Non hai mai capito niente

Di Marco Freccero
Voto: 8,5
Prima edizione: 2014
Numero di pagine: 196
Editore: Self Publishing
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Italiano, Racconti, Emergente
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Trama in breve

Una raccolta di racconti che ci parla di noi e di chi ci sta attorno. Ogni racconto parla di qualcosa di reale, e ci catapulta in una realtà che speriamo non sarà mai la nostra. Ogni storia ci fa affrontare una paura, una situazione difficile, e ci mostra come noi esseri umani, per quanto piegati e feriti, siamo sempre pronti a vivere e ad affrontare tutto.

Incipit

Del tutto inaspettato

Aveva colpito con un pugno un collega di lavoro. Un gesto inspiegabile; era sempre stato un uomo dai gesti controllati, le parole misurate.

Detriti

Avevo sette, forse otto anni, quando mi assalì per la prima volta la paura della morte; fu anche l'ultima, almeno sino a ora.

Non è più come una volta

Come ogni giorno si sveglia alle sei, fa una doccia, si veste. Dopo un caffè esce dall'abitazione, una casa di due piani dalle grondaie di rame e con i balconi in ferro battuto. Si chiama Stefano Pertinace e una volta era un imprenditore di successo.

Società civile

Chiude gli occhi non appena il pianto di Davide le aggredisce le orecchie; stringe le mani attorno al bordo del lavabo. Quando li riapre dopo qualche istante, nello specchio del bagno ritrova il proprio volto magro, appesantito dalla stanchezza.

La fortuna che abbiamo

Una sera dopo cena porto via la spazzatura. È la fine dell'estate, attorno alle nove, ed è buio. Le scale di solito me le faccio a piedi, sia all'andata che al ritorno; non fa male un po' di movimento. Passo la settimana in piedi, nel centro commerciale che si trova lungo il torrente.

Non credere che sia un male

- Adesso ripeti quello che ho detto. - La donna è in ginocchio davanti al bambino, gli sistema il berretto di lana sul capo, stringe con forza i lacci delle scarpe lucide.

Non hai mai capito niente

Era domenica. Lui si affacciò sulla soglia della camera da letto verso le dieci, il passo pesante dentro un paio di ciabatte troppo grandi.

La balena nel deserto

Riccardo parcheggiò il furgone coibentato lungo il muro che costeggiava il terreno del seminario. Spense le luci, tirò il freno a mano, fermò il motore e fissò il contachilometri: riportava la cifra 178.985.

Non c'era altro da fare

Il vecchio si chiamava Bartolomeo Scanavino e negli ultimi tempi aveva delle valide ragioni per essere di cattivo umore. Verso le quattro del pomeriggio avevano bussato alla porta di casa; non c'era campanello. Era andato ad aprire e si era trovato sull'uscio la nipote e il suo ragazzo, entrambi sui quindici anni.

La gioia che ci hanno tolto

Si è alzato dal letto un paio di ore fa e se ne sta disteso sul divano, a guardare la televisione. C'è una trasmissione che pubblicizza la vendita di stufe a pellet.

Spalle larghe

Aprì gli occhi e non vide nulla. Sbatté le palpebre, si stiracchiò, sfregò la schiena contro il lenzuolo per scaldarsela, e i piedi sbucarono dal letto. Sbuffò. Promise a se stessa che quando sarebbe diventata ricca avrebbe acquistato un letto enorme, e lo avrebbe sistemato in una stanza grandissima in una villa gigantesca, dove vivere da sola.

Cinzia

Cinzia prese in affitto un appartamento all'ultimo piano di uno stabile in via Poggi. Amava abitare ai piani alti. 

Patatine

Il telefono squillò. Lui guardò lei, lei guardò lui. Entrambi volsero lo sguardo all'orologio a muro sopra il vecchio televisore Philips a tubo catodico.

Recensione

Non hai mai capito niente di Marco Freccero è il primo volume della Trilogia delle Erbacce, si tratta di tre raccolte di racconti e, penso, che sia possibile leggerli anche non ordinatamente riuscendo ad apprezzare comunque ogni singola storia.

Il primo pensiero delle mia recensione lo voglio dedicare a coloro che detestano, a priori e senza conoscerlo, il Self Publishing. Ci sono persone che non leggono libri autopubblicati perché li ritengono scritti male e scartati dagli editori per le loro manchevolezze. La verità, ovviamente, non è questa e chiunque abbia letto una buona quantità di libri di questo genere sarà certamente d'accordo con me, perché ci sono libri validissimi e libri scritti male in entrambe le schiere della pubblicazione. Un giorno, magari, farò un discorso più approfondito al riguardo e argomenterò il tutto per bene.

Ho affrontato questo discorso perché Non hai mai capito niente non solo è un chiaro esempio di un libro ben scritto e con un contenuto ottimo, di cui vi parlerò dopo, ma è anche ben fatto, accurato, un lavoro che si capisce essere nato e cresciuto con tutte le cure del caso. Aspetto assolutamente bistrattato, a volte, in casi di pubblicazione da parte di un editore (specialmente se furbetto).

Ultimamente sto leggendo sempre più libri e, involontariamente, mi capita di trovare errori e refusi in ogni libro che leggo. Sono cose che capitano e certo non mi soffermo su quelli, almeno che non siano talmente numerosi da inficiare la piacevolezza della lettura ma, bene o male, ne trovo almeno uno a libro. E, checché ne pensino i lettori più "snob" anche nelle grandi Case Editrici capita eccome di inserire dei refusi nei loro romanzi. In questa raccolta, invece, io non ne ho trovato nemmeno uno, e per una volta ho voluto parlarne per mettere in mostra l'ottimo lavoro dell'autore.

Solitamente io tra romanzo e antologia di racconti preferisco il romanzo. I racconti mi piacciono, come del resto amo ogni genere di Letteratura, ma mi coinvolgono sempre meno. Il perché è collegato alla frase che spesso vi ho scritto io preferisco sempre il troppo, al troppo poco, quando si tratta di letture. Nei racconti, a causa della loro brevità, capita spesso che manchino determinati aspetti come l'introspezione dei personaggi e l'atmosfera e che siano maggiormente improntati sulla trama ad effetto ed indimenticabile, questo mi porta ad apprezzarli ma, spesso, a non amarli davvero.

Questa raccolta di racconti, invece, è speciale. Talmente piena di significato, talmente emotivamente coinvolgente che, se di ogni storia ne fosse stato tratto un romanzo sarebbe stato davvero troppo, mentre così non siamo assolutamente davanti al troppo poco. Ogni racconto mi è sembrato perfetto, nato per essere così, senza accorciare o allungare niente. Ogni storia ti raggiunge e, mai e poi mai, pensi che cambiando qualcosa sarebbe stato meglio.

Le trame sono legate a ciò che può succedere a tutti noi, durante il corso normale della nostra vita. Essere licenziati, non arrivare a fine mese, avere problemi coniugali, dover fare di tutto per poter sfamare i propri piccoli. Problemi che, purtroppo, sono molto attuali e che inquadrano perfettamente la realtà che ci sta attorno. Queste storie non sono fantasiose, non sono fantasy, non aggiungono elementi inventati, raccontano di noi e di quello che abbiamo intorno. Di per sé perciò non sono le idee iniziali ad essere particolari ma è la capacità dell'autore di dipanarle e renderle così reali e forti nello svolgimento che le rende indimenticabili.

Gli stessi personaggi sono persone comuni, desiderosi di vivere una vita giusta, normale e, possibilmente, felice. Io mi sono rivista in ognuno di loro, non per somiglianza, ma perché l'autore riesce a farci entrare nei loro pensieri, ci fa provare quello che provano loro, ci fa affrontare insieme a loro situazioni che speriamo non ci capiterà mai di affrontare ma che sono lì, vicino a noi. Ogni personaggio ha un carattere e una personalità differente ma, tutti, hanno capacità di autoanalisi e non sono superficiali. Mi è piaciuto moltissimo anche il rapporto che intercorre (nella maggior parte dei casi) tra i personaggi dello stesso racconto, amori veri, madri che vivono per i loro figli, persone che si interessano alla vita degli altri e non le schermano dietro un pregiudizio. Anche in questo caso, Freccero fa spesso vedere il meglio di noi e, anche quando fa vedere i difetti, lo fa con una precisione chirurgica, senza generalizzare mai.

Prima di fare questa recensione ho letto qualche opinione su Amazon e, forse, ho sbagliato. Perché trovo che l'atmosfera percepita da ognuno di noi sia stata diversa da quella dell'altro. Il motivo è legato, secondo me, a come si affronta la vita. Entrando così tanto dentro alle storie dei personaggi, si vive come se stessero capitando a noi e, così, le nostre emozioni vanno là dove andrebbero se davvero fossimo coinvolti in prima persona. Io ho sentito angoscia, un ansia perenne che mi agitava e mi scuoteva, sono stata triste, ho persino versato qualche lacrima, in altri casi ho provato rabbia. Ho letto questo libro al mare, il luogo in cui per me è più difficile provare queste emozioni, perché è un luogo che amo, che mi rasserena e mi rende felice, eppure, questi racconti mi hanno attirata così tanto dentro di loro da non farmi minimamente percepire tutte quelle sensazioni che di solito provo leggendo un libro sotto l'ombrellone. Sono rimasta colpita dal modo in cui questi racconti mi sono entrati dentro e mi hanno fatto male, io che spesso ho il problema di rimanere troppo distaccata nelle mie letture. L'autore ha dimostrato una capacità che non è assolutamente semplice trovare e che, davvero, ti fa vivere mille vite diverse.

Lo stile dell'autore è diretto, efficace senza dover fare giri di parole ma non scarno e non banale. Non si fa notare, sono i personaggi ad essere i protagonisti del libro e lui è semplicemente il narratore che fa sì che tu li possa conoscere. Ho apprezzato tutto ma, in particolare, ho amato i dialoghi. Anche questi ultimi rispecchiano la semplicità che non sfocia mai in banalità; sono chiari, verosimili e rimangono facilmente impressi, aiutano a loro volta a conoscere meglio i personaggi. Bellissime anche le similitudini presenti in alcuni momenti che fanno comprendere perfettamente il concetto che l'autore vuole esprimere.

In ogni racconto l'ambientazione è differente e non svolge sempre un ruolo importante nella vicenda. Le descrizioni di luoghi ed oggetti è presente ma non viene specificata nei dettagli. Noi vediamo le persone e ci concentriamo su di loro, non ci viene da chiederci cosa c'è attorno. D'altro canto, però, io ho visto ogni singola scena come se fosse in un film, mi ero così immedesimata nelle loro storie che le loro case, i loro luoghi di lavoro, hanno preso vita senza che nemmeno me ne accorgessi. Anche in questo penso che l'autore sia riuscito a scrivere esattamente ciò che serviva per poter apprezzare ogni racconto.

Io l'ho letto tutto d'un fiato, ma credo che il modo migliore sarebbe leggere un racconto ogni tanto, per interiorizzarlo al meglio. Non ho dubbi che rileggerò io stessa in questo modo per riprovare la sensazione provata alla prima lettura ancora ed ancora. Il ritmo di lettura adeguato per me è, perciò medio. Non dilungandosi in aspetti secondari e non essendo mai noioso non è assolutamente un libro lento, d'altro canto penso che una lettura più veloce e meno attenta non gli renda affatto giustizia. Questa raccolta va iniziata quando si ha voglia di leggere qualcosa di profondo che colpisce l'anima e ci fa riflettere, non è un libro d'intrattenimento adatto a momenti di semplice svago. 

Io lo consiglio a tutti perché so che, se letto nel giusto momento, non potrà che piacervi. E vi dirò di più, a scatola chiusa vi consiglio anche gli altri volumi della Trilogia delle Erbacce perché sono sicura siano altrettanto validi. 

Infine, vi svelo il mio racconto preferito: La fortuna che abbiamo. È quello che mi ha fatto maggiormente male ed è anche quello che non dimenticherò mai. Se anche voi avete letto la raccolta scrivetemi qui nei commenti o sui social quale avete preferito, sono curiosa!

Citazioni

Del tutto inaspettato

Avrebbe voluto replicare mentre quello sputava sentenze, metterlo al suo posto una buona volta; ma non sapeva cosa dire. Le idee e le parole si erano dissolte, lo avevano lasciato vuoto come un guscio di noce.

Detriti

C'è sempre qualcosa da fare, da mettere in ordine, da pulire, oppure c'è da andare da qualche parte; quando invece vorrei fermarmi. Osservare le pareti senza pensare che hanno bisogno di una rinfrescata, e i mobili sarebbero da lavare, e il frigo da sbrinare.

Non è più come una volta

Lo sente nell'aria: profumo di ferro, lubrificanti, plastica, vernici e solventi. Profumo di lavoro. L'unico che ha sempre amato.

Società civile

Studiare vuol dire avere più possibilità. Come con la lotteria: se compri più biglietti, hai più possibilità di vincere. Se ne hai solo uno ne hai meno. Voglio che tu abbia tanti biglietti.

La fortuna che abbiamo

Restiamo tutti e tre in silenzio per qualche secondo. Vorrei che qualcuno ci scattasse una foto, e sono sicuro che tra cinquant'anni, quando sarò mezzo rincoglionito e col pantalone, la guarderò e sentirò ancora il profumo di questa sera.

Non credere che sia un male

-Ehi,- stringe con forza le mani attorno al viso del bambino. -Ricorda questo. Sempre. Quando gli altri ci fanno del male, non è colpa nostra. È una loro scelta.

Non hai mai capito niente

Speravo che tu fossi diverso, ma siete identici: vi sposate per continuare a vivere come se foste soli. Come lui, non hai mai capito niente, mai.

La balena nel deserto

-La mamma dice anche che i sogni non bastano. Bisogna coltivarli. Altrimenti muoiono. Allora disegno i posti dove andrò. Se uno vede già dove sarà, si impegna di più per andarci.

Non c'era altro da fare

Sapeva che al mondo c'erano cose più importanti del rispetto delle regole, e una di queste era il dovere di difendere il proprio sangue, quando sbaglia. Dalle critiche e dalle occhiatacce della gente. Dalla legge. 

La gioia che ci hanno tolto

La povertà è brutta perché ti fa dire un sacco di bugie

Spalle larghe

A volte sento un caldo improvviso, mi pare che la testa scoppi. Allora devo fare qualcosa, ma non qualcosa di normale. Capisci? Deve essere una specie di sfogo

Cinzia

Calogero si pentì subito di quella domanda: era come un sasso lasciato cadere in un pozzo, senza nemmeno la speranza di un suono

Patatine

A volte basta poco, dicono. Un'occhiata. Un profumo. Una schiena. Dicono che sia l'amore

Sinossi ufficiale

“Si è alzato dal letto un paio di ore fa e se ne sta disteso sul divano, a guardare la televisione.” Questo è l’incipit di “La gioia che ci hanno tolto”, uno dei racconti con i quali Marco Freccero esordisce nella narrativa breve. Uno spaccato di vita quotidiana, una coppia divorata dalla crisi, che cerca di restare a galla.
I protagonisti di questi 13 racconti (anzi: 12+1), hanno in comune la nostalgia per un passato o una condizione che sembra compromessa per sempre. L’imprenditore fallito, che vede l’azienda andare all’asta; la moglie abbandonata dal marito, che col figlio ricostruisce un poco di serenità; una coppia che si separa e che prova a rimettersi assieme; un’altra che vede la propria armonia spezzarsi all’improvviso, in una sera d’estate dolce e tranquilla; i due coniugi destinati a “tappare i buchi”; Cinzia che lotta per non precipitare.

Con uno sguardo disincantato, senza giudicare, l’autore mostra la caparbietà dell’individuo, il suo desiderio di sperare oltre ogni logica. Perché vale sempre la pena di rialzarsi e riprendere a lottare e, come pensa il protagonista dell’ultimo racconto, ci sono ancora delle cose da proteggere: cose importanti, di valore.

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