Testimone ostile

Di Rebecca Forster
Titolo originale: Hostile Witness
Voto: 7
Prima edizione: 2010
Numero di pagine: 310
Editore: TimeCrime
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Statunitense, Legal Thriller
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Trama in breve

La sedicenne Hannah Sheraton viene processata per la morte di un giudice della Corte Suprema della California. L'uomo, che può essere considerato il suo nonno acquisito, è morto in circostanze particolari ed è risaputo che il suo rapporto con la giovane non era dei migliori...

Dedica

A mio marito,
grazie al quale riesco a credere 
che tutto sia possibile

Incipit

«Spogliati.»

«No.»

Hannah mantenne lo sguardo rivolto davanti a sé, verso due file di soffioni arrugginiti agganciati alle pareti divisorie delle docce.

Recensione

Testimone ostile è il primo romanzo di Rebecca Forster che ha come protagonista l'avvocato Josie Bates. Si tratta di un legal thriller, in America la serie vanta già parecchi volumi mentre qui in Italia era totalmente inedita finché TimeCrime non ha deciso di pubblicarla iniziando, giustamente, da questo primo volume.

Rebecca Forster è un'autrice che non conoscevo e di cui non avevo, perciò, idee pregresse. Io sono stata iniziata al genere legal thriller con John Grisham che, probabilmente, resterà il maestro incontrastato del genere. Le mie aspettative, perciò, sono piuttosto alte.

Dal punto di vista stilistico Rebecca Forster è ben riconoscibile. Lo stile è scorrevole e paragonabile a quello di altri autori contemporanei, ma l'autrice riesce ad inserire elementi che la caratterizzano personalmente. Un esempio sono gli elenchi; quando deve nominare più cose lei le elenca divise da un punto. Un altro esempio sono i paragoni decisamente strani;  vanno al di là delle tipiche analogie che farebbero tutti. Il fatto che il suo stile sia riconoscibile dalla massa lo trovo, certamente, un aspetto positivo ma personalmente non l'ho amato e, inizialmente, mi ha creato qualche difficoltà. 

Ciò che mi ha colpito più favorevolmente è la resa dei personaggi; più in particolare i loro rapporti. Infatti, l'autrice rifugge da tutti gli stereotipi che, nel caso, si sarebbero potuti applicare. Parte fondamentale del romanzo è, ad esempio, il rapporto madre-figlia e, per la prima volta, trovo finalmente un'autrice di sesso femminile che riesce a creare una dinamica che vada al di là della frase La mamma è sempre la mamma. Anzi, queste madri sono pessime e non sono affatto adatte al loro ruolo genitoriale ed è una realtà che, comunemente, sembra non esistere, come se le genitrici donne non potessero essere snaturate come alcuni genitori di sesso maschile. Un altro esempio è il rapporto amoroso; ben lungi da essere la storia perfetta dove lei sopravvive solamente grazie ai sospiri di lui e in cui lui fa sempre la cosa più dolce e perfetta del mondo, i due si mostrano, invece, per quello che sono; due persone indipendenti e con un passato, che stanno bene insieme e stanno imparando a conoscersi. Questi non sono che due esempi, ma l'intero romanzo mi ha stupita positivamente sotto questo aspetto. I personaggi non sono approfonditi al massimo ma vengono ben compresi nelle loro peculiarità fondamentali e non mi sono dispiaciuti, sebbene io preferisca sempre il troppo al troppo poco e avrei apprezzato qualche precisazione ulteriore.

La protagonista, Josie, è il personaggio più caratterizzato, ma anche le sue idee rimangono piuttosto nebulose. Se negli altri personaggi una certa aura di mistero è più che accettabile perché, in fondo, si tratta di un thriller e non ci si vuole svelare troppo, nella protagonista questo è solo foriero di incomprensioni. Josie crede nell'innocenza di Hannah, o no? L'ho trovata confusa per tutta la durata del romanzo e, tutt'ora, non so cosa pensasse durante il processo. Non so se questo fosse voluto o meno dall'autrice, ma io avrei preferito più una certezza rispetto alla confusione creata da questa posizione ambigua. I protagonisti, per me, si devono o amare o odiare, bisogna provare sentimenti forti nei loro confronti e, invece, io non ho provato nulla nei confronti di Josie.

L'atmosfera mi ha stupita. L'empatia con i personaggi per me è, da sempre, un ostacolo e, difficilmente, riesco a percepire qualche emozione senza entrare in empatia con loro. Eppure, Rebecca Forster è riuscita a scalfire persino me. In alcune scene particolari, la descrizione di piccoli gesti, assolutamente non banali, ha fatto sì che persino io riuscissi ad emozionarmi. Dato che in questo sono piuttosto difficile, anche se mi è successo solamente in alcuni momenti, voglio valutare positivamente questo aspetto. Sicuramente chi non avrà le mie difficoltà si farà trascinare ancora di più.

La trama con cui inizia il libro è interessante; una giovane ragazza che viene processata per il possibile omicidio di un celebre giudice della Corte Suprema. Inizialmente si è molto curiosi di capire le dinamiche che possono aver portato a questo caso. Nello svolgimento, invece, le dinamiche sono piuttosto chiare ed è piuttosto ancor più evidente che i plausibili colpevoli sono veramente pochi e, inevitabilmente, si arriva a capire tutto ben prima della fine del processo. Questo è anche significativo per la credibilità; se si capisce la soluzione significa che quest'ultima è plausibile. Da quanto ho letto, questo libro si ispira ad una storia vera, anche se non viene assolutamente seguita pedissequamente e, in effetti, al di là dei procedimenti legali che qui vengono riportati in maniera decisamente semplificata, lo trovo piuttosto verosimile.

La parte legal è trattata non da un punto di vista più tecnico bensì da quello psicologico; la giuria e il modo di convincerla, il Giudice che parteggia per uno o l'altro avvocato, il legale dell'accusa che ha idee pregresse sulla protagonista. Diciamo che per un fanatico del genere, questo aspetto potrebbe essere considerato troppo poco approfondito mentre, per chi non ha termini di paragone particolarmente eclatanti, potrà considerarlo ben svolto.

La parte thriller non trova totale riscontro nella storia; troppo poco intricata e, quindi, di soluzione troppo prevedibile, ma assolutamente adeguata nella sensazione che un buon thriller ti deve dare. La suspense, infatti, c'è sempre, nonostante tutto. Si sa già cosa succederà ma si ha comunque voglia di leggerlo perché, l'autrice, è molto brava a creare situazioni sospese che non completano totalmente la storia e ci fanno chiedere come riuscirà a succedere ciò che, si è capito, succederà.

Il mio ritmo di lettura inizialmente è stato molto lento; io mi faccio condizionare molto dallo stile e, perciò, ho impiegato diverso tempo ad arrivare alla fine del primo terzo del romanzo. Finita questa parte ed entrata un po' nell'ottica dello stile, sono riuscita a farmi prendere di più grazie alla suspense generata e ho letto e terminato i restanti due terzi in un tempo decisamente minore. Se anche voi, perciò, troverete qualche difficoltà iniziale a farvi prendere dalla lettura, sappiate che la situazione migliorerà.

L'ambientazione è sufficiente per quanto riguarda i luoghi chiusi; ci sono alcuni dettagli che ci aiutano ad immaginare la scena ma questo aspetto non ha un'importanza particolare ai fini della vicenda. Per quanto riguarda l'ambientazione in generale questo aspetto diventa ancora più marginale, il periodo non è specificato e il luogo in cui si svolge la vicenda, Los Angeles, viene a mala pensa nominato.

Interessante la struttura del romanzo che vede all'inizio di ogni capitolo alcune frasi collegate allo stesso; ad esempio ciò che dice la gente sul caso, o frasi non sentite dichiarate in tribunale o ai giornalisti dai personaggi principali.

In conclusione, il libro non è indimenticabile ma la sua autrice ha qualcosa che mi ha stupita. La sua diversità mi ha in certe occasioni, come nello stile, creato qualche problema di lettura e in certi altri, come nei rapporti tra personaggi, mi ha dato quel quid in più che spesso mi manca.

Proprio per questa sua particolarità trovo difficile sapere a chi potrà o non potrà piacere, perciò ve lo consiglio.

Se lo leggete, fatemi sapere che cosa ne pensate!

Citazioni

Faceva tanto freddo. Era tutto talmente freddo e spaventoso.

Aveva già passato altri periodi difficili. Se solo avesse continuato a mantenere la lucidità e fosse arrivata a destinazione, sarebbe andato tutto per il meglio.

Aveva scoperto che il male aveva il portafoglio più gonfio e la faccia più innocente del mondo. Nessuna delle due cose riusciva più a sedurla.

Sapeva che nemmeno un secolo le avrebbe permesso di soffrire meno.

Socchiuse gli occhi. Nel suo sguardo era rimasto un frammento di durezza. Un piccolo regalo da parte di sua madre, che la rendeva ciò che era: una sopravvissuta del cazzo.

Il cuore di Linda rimase pietrificato. Proprio quando pensava che la vita sarebbe diventata facile, ecco che prendeva la piega più crudele. Non ne aveva desiderato nemmeno uno, e invece adesso aveva due bambini che le puntavano il dito contro, rendendola in parte pretesto, in parte motivo e in parte ispirazione per ciò che avevano fatto. Era ingiusto.

La verità era che a volte non era affatto semplice salvare le persone, che a volte i salvatori non erano come ce li si aspettava, che non si poteva salvare chiunque e che non tutti meritavano di essere salvati.

Sarebbe stato talmente semplice lasciarsi trascinare nel vortice dei problemi della ragazzina, reali o immaginari che fossero, ma lei non era la sua strizzacervelli. Non era sua madre. Era il suo avvocato e doveva opporsi al suo tentare di renderla qualsiasi altra cosa.

Josie le inseguì, raccogliendo i desideri dell'amica come se fossero foglie cadute da deporle in grembo.

Ne parlavano come se fosse un rubinetto che perdeva e scocciava tutti, ma non abbastanza da essere aggiustato una volta per tutte.

Era la prima volta che Josie la sentiva ridere. Fu un suono bellissimo e si dissolse troppo in fretta.

La verità era che una questione tanto personale non si limitava a stare in attesa, ma si faceva strada sotto pelle come una zecca, e se era il tipo giusto di parassita poteva farti stare davvero male.

Dillo con sufficiente convinzione, con sufficiente trasporto, trova un esperto che avvalori la tesi e questa diventerà reale. 

Perché, quando incasinavano tutto, sembrava sempre che le madri lo facessero di proposito?

Si strinse tra le braccia, ma sollevò la testa. Aveva imparato qualcosa dalle prove del passato. Un conto era provare paura, un conto era mostrarla.

Quel caso era più di una sfida intellettiva; era una sfida per il suo equilibrio emotivo.

Un tempo aveva pensato di aver custodito quei piatti pacchiani perché un giorno sua mamma sarebbe tornata e gliene sarebbe stata riconoscente. Ora aveva capito di averli tenuti per rammentare che le cose rotte si potevano rimettere insieme, ma che sarebbe sempre rimasta una cicatrice.

Nella contea di Los Angeles era illegale fumare all'interno di un ristorante. Nessuno le impedì di farlo. Nessuno impediva mai niente a una bella donna.

Aveva evocato fantasmi che non si limitavano soltanto a perseguitarla. Banchettavano con il cuore e l'anima; la inducevano a mettere in discussione le motivazioni e la capacità di giudizio.

Unica presenza su quel tratto di spiaggia, avrebbe dovuto apparire solitaria, invece sembrava un esercito composto da un unico soldato, più forte di un'armata d'invasori.

Sinossi ufficiale

Hannah Sheraton ha sedici anni quando viene arrestata con l’accusa di aver assassinato un giudice della Corte suprema della California. Se venisse riconosciuta colpevole, la sua vita e quella dei suoi familiari sarebbero distrutte. A sua madre Linda non rimane che chiedere aiuto a una vecchia compagna di college, Josie Bates, importante avvocato penalista ritiratosi dalle grandi scene giudiziarie. Ma il caso di Hannah Sheraton è complesso, inquietante, per alcuni aspetti indecifrabile, e Josie non ha altra scelta che prendersene carico, anche a rischio di ripercorrere una strada che aveva deciso già da tempo di abbandonare. Ma più a fondo Bates scava nel terreno che ha nutrito e fatto crescere il seme della violenza, più chiara diventa in lei la consapevolezza che a condannare intere fette della società a un destino di rassegnazione e ingiustizia sono gli intrighi della politica e le connivenze di chi rappresenta la legge.
Un legal thriller intenso, ispirato a un caso realmente accaduto, che fa luce sui meccanismi a volte perversi e violenti della giustizia, nei confronti della fetta più problematica della società: i minori.

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