Sleeping Beauties

Di Stephen King, Owen King
Voto: 5
Prima edizione: 2017
Numero di pagine: 652
Editore: Sperling & Kupfer
Consigliato: No

Tags: Horror, Contemporaneo, Statunitense, Sotto l'ombrellone, Soprannaturale, Fantasy, Apocalittico
Amazon

Trama in breve

Una strana epidemia si sta espandendo nel mondo: le donne addormentate vengono ricoperte da un bozzolo e non si risvegliano più autonomamente. Se risvegliate, le belle addormentate, vi riserveranno una sorpresa piuttosto sgradita.

Dedica

In memoria di Sandra Bland

Incipit

La falena fa il solletico a Evie. Le si posa sull'avambraccio nudo e lei strofina appena l'indice sulle ali colorate di onde grigie e marroni. «Ciao, bellezza», dice alla falena. L'insetto vola via. Su, su, su, fino a essere inghiottita da una lama di sole tra il fogliame verde lucido, sei metri sopra il nascondiglio di Evie in mezzo alle radici.

Recensione

Troppo Owen, poco King.

Come sapete, Stephen King è un autore che apprezzo molto e che ho sempre difeso, perché ritengo che abbia moltissime qualità che lo rendono a suo modo unico e degno di essere letto da qualunque genere di lettore. Oggi, però, sono piuttosto delusa da lui e dalla sua professionalità e mi chiedo se sia valsa la pena di difenderlo così tanto, visto che con Sleeping Beauties lui se ne è chiaramente fregato di buggerare i suoi cosiddetti Costant Readers, dei quali ho sempre fatto, anche orgogliosamente, parte. 

Il primo dubbio mi sarebbe dovuto sorgere dall'intervista pubblicata su La Lettura, inserto settimanale del Corriere della Sera, dove Stephen King dichiarava che non sarebbe stato possibile per il lettori comprendere quali parti erano state scritte da lui e quali dal figlio perché, entrambi, avevano riscritto ogni pezzo più e più volte proprio per far sì di rendere tutto omogeneo e non dare la possibilità di ricondurre una determinata scena ad uno dei due. Quando ho letto questa dichiarazione, devo dire la verità, non ho apprezzato il concetto espresso perché non ci vedo niente di buono in uno scrittore che si snatura e si copre per non farsi riconoscere, ma ho tratto conclusioni ben diverse da quelle che, invece, ho tratto leggendo il romanzo. Pensavo, infatti, che King lo avesse dichiarato per coinvolgere maggiormente il figlio Owen nella stesura dell'opera e che, in realtà, lui stesse semplicemente coprendo il fatto che il nome del figlio era stato inserito più per fargli pubblicità che per un vero e proprio operato.
Ciò che si comprende leggendo il romanzo è, invece, il suo inverso: in realtà è di King padre che si trova poca traccia in questo romanzo.

La scena che mi sono immaginata io, dunque, è questa:

Owen: Papà papà, finalmente ho finito il libro su cui stavo lavorando da anni! Me lo puoi leggere per darmi qualche dritta?
Stephen: Certo Owen.. (lo legge) ehi ma questo romanzo è una schifezza!!! (E conoscendo i gusti letterari di King magari poteva trattarsi persino di un capolavoro).
Owen: Noooo, e io che ci ho speso un sacco di tempo!!! Come faccio ora?
Stephen: Non ti preoccupare figliolo, ci penso io.

E così King ha preso il romanzo (forse nemmeno brutto in origine) del figlio e l'ha rimaneggiato; ha riscritto qualcosina, ha aggiunto delle parti horror perché altrimenti non si sarebbe capito che lui c'entrava qualcosa, ha ampliato qualche idea e.. voila! Il romanzo patchwork è stato scritto ed è pronto per la pubblicazione!

Qual è il risultato? Che lo stile in cui è scritto il romanzo NON è quello di King e gli si avvicina solamente in alcuni aspetti o, più che altro, in determinate scene. Senza contare come Giovanni Arduino (il traduttore, bravissimo tra l'altro) avrà lavorato sodo per renderlo più Kinghiano possibile e, quindi, soffro quasi a pensare a come possa essere questo romanzo in lingua originale. Certo, ci sono punti molto alla King ma sembrano quasi decontestualizzati e inseriti a bella vista, come se fossero stati aggiunti ad hoc, in una seconda stesura. Premetto che io, prima di leggere il romanzo, non aveva alcuna idea pregressa al riguardo e che, come già detto qualche riga fa, mi aspettavo proprio il contrario, cioè che il lavorone fosse stato fatto da King. È proprio solo ciò che ho oggettivamente constato ad avermi fatto nascere questo dubbio che, in realtà, è quasi una consapevolezza. Quello che sto dicendo, perciò, non è la Verità Assoluta bensì un'idea che mi sono fatta personalmente notando un dato oggettivo: lo stile non è quello solito a cui siamo abituati. 
Questa peculiarità dello stile, mi ha fatto sentire piuttosto presa in giro... certo, il caro Stephen ha dichiarato che "se lo sono riscritti a vicenda" così da mettere le mani avanti sul fatto che, ovviamente, questo non è il suo modo di scrivere, ma è normale che un fan di King acquisti un suo libro per trovarcelo e non per leggere qualcosa che sembra solo imitarlo. Inoltre, lo stile non è oggettivamente interessante perché non ha la verve del padre ma non è nemmeno completamente autonomo da poter essere valutato come un romanzo sé stante e , quindi, valutabile come estraneo dalla bibliografia di King, è più un puzzle venuto male. Insomma, se è stato scritto così in mala fede molto male, se è stato fatto in buona fede anche peggio perché non ha nessun senso scrivere un libro a quattro mani se i pregi del singolo devono venire meno per il bene dell'omogeneità, che, tra l'altro non c'è.
Dulcis in fundo, le frasi da me detestate nei libri commerciali, cioè quelle che dicono frasi banalissime e totalmente generiche in modo tale da "accalappiare" il consenso di più lettori possibili (che in King solitamente sono presenti ma non assillanti e ben contornate da altro), non solo sono persino triplicate, se non quadruplicate, ma non vengono supportate da nient'altro: sono loro l'apice della scrittura. Sotto questo punto di vista non so chi incolpare quindi indico me stessa; forse sono diventata troppo esigente ed ho bisogna di qualcosa di più.

Dopo aver acquisito la consapevolezza di essere stata buggerata dal mio autore commerciale preferito, devo dire la verità, mi è stato piuttosto difficile apprezzare tutto il contorno. Perciò, quanto dirò di seguito, sarà sicuramente influenzato dalla bruttissima impressione che mi sono fatta della trovata commerciale da cui scaturisce Sleeping beauties, ma quello che dirò sarà comunque collegato a dati oggettivi presenti o assenti nel romanzo che si possono apprezzare di più o di meno, a seconda dei gusti personali. Cercherò, perciò, di dirvi cosa deriva da un dato oggettivo e cosa, invece, è causato da un gusto puramente personale.

Nella classifica di ciò che non mi è piaciuto meno, al secondo posto dopo lo stile va, senza ombra di dubbio, il messaggio del libro.
È difficile bocciare un libro palesemente pro donne, proprio nel periodo in cui si parla della violenza sulle donne e del femminicidio e in cui tutti siamo, giustamente più sensibili all'argomento (anche se dovremmo esserlo sempre) e, quindi, più disponibili verso qualunque forma d'arte o di parola che porti questo messaggio. Io penso, però, che dentro ad un romanzo la qualità serva sempre, anche quando si toccano argomenti importanti, che possono fare da insegnamento e che, se ci si nasconde dietro un messaggio del genere, per nascondere il vuoto che c'è dietro, questo escamotage debba essere smascherato.
Questo romanzo cerca palesemente di raccontare la dicotomia tra universo femminile e universo maschile, facendo capire più e più volte, che il primo è nettamente superiore al secondo. I paragoni si sprecano, i pensieri sono continui e le frasi pro sesso debole vanno via come caramelle. Ora, apprezzo sicuramente non vi sia maschilismo, ma il perbenismo e le esagerazioni che circondano questo concetto (che, tra l'altro, ritengo sbagliato perché non si aggiustano le violenze facendo del sessismo al contrario) sono talmente ridicoli a causa della loro ridondanza e i palesi inserimenti ad hoc, da rendere tutto il discorso una "macchietta", una cosa da poco. 
Se, paradossalmente, gli autori non si fossero sperticati a ripetere questi concetti ogni 20 pagine, come se fosse un mantra da far notare a tutti i costi, avrei potuto anche soprassedere, ma così si nota troppo l'occhiolino che strizzano ogni volta alle lettrici di genere femminile e, se anche dietro a tutto ciò, ci fosse un buon intento, secondo me la malagrazia e la ruffianeria con cui viene fatto, compensano in negativo.

Al terzo posto degli elementi negativi va il ritmo. Quando questo elemento è tra gli aspetti negativi di un romanzo, non significa necessariamente che sia lento, può anche essere che il libro sia troppo veloce per i miei gusti. Valuto, cioè il ritmo del romanzo in contrapposizione alle mie personali esigenze, cercando però di tenere conto anche di quello che piace ai lettori in generale.
In questo caso, il ritmo è ambiguo. L'effetto puzzle creato da quello che secondo me è stato un lavoro di rimaneggiamento da parte di King, fa sì che ci siano parti piuttosto contrastanti tra di loro. Troviamo, quindi, alcuni momenti di totale staticità intervallati da scene totalmente diverse, senza una coerenza stilistica.
Inoltre, nelle ultime 80 pagine (forse King si era stufato di riguardarlo?) solo azione, su azione e ancora azione, niente di più.
Personalmente, quando leggo una serie di azioni, scoppi, spari ecc.. mi annoio enormemente come, magari, succede ad altri lettori davanti a descrizioni di 30 pagine. Per me un libro che non racconta niente di più di quello che si potrebbe vedere con gli occhi, è un romanzo inutile che, una volta terminato non mi avrà dato assolutamente niente. La mia memoria, tra l'altro, è già pessima di suo e, davanti ad 80 pagine così, fa quasi immediatamente sconnettere il cervello onde evitare di riempirlo con nozioni totalmente inutili. Quindi per un gusto puramente personale non ho apprezzato quest'ultima parte.
E ancora, ho impiegato più tempo del previsto a finire questo romanzo. Questo implica che il mio tempo di lettura sia decisamente rallentato rispetto al solito e che oltre a percepire fatica nella lettura io l'abbia, effettivamente provata perciò non posso che ritenerlo, complessivamente, un aspetto negativo.

Entrando nella fascia degli elementi indifferenti troviamo la credibilità del romanzo. La trama fantasy e soprannaturale che, ovviamente, non deve essere credibile per il mondo realmente esistente ma deve essere coerente con sé stessa, non è male costruita ma lascia qualche dubbio. Tralasciando il comportamento del genere umano, specie della sua parte femminile, che teoricamente si dovrebbe rifare alla realtà e che, quindi, dovrebbe essere giudicato sul suo realismo, ma che evito di commentare dato che ve ne ho già parlato nel paragrafo del messaggio, è comunque importante constatare che ci sono alcuni aspetti della trama che vengono imbastiti "perché sì". Cioè certe cose non sono spiegate esaurientemente ma, semplicemente, sono così, o ti va bene, o ti arrangi. Mi rendo conto che se, in generale, non avessi trovato niente di male in questo romanzo, questo aspetto mi sarebbe parso molto meno rilevante, trattandosi però di un libro che mi ha delusa su più fronti, mi riesce naturale giudicare più puntigliosamente tutti gli altri aspetti.

L'incipit mi è piaciuto e faceva ben sperare. È ben scritto (chissà di chi saranno queste dieci righe!) e lascia incuriosire il lettore introducendo alcuni elementi che saranno poi fondamentali nel romanzo.

La trama, come vedrete, è uno degli aspetti che ho ritenuti positivi. L'idea delle donne che si addormentano è originale e ben introdotta.

Lo svolgimento, invece, non mi è altrettanto piaciuto. Anche qui l'effetto puzzle ha colpito. Il romanzo, doveva essere un horror o no? Io, personalmente, non l'ho capito. Anche qui, l'impressione è stata che le parti "horror" siano state inserite successivamente, quasi fossero una pezza. Non c'entravano niente di niente, e anche ai fini della storia non comprendo il perché questo aspetto dovesse essere sviluppato in quel modo. Togliendole non si leva nulla alla storia. Inoltre, io sono, da sempre, una fan atipica di King: ho sempre lamentato il fatto che debba inserire aspetti soprannaturali in qualsiasi trama, pure in quelle che sarebbero state più interessanti se lasciate nel campo della realtà. Perciò avrei preferito che il romanzo vertesse meno su aspetti ultraterreni e raccontasse più realisticamente le conseguenze di ciò che accadeva. Certo, i presupposti, lasciavano intendere una qualche causante fantasy e/o fantascientifica, ma non c'era bisogno (sempre secondo il mio gusto) di dare alla parte meno reale, tutta questa rilevanza, dato che poi non è stato nemmeno spiegata alla perfezione.

Il finale è ovvio ma non sbagliato. Non lascia molto ma nemmeno toglie e, viste le altre delusioni, non mi sento di biasimare una scelta così poco coraggiosa da parte degli autori. King, in questo caso, ha fatto ben di peggio in altre sue opere. 

Come si può arguire anche dalla sinossi, la città in cui è ambientato principalmente questo libro è Dooling, nel West Virginia. La capacità unica di King di rendere la vita di una cittadina e raccontarla facendoci immedesimare immediatamente in un suo abitante, è assente ingiustificato. Non si tratta, certamente, di una cattiva ambientazione, ma è superficiale, non ti fa sentire il posto, non te lo fa immaginare nella sua totalità e le descrizioni mi sono parse più controproducenti che utili. Se descrivi in modo noioso un luogo, lo rendi meno vivido che descrivendolo sommariamente ma non in maniera pedante. Quello che manca in questo libro, King lo sa fare alla perfezione, quindi viene naturale chiedersi il perché qui non ci sia. Temporalmente la vicenda dura circa una settimana (stando larghi), gli eventi non vengono scanditi nel tempo con precisione millimetrica ma è semplice comprendere il tempo che passa da una vicenda all'altra.

Altra peculiarità in cui SK, solitamente, mi incanta è l'atmosfera, specie se quella di una cittadina americana. Delle parti mi sono piaciute; ho apprezzato alcuni rapporti interpersonali (ma troppo pochi), ho riconosciuto King nelle parti horror (sebbene le abba ritenute fuori contesto) e basta, null'altro. Si tratta di un romanzo che mira a dare molto di più, ma io l'ho sentito così artefatto, sia per la mancanza di elementi fondamentali che, solitamente si ritrovano nel lavoro del padre, sia per l'evidenziazione esagerata del messaggio che si voleva mandare, che non sono davvero riuscita ad apprezzare pienamente nemmeno le parti migliori. È un peccato perché, secondo me, le potenzialità c'erano tutte e, alcune vicende, mi avrebbero toccato molto di più, se non fossi stata colpita negativamente dal resto.

Infine, vi parlo di qualcosa di positivo: i personaggi. Sono tantissime le personalità indicate all'interno della storia e, su ognuna di loro, si riconosce il lavoro fatto. Penso che questo sia l'aspetto più riguardato dal padre e che, rispetto a tutto il resto, sia ciò che è venuto meglio. Non li ho sentiti reali come in altri romanzi di Stephen King, ma sono ben fatti e vari. Se volessi essere ipercritica, paragonando Sleeping Beauties ad altri suoi romanzi, potrei comunque definirlo un elemento indifferente ma, visto che tutto sommato si tratta di un buon lavoro, voglio premiarlo almeno su questo. E poi, una parte in particolare, quella della vecchia volpe, mi è davvero piaciuta molto. (Chissà chi l'ha scritta 2, il ritorno).

In conclusione, questo romanzo mi ha delusa. Lo ritengo una trovata commerciale in cui il ruolo di Stephen King è stato marginale, se non addirittura la causa scatenante di buona parte dei difetti del romanzo. Dato che nel libri il suo nome viene indicato come coautore, devo necessariamente considerarlo come scritto anche da lui e, perciò, non trovando quasi nulla di ciò che amo dello stile e delle peculiarità dell'autore, non posso apprezzarlo. Quindi non si tratta di un libro orribile in generale bensì di un romanzo che non rispecchia affatto i pregi che, solitamente, Stephen King ha come scrittore. Un 7 andrebbe al romanzo se non fosse di King, un 2 va all'autore perché mi ha presa in giro, facendo una media e, volendo essere di manica larga, gli do un bel 5 e lo rimando a Settembre.

Sintesi per chi odia la mia prolissità: Non è un King, ma un Owen rimaneggiato. Non lo consiglio.

Citazioni

Era un dolore autentico. Non una depressione clinica, ma qualcosa di importante, che meritava rispetto e attenzione, per quanto fosse stato lui stesso causa di quella circostanza.

Era sveglia, sua moglie, sveglia quanto era calda, e dura quanto era sveglia. Lila lo amava, ma non mancava mai di spiazzarlo. Forse lui ne aveva bisogno. Forse ne aveva bisogno la maggior parte degli uomini.

Si stava ergendo a unico giudice di tutti gli uomini? No. Lui era un membro della tribù, punto e basta. Le donne erano il vero enigma.

Un'altra caratteristica dell'invecchiare: ti dimentichi di quello che vuoi ricordare e ti ricordi di quello che vuoi dimenticare. 

Che bugiardo. Che figlio di puttana, che mostro. E allora perché ci stavi sprecando delle lacrime? Non riusciva a trattenersi. Lo avrebbe voluto, ma non ci riusciva davvero.

... e ti chiedevi d'istinto perché diavolo fosse stato creato il mondo. Le cose belle scarseggiavano e gran parte del resto erano lacrime.

Le madri erano fatte per la polizia perché i bambini, al pari dei criminali, erano spesso bellicosi e distruttivi.

Che cosa era successo? Era colpa sua o il matrimonio aveva una data di scadenza?

Con il passare degli anni, quando lo aveva notato nello sguardi di altre persone, si era arrabbiato e ne aveva avuto paura, ma da piccolo ne era stato affascinato. Un tale livello di stupidità possedeva un proprio campo gravitazionale. Ti attirava a sé.

Un dubbio lo assillava: che lei avesse ragione a preoccuparsi.

Anche se si trattava di un cliché, i cani erano la scelta più giusta per tenerti compagnia nella buona e nella cattiva sorte. Anzi, erano la scelta più giusta in assoluto, punto e basta. Magari erano inconsapevoli di tutto, ma facevano quello che potevano. E ti rendevano migliore.

Lo ripetè ancora e ancora, e loro due si abbracciarono con impeto addirittura maggiore, come se ad aggiustare la situazione bastasse la forza di volontà, e forse, forse, per un paio di secondi bastò.

Sinossi ufficiale

Dooling è una piccola città fortunata del West Virginia, con una splendida vista sui monti Appalachi e lavoro per tutti. E a Dooling, infatti, che qualche anno fa è stato costruito un carcere all'avanguardia destinato solo alle donne, che siano prostitute o spacciatrici, ladre o assassine, o ancora tutte queste cose insieme. Ed è una di loro, in una notte agitata, ad annunciare l'arrivo della Regina Nera. Per il dottor Norcross, lo psichiatra della prigione, è routine, un sedativo dovrebbe sistemare tutto. Per sua moglie Lila, lo sceriffo di Dooling, poteva essere un presagio. Perché poche ore dopo, da una collina lì vicina, arriva una chiamata al 911, ed è una ragazza sconvolta a urlare nel telefono che una donna mai vista ha ammazzato i suoi due amici, con una forza sovrumana. Il suo nome è Evie Black. Intorno a lei svolazzano strane falene marroni e sembra venire da un altro mondo. Lo stesso, forse, dove le donne a poco a poco finiscono, addormentate da un'inquietante malattia del sonno che le sottrae agli uomini. Un sonno dal quale è meglio non svegliarle.

Potrebbe piacerti anche...

Commenti

Nessun commento, commenta per primo!

Condividi su:

Iscriviti alla newsletter!

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti del sito su nuove recensioni, post e funzionalità, iscriviti!

© 2016 LQV

Leggo Quando Voglio partecipa al Programma Affiliazione Amazon EU, un programma di affiliazione che consente ai siti di percepire una commissione pubblicitaria pubblicizzando e fornendo link al sito Amazon.it.