Traforo 35

Di Stefano Dalpian
Voto: 7
Prima edizione: 2017
Numero di pagine: 393
Editore: Odissea Digital
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Italiano, Fantascienza, Thriller, Emergente, Treno
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Trama in breve

Quella di Traforo 35 è una storia a doppio binario: da una parte un giornalista che indaga su delle scomparse misteriose, dall'altra un ragazzo che si risveglia in un treno molto particolare. Un romanzo dalla trama originale che può piacere ad ogni genere di lettore.

Dedica

A Jude,

per tutti i tunnel che abbiamo superato insieme.

Incipit

2 giugno 2002

Il corpo si trovava in una villetta a sud di Torino, vicino al Parco Stupinigi. Era una zona residenziale con case tutte uguali circondate da un ampio giardino, con scalinate e grandi terrazze che davano un senso monumentale.

Recensione

Quindi eravamo nel tunnel del Fréjus. Una lama ghiacciata mi attraversò il petto. Di nuovo sentii una sottile paura insinuarsi nella mia mente.

Traforo 35 di Stefano Dalpian è, senza dubbio, il libro letto a dicembre che mi ha coinvolta maggiormente per l'idea da cui nasce.
Leggo molti libri all'anno e stupirmi sotto questo punto di vista è sempre più difficile, perché le storie per quanto uniche ed originali rischiano necessariamente di assomigliarsi e, invece, con Traforo 35 mi sono trovata davanti a qualcosa che mi ha colpito da subito proprio per questa sua particolarità.

La trama, perciò, è quanto ho di più apprezzato. Di persone scomparse se ne è già parlato in molti romanzi, ma le circostanze e, soprattutto, le tempistiche in cui ciò accade sono decisamente uniche. È davvero difficile, se non impossibile, non incuriosirsi e voler vedere in quale modo il tutto si colleghi e riesca a risolversi.

Lasciò cadere le mani dal volante ormai convinto di aver trovato una storia maledettamente più complessa di quanto avesse immaginato.

Ho apprezzato particolarmente anche la struttura del libro: possiamo distinguere due parti differenti; la prima, più tradizionale, è quella di un giallo/thriller in cui il protagonista, un giornalista, indaga sulle persone scomparse, nella seconda, invece, le vicende si svolgono prevalentemente su un treno e il carattere fantascientifico, o anche solo fantastico, prevarrà su di essa. 

L'incipit inizia con un flashback: ci fa entrare nella storia senza farci avvertire la piega che, successivamente prenderà. È, però, interessante, stuzzica immediatamente l'attenzione del lettore.

Lo svolgimento della storia è ben costruito ma affatto sintetico. Il lettore rimane interessato alla soluzione della storia ma, in alcuni punti, le conoscenze dell'autore su determinati argomenti o, semplicemente, la sua volontà di aggiungere dettagli particolari che aveva, certamente, in mente, fanno sì di rallentare in parte la lettura. Il mio consiglio è di andare avanti perché, superata la prima metà del romanzo, non ci si pentirà affatto di aver continuato la lettura.

Lui fece un giro a piedi, amava passeggiare nelle serate primaverili e ancora più amava guardare le belle donne che si affaccendavano verso casa o prendevano un aperitivo. Quella sera, però, gli tornavano in mente i volti degli scomparsi che gli aveva mostrato Sofia. C'era qualcosa in tutta quella storia che non tornava.

Per tutta la durata della lettura mi sono chiesta in quale modo sarebbe potuta finire questa storia. Capita spesso che, la mia immaginazione e la mia esperienza come lettrice, mi portino al finale ben prima di leggerlo. In questo caso, invece, sono rimasta stupita dalla conclusione e l'ho fortemente apprezzata: lo scrittore chiude il cerchio in modo avvincente ed interessante.Quando mi trovo davanti ad una trama particolarmente intrigante ho sempre il terrore che poi non risulti verosimile e che si rovini, perciò, alla fine. In Traforo 35 non solo questo non è successo, ma l'autore è riuscito persino a stupirmi ulteriormente in positivo.

Non vi sono incoerenze all'interno della trama; tutto ciò che viene spiegato è comprensibile e sensato. Vi sono, però, alcuni elementi che non trovano una giustificazione esplicita da parte dell'autore. Non si tratta di un errore, anzi, vi sono lettori che prediligono immaginare il perché siano accaduti determinati fatti. Io, però, appartengo alla schiera di coloro che preferiscono avere la spiegazione completa direttamente dal narratore, in modo da valutare più semplicemente la credibilità di ciò che viene raccontato.

L'ambientazione mi ha fortemente convinta. Quella più suggestiva è, certamente, quella legata alla parte del treno. Non solo le descrizioni sono vivide e forti, ma si entra davvero all'interno di quei vagoni, vediamo chiaramente ogni dettaglio. L'altra parte del romanzo è ambientata principalmente a Torino ma, in realtà, prende in causa molte città d'Italia quali Roma, Milano e Genova.
Dal punto di vista temporale, le vicende della narrazione principale si svolgono nel 2013, quelle del flashback nel 2002.

In basso c'erano macchie gialle, una piccola pozza d'urina stazionava vicino alla tazza, pezzi di carta igienica sporca coprivano il pavimento blu scuro.

Lo stile dell'autore mi è complessivamente piaciuto per quanto riguarda il carattere della scrittura e la costruzione sintattica, vi sono però alcuni aspetti legati a quello che io, da non addetta ai lavori, considero relative all'editing, quali ad esempio, momenti che avrebbero dovuti essere soggetti al taglia e cuci e, soprattutto, refusi di diverse entità, che non mi hanno entusiasmata. Alcune frasi, però, le ho trovate particolarmente efficaci.

Le persone scomparse sono dei vuoti a perdere. Bottiglie gettate in un oceano senza coste.

Come sapete, io fatico enormemente ad avvertire l'atmosfera di un romanzo ma Traforo 35 ha raggiunto l'intento. La parte del treno è talmente ben descritta, soprattutto per quanto riguarda l'ansia e la preoccupazione dei personaggi, da riuscire a trasmettermi le sensazioni da loro provate.

Nessuno parlava. Avevamo tutti paura dell'inconcepibile, il fatto che ciò che stava vivendo era impossibile.

Valutare i personaggi è piuttosto complicato perché, effettivamente, nelle due parti vengono affrontati in maniera piuttosto differente, o almeno questa è l'impressione che ne ho ricavato io.
Nella parte del treno vengono approfonditi maggiormente, perlomeno nelle loro caratteristiche ataviche ed emozionali, in quella più classica, invece, scopriamo aspetti perlopiù superficiali, rispecchiate da dialoghi, specialmente quelli tra uomini, verosimili ma non indispensabili ai fini del romanzo, che io ho trovato quasi sminuire altri concetti più alti esposti in precedenza.

– Se me stufo della gnocca te chiamo – contraccambiò lui.
– Allora aspetto impaziente.

Non trovo che questi personaggi siano costruiti male, ma ho avuto maggiore difficoltà ad apprezzarli, primo fra tutti il giornalista che, a tutti gli effetti, può essere considerato il protagonista della storia, o perlomeno di una sua metà. Per quanto sia approfondito e abbia al suo interno sfaccettature di ogni genere, ho davvero faticato a considerare un elemento positivo della vicenda. In realtà, rispecchia perfettamente la dualità umana: tutti noi siamo sia profondi che superficiali, sia buoni che abietti, sia intellettuali su un argomento che ignoranti in un altro, perciò il lavoro dello scrittore è stato oggettivamente portato a terminare nel modo giusto: non si può considerare il protagonista né un esempio di rettitudine né, tantomeno, un mostro. Soggettivamente, però, non sono riuscita ad apprezzarlo e ad entrare in empatia con lui, anche le sue riflessioni migliori, per quanto interessanti, non sono riuscite a compensare quelle che non ho gradito. 

Il ritmo di lettura del romanzo è medio. Vi sono alcune parti, specialmente l'inizio e la fine, che scorrono via davvero molto velocemente. Altre, invece, sono un po' troppo lente e rischiano di perdere l'attenzione del lettore, ma mai il suo interesse sulla storia.

Ultimo elemento ma non meno importante: l'utilità. Questo romanzo si può considerare un giallo o un libro di fantascienza decisamente atipico per diversi fattori, uno fondamentale è la spiccata quantità di nozioni ed informazioni inseriti al suo interno. Non solo vengono citati cantanti e canzoni, ma anche scrittori e le loro opere (per chi volesse degli esempi, li potete trovare nella sezione curiosità). Inoltre per chi, come me prima della lettura di Traforo 35, non conosce le dinamiche legate alla costruzione del Traforo del Fréjus, questa lettura darà la possibilità di scoprire tanti aspetti interessanti su di essa.

Il traforo è iniziato nel 1857. [...] Quando nel 1871 finì il traforo del Fréjus, la ferrovia di John Fell cadde in disuso.

In conclusione, ho apprezzato la lettura di questo libro, specialmente per quanto riguarda l'originalità della trama e ho apprezzato particolarmente la capacità dell'autore di non farti mai avvertire anticipatamente la direzione della storia.

Lo consiglio a tutti perché la trovo una storia interessante che vale assolutamente la pena di essere letta, è adatta a tutti, anche coloro che non amano la fantascienza potranno apprezzarlo pienamente perché non vi si trovano le caratteristiche principali che si attribuiscono al genere come navi spaziali e robot. 

Curiosità

Nel libro vengono citati alcuni autori: eccovi due esempi.

– Molto. Adoro Gabriel Garcìa Marquez soprattutto "Cronaca di una morte annunciata", credo che esprima molto bene il crimine e la sua valenza sociale.
Mancini stette un attimo a guardarla.
– Lo so – rispose, – ho letto "Il giorno della civetta", ma preferisco le atmosfere esotiche di Márquez.
– A ciascuno il suo – affermò Mancini con un sorriso.

– Conoscerai Borges – chiesi.
– Certo – rispose, – ma la mia passione è Osvaldo Soriano.

Potete trovare QUI la mia recensione di Cronaca di una morte annunciata e QUI lo potete acquistare e visionare su Amazon.

Invece, QUI troverete la mia recensione de Il giorno della civetta e QUI è acquistabile su Amazon.

Vi lascio, inoltre, i link di Amazon di:

A ciascuno il suo, Sciascia

Borges

Osvaldo Soriano

Citazioni

– È quel suo amico – fece il brigadiere con un certo astio. Nessuno dell'Arma amava i giornalisti e di certo non amavano i carabinieri che avevano amicizie nella stampa.

– Quello che passa per l tunnel del Fréjus?
– Sì, proprio quello.

Da quando aveva divorziato, due anni prima, aveva sempre vissuto da solo.

Quella notte sognò di camminare sull'orlo del baratro. Voleva allontanarsi, mettersi al sicuro, ma ogni volta la curiosità di guardare nell'abisso aveva la meglio.

Forse c'era qualche sostanza che poteva intontire per alcune ore, ma io non ero confuso, ero solo... azzerato. Sì, quella era la parola giusta: azzerato. 

Non imprecava nemmeno più. Aveva il viso livido di paura.

Il tunnel era come un maledetto elastico, che pareva contrarsi e allungarsi senza sosta. Preso dal panico aveva corso fino a sentirsi bruciare i polmoni.

Si sentiva rifiutato e anche se non si faceva illusioni gli dava fastidio il modo in cui lo aveva respinto.

Non può immaginarlo. Vede, quando un amico, un parente muore, per quanto sia una tragedia, rimane un corpo, un luogo dove piangere e ricordare la persona amata. Mentre quando qualcuno scompare non rimane nulla se non la speranza di vederlo un giorno apparire alla porta. Una speranza che è peggio della certezza di non vedere più chi si ama, che ti logora dentro.

Tra noi si era instaurata quell'intimità profonda che si crea tra i sopravvissuti di un incidente.

All'uscita la frenesia di Milano era apparsa qualcosa di lontano e alieno. Un gioco divertente a cui non doveva partecipare.

Spero solo che questo maledetto tunnel finisca presto o saremo in tanti ad avere crisi di panico.

– Spero che lui le possa dare quello che non ho saputo darle io: una vita tranquilla, gli agi. Non è stronza. È solo che volevamo due vite differenti.

Per me hai sbagliato lavoro: dovevi fa il detective, non il giornalista.

La cosa più mostruosa era che non potevamo spiegare ciò che stava avvenendo, non sapevamo neppure come chiamarlo.

In Italia quando di cerca la verità si finisce sempre per schiacciare i piedi a gente potente.

Quando la gente non ha una via d'uscita non ragiona più.

L'entusiasmo è una droga a quantità ridotta. Io ne ho consumato troppo da giovane e ora non ne ho più.

Sinossi ufficiale

2013, Torino. La misteriosa scomparsa di due passeggeri in viaggio su un treno diretto in Francia attraverso il traforo del Fréjus attira l'attenzione di un consumato giornalista di cronaca ed ex-pugile, Giacomo Mancini, e della giovane e bella freelance che lo affianca, Sofia. L'inchiesta, avviata nella speranza di pubblicare un reportage brillante, si rivelerà presto un groviglio quasi inestricabile di segreti e un'impresa terribilmente rischiosa.

Nello stesso tempo un giovane si sveglia su un treno in preda a un grave stato di amnesia. Aiutato da Anna, una giovane dottoressa, scopre, con il progressivo recupero della memoria, una realtà ancora più angosciante. Scaraventato senza sapere come su un treno in corsa nell'oscurità di un tunnel apparentemente infinito, dovrà fronteggiare una situazione da incubo: l'intrappolamento in una dimensione spazio-temporale parallela, allucinante e letale.

I due protagonisti per salvarsi dovranno lottare contro un destino avverso alla ricerca della verità sull’origine del misterioso “Traforo 35”.

Sviluppato su due piani narrativi paralleli e spesso convergenti, Traforo 35 è un romanzo avvincente, sostenuto da un ritmo incalzante ed è basato su una rigorosa documentazione storica.

Un eccellente thriller, intrigante e con risvolti fantascientifici, un "page turner" che dovrete leggere tutto d’un fiato.

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