso sia il merito più grande dello scrittore.

Essendoci molti personaggi e diversi salti temporali non sono riuscita da subito ad individuare una trama univoca, anche se la lettura non viene disturbata dalla pluralità di avvenimenti. Più avanti nel romanzo, invece, grazie allo svolgimento riusciamo a vedere come tutto si collega e forma la storia vera e propria, quella principale.

L'ambientazione è ambivalente. Dal punto di vista di ciò che è più importante, cioè la capacità dell'autore di riuscirci a fare entrare nell'ottica di un'epoca diversa dalla nostra, Bianchini è stato bravissimo; utilizza il gergo giusto non dà per scontate cose che potremmo non sapere e ce le fa capire poco a poco, nella narrazione.

L'ambientazione intesa come descrizione dei luoghi è buona, ma avrei preferito che l'autore indugiasse su questo aspetto un po' di più. Essendo io parecchio ignorante sull'argomento avrei apprezzato, infatti, che i luoghi descritti, soprattutto le strutture quali le case, i castelli ecc.. fossero state descritte maggiormente. Nel libro queste cose ci sono, ma come si sa io sono puntigliosa e preferisco sempre il troppo al troppo poco, come dico sempre. 

Anche l'atmosfera si percepisce molto bene, complice la capacità dell'autore di farci immedesimare con i personaggi, manca solo quel tocco in più che ci fa emozionare insieme a loro, come se fossimo loro amici e non potessimo che condividere le loro gioie ed i loro dolori.

Penso che questo libro sia interessante e scorrevole, perciò, lo consiglio a tutti. Gradevole sia per semplice intrattenimento che per capire ed imparare aspetti della nostra Storia che non si possono arguire solamente studiandoli a scuola.

Curiosità

Oltre agli aspetti storici, che non posso elencare per non risultare pedante, questo libro mi ha fatto scoprire cose che non conoscevo tramite le seguenti frasi:

Alcuni uomini appoggiarono la mano all'elsa della spada, altri, usanza ereditata dagli ebrei, si toccarono i genitale, e altri ancora, frettolosamente e di nascosto, accennarono il segno della croce.

I cinghiali temono l'uomo e, qualora lo incontrino, fuggono impauriti. Non sono animali silenziosi e, nel sottobosco o nei prati, pesticciando e grufolando, fanno un gran baccano.

Citazioni

Ma a volte, il destino non consente di scegliere i migliori, soprattutto se nati per secondi.

Come in qualsiasi piccolo villaggio che si rispetti, dove ci si conosce tutti perfettamente e si sanno vita, morte e miracoli di ogni famiglia e di ciascun abitante, anche a Petrarubbia, dopo il lavoro nei campi e davanti al focolare, uno dei passatempi preferiti era l'arte antichissima e divertente del pettegolezzo.

Quel piccolo anfratto era l'alcova preferita del domino Santi, dove egli consumava i suoi vizi orrendi e contro natura. Si sa che la carne è debole, e che l'occasione fa il prete peccatore...

Era risaputo che, come le donne stavano volentieri soltanto con le donne, a maggior ragione le streghe gradivano la sola compagnia delle altre streghe... Insomma, il parto era un avvenimento peculiare, un'esclusiva muliebre e, in una società maschilista, molto sospetta.

Si sa che le bestie non sono intelligenti, almeno non quanto l'uomo. Le pecore, poi, sarebbero particolarmente stupide: basta che una sola di esse prenda l'iniziativa perché tutto il gregge, senza riflettere, la segua ovunque, anche in bocca al lupo.

Gli accarezzò delicatamente il volto, come mai avrebbe osato un tempo. Quindi gli si accoccolò accanto e, abbracciandolo, avvolse entrambi con il caldo mantello. Non avendo più lacrime, e neppure la forza per piangere, si strinse a lui e rimase immobile, in silenzio, al buio e nell'attesa che finisse la notte.

Sinossi ufficiale

Il Montefeltro e la Romagna, nel XIII secolo, sono teatro di innumerevoli battaglie tra guelfi e ghibellini. Ponendosi alla testa delle due fazioni in lotta, le nobili casate dei Montefeltro e dei Malatesta rivaleggiavano fra loro. Nell'estate del 1289, il conte Corrado di Pietrarubbia occupa Urbino, cacciando dalla città i guelfi alleati dei Malatesta e richiamando in patria gli esuli ghibellini. Questo romanzo riporta alcune vicende documentate, come l'imboscata di Cesena, dove gli uomini di Corrado di Pietrarubbia attentano alla vita di Malatesta da Verucchio, futuro signore di Rimini, e il trattato d'alleanza di Montescudo, che Taddeo di Pietrarubbia stipula successivamente con l'acerrimo nemico. È in questo contesto storico che Pio Bianchini inserisce il suo racconto delle genti di Petra Rubea. L'antico maniero di Monte San Lorenzo è retto da Bonzio, fido vassallo dei fratelli Corrado e Taddeo. Alvisio e Fraudolente, loschi figuri al soldo del conte Corrado, imperversano, sia in pace sia in guerra, commettendo atroci efferatezze e provocando radicali cambiamenti ai delicati e instabili equilibri tra le diverse fazioni politiche...

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