La follia del mondo

Di Marco Freccero
Voto: 8,5
Prima edizione: 2016
Numero di pagine: 297
Editore: Self-Publishing
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Italiano, Racconti
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Trama in breve

La follia del mondo è il terzo ed ultimo capitolo della Trilogia delle Erbacce. I 15 racconti contenuti al suo interno narrano eventi quotidiani, che possono capitare ad ognuno di noi. Ci parlano di situazioni difficili che forse anche noi siamo stati costretti ad affrontare, o lo saremo in futuro. Ci fanno sentire capiti e ci aiutano a comprendere a nostra volta i comportamenti di persone che hanno dovuto fronteggiare avversità diverse dalle nostre. Raccontano della vita.

Incipit

Intelligenza

Arianna rientrava a casa verso le dieci tutte le sere, tranne la domenica. Il supermercato dove lavorava chiudeva alle otto, ma lei nn aveva una famiglia e poteva restare a fare le pulizie.

Per sempre giovani

È la prima estate che passiamo da soli, io e mia moglie. Eleonora, la nostra figlia più grande, se ne è andata a San Pietroburgo per un paio di settimane. Ha ventuno anni, e vuole conoscere la città di Dostoevskij, ha detto.

Segugio

Quando Mirko Ferrante comprese che era finita, cercò di organizzare al meglio l'uscita di scena dal teatro dei ricchi. Vendette la Chrysler a un buon prezzo, diecimila euro.

Appartenenza

Ricordo ancora cosa mi disse, benché siano passati un po' di anni. Era il mio secondo giorno di lavoro nel reparto dell'ortofrutta, e mi sbattevo come un dannato. Ero in prova: i soldi non erano molti, ma mi andava bene.

Rivelazione

L'uomo guardò la donna in piedi, davanti alla scrivania, e chiese; - Come glielo dico. 
Lei teneva le braccia incrociate sul petto, e lo fissò a lungo prima di abbassare lo sguardo e deglutire.

La vacanza

L'uomo si avvicinò al parabrezza dell'automobile, tolse la multa e diede un'occhiata attorno. Si mosse verso una Seat Marbella, parcheggiata a qualche metro dalla sua. Era un pomeriggio di luglio, con alte temperature e vento di tramontana.

L'appartamento al mare

Quell'improvviso assopimento che la coglieva verso le undici di mattina, non era l'avanguardia di quell'altro sonno che lei attendeva senza paura?

Il lupo cattivo

Giunse sotto casa della figlia attorno alle nove di mattina. Era domenica. Mentre l'autobus percorreva la piazza, diede un'occhiata al secondo piano del condominio dove lei abitava da sola oltre un anno.

La follia del mondo

Aveva preso quella decisione un anno prima, al termine di un pianto di rabbia che sembrava non finire più. Era domenica, all'alba, quando capì che se voleva salvare la cartolibreria aperta nel 1966 da suo padre, doveva mettere in vendita l'appartamento di famiglia: un bifocale di quarantacinque metri quadrati al terzo piano di un condominio che dava su corso Colombo.

La vie en rose

Lui se ne stava accanto a una Citroën Saxo, e mangiava un pezzo di focaccia, lo sguardo basso e le spalle al traffico della via. Lei si passò una mano sui capelli biondi e disse: - Allora?

Pugni

Lorenzo era un bambino di dieci anni e nella testa aveva pensieri come pugni. Nel fine settimana, con sua madre, andava dai nonni, in una grande casa alle spalle della città: lì i pugni sparivano.

La fabbrica

Enrico stava percorrendo a piedi la strada sotto la luce arancione dei lampioni. Non aveva fretta. A destra, l'edificio della fabbrica sembrava un mausoleo al mondo che era stato.

Educazione italiana

Federico caricò sulla Fiat Multipla le valigie, i due trolley e la sedia a rotelle. Rientrò nell'appartamento al secondo piano, chiuse il contatore del gas, guardò la moglie che terminava di vestire il bambino e disse: - Io vado a fare benzina. Dieci minuti al massimo e sono di ritorno. Tenetevi pronti.

Nelle piccole come nelle grandi cose

Tutto era iniziato nella ditta dove lei lavorava come operaia all'etichettatura e all'imballaggio della merce. Aveva ventinove anni allora, e tanta voglia di andarsene di casa.

Le luci della festa

La sera di Natale papà mi portò con sé a fare un giro in automobile. Avevo dieci anni. Non fu una cosa lunga; meno di un'ora, credo. Mamma si raccomandò di fare presto. 

Recensione

Non c'è al mondo un posto sicuro, quando il lupo è a caccia.

La follia del mondo è il terzo ed ultimo capitolo della Trilogia delle Erbacce di Marco Freccero. Queste tre raccolte di racconti possono essere lette in qualsiasi ordine e, hanno come unico filo conduttore, il messaggio che vogliono inviare. Le Erbacce di Marco Freccero, infatti, non sono altro che uomini e donne come noi che vivono momenti difficili. Storie di sopravvivenza, che ci ricordano come un piccolo avvenimento possa cambiare radicalmente le nostre vite.

Il mio apprezzamento verso questo storie e questo autore è ormai consolidato da tempo. Sin dalle recensioni delle opere precedenti, Non hai mai capito niente e Cardiologia ho ribadito più volte la bravura di Freccero, oggi con quest'ultima (ma spero non per sempre) recensione, cercherò di parlarvene aggiungendo qualcosa in più, in modo da dare la possibilità a chi ancora non si è convinto ad acquistare un suo libro, di conoscerlo e capirlo ancora di più. Perché di buoni motivi per leggerlo e supportarlo ce ne sono davvero tanti e, fidatevi, non potrete rimanerne delusi.

Per quanto mi riguarda, il motivo per cui apprezzo maggiormente le opere di Marco Freccero è la sua capacità di farmi emozionare. Ormai lo sapete, sono una persona piuttosto difficile sotto questo punto di vista: mi capita davvero di rado di sentire con intensità i sentimenti provati dai personaggi. Faccio di tutto per immedesimarmi, per sentire, per provare le giuste emozioni, ma il cinismo solitamente vince la partita. Invece, con questa Trilogia e con La follia del mondo in particolare, il lavoro che ho cercato di fare è stato contrario: cercavo di fare scudo, di non incorporare totalmente queste storie, di ricordarmi che non si tratta di personaggi reali. Il motivo è semplice: qui l'atmosfera si sente eccome e ti tocca talmente nel profondo da non permettere a niente, nemmeno al cinismo più sviluppato, di contrastarla. 
Solitamente questo mi riesce ad accadere solamente se la storia affronta un argomento su cui sono particolarmente sensibile; con questi racconti invece mi sono ritrovata a pensare e a provare cose che, se me lo chiedeste nella vita di tutti i giorni, direi che non mi appartengono affatto e che non potrei mai avvertire in modo intenso.
In La follia del mondo non troverete storie scritte a bella posta per attirare le vostre lacrime; l'autore si limita semplicemente a raccontare la realtà, quella di tutti i giorni, quella che spesso cerchiamo di ignorare, quella da cui fuggiamo anche leggendo libri. 

Papà. Ma le cose brutte non sono come quelle belle, vero? Per questo quelle belle vincono sempre. Perché sono belle.

Mi ha colpita particolarmente uno scambio domanda-risposta letto su Goodreads proprio oggi, dove un lettore ha chiesto a Freccero cosa affascina un lettore per indurlo a leggere storie di persone normali. La sua risposta mi ha convinta talmente tanto che voglio riportarvene un pezzo:

Questa società, come tutte quelle che ci sono state prima, e le prossime, detesta cordialmente tutto quello che è ordinario, non è abituata a credere che vi sia qualcosa di buono e bello in una vita semplice. "Tirare avanti" è da perdenti. Io credo invece che queste persone abbiano una forza e una dignità che li rende comunque meritevoli di essere celebrati e ricordati. E io ci provo...

Queste parole mi hanno fatto riflettere, io stessa mi sono chiesta, perché mi piacciono queste storie? E la risposta che mi sono data è; perché sono reali, perché fanno riflettere. Non amo emozionarmi, non apprezzo soffrire, anzi lo vorrei fare il meno possibile, eppure quando leggo uno di questi racconti sono travolta, non ci posso fare nulla, mi dico questa è la realtà, è ciò che ho affrontato o che affronterò, è ciò che forse scamperò solamente se sarò fortunata. Si tratta di vita, proprio per questo può fare male ed essere scomoda ma questo è anche il motivo per cui amo leggerla. 

Poi c'è tutto il resto, ciò che io ormai da lettrice seriale dell'autore do addirittura per scontata ma che per voi che ancora non lo avete letto non lo sarà affatto.

Uno stile di scrittura unico, suo, facilmente riconoscibile. Vi sfido a leggere i racconti di Freccero e non capire che si tratta della stessa penna che scrive, della stessa persona che ha ideato quella storia, dello stesso cuore che ha colpito il vostro. Si tratta di uno stile molto incisivo; attraverso i gesti compiuti dalle persone capiamo il loro stato d'animo. Non abbiamo bisogno di avverbi o stratagemmi letterari per capire, anzi vedere, ciò che succede.

Apprezzo ancora di più i dialoghi. Ancora più incisivi, ancora più indimenticabili. Mi piace pensare di essere una persona che non si scioglie facilmente, ma il potere delle parole a volte è talmente forte da indurmi ad arrendermi, ho trovato dialoghi di una tenerezza o di una profondità disarmante, sfuggire alle emozioni era impossibile. Il racconto della raccolta che mi viene immediatamente in mente pensando a questo elemento è Educazione italiana.

- Voglio trovare qualcosa che mi piaccia. Il lavoro è una cosa con cui passi tutta la tua vita. Se non ti piace è un inferno.
- Cazzate - siede Stefano, che era tornato a sedere e aveva ripreso a mangiare.
- Perché - domandai.
- Puoi fare quello che ti piace se c'hai i soldi. Altrimenti fai quello che ti capita di trovare, e devi obbedire a quelli che ti comandano.

Le storie raccontate sono comuni; alcune accadono tutti i giorni, altre speriamo di non doverle fronteggiare mai, tutte sono credibili e realistiche; potrebbero essere raccontate al telegiornale e non ce ne stupiremmo affatto. Al contempo sono trame che non stancano mai, non ci danno la sensazione di già sentito, non sono mai banali. Quella che mi ha colpita di più è stata Il lupo cattivo, proprio perché si tratta di una scena quotidiana: un padre che va a trovare la figlia andata a vivere da sola. Sono entrata così tanto all'interno della storia dal dimenticarmi totalmente di starla semplicemente leggendo, è proprio nelle scene di questo tipo che Freccero colpisce di più con le sue capacità.

Gli incipit di questa raccolta mi sono sembrati più introduttivi; ce ne sono meno da impatto istantaneo, ci fanno entrare in ciò che succede lentamente. Quello che ho apprezzato maggiormente è stato l'inizio di Pugni, mi ha spinta immediatamente nella testa del protagonista.

I finali mi hanno colpita particolarmente, più che nella scorsa raccolta. Sono tutti diversi tra loro, alcuni più eclatanti, altri meno. Però sono tutti conclusivi, per quanto non mi stancherei mai di leggere questi racconti, sentivo che anche per me la storia sarebbe finita esattamente in quel punto. Il racconto che voglio citare per questo elemento è La follia del mondo.. e chi se l'aspettava una conclusione così?

Il rapporto con l'ambientazione è ambivalente: è presente ma non si tratta di un aspetto che riteniamo indispensabile.
In generale non possiamo dire che sia così fondamentale il luogo dove si svolge la storia. Sappiamo ormai che la maggioranza delle storie di Freccero sono ambientate a Savona e dintorni ma questo aspetto non è mai rimarcato, a volte non è nemmeno espresso. Quello che importa qui sono maggiormente le case o gli edifici dove si svolgono le vicende; quello che importa è il riconoscimento, la capacità di comprendere che si parla di un posto che potrebbe essere anche il nostro, un luogo che visitiamo ogni giorno; è facile avvertire che quella possa essere una qualunque casa, un qualunque posto di lavoro, di uno qualunque di noi. Inoltre, le descrizioni ambientali sono speciali perché vanno quasi sempre a braccetto con i protagonisti. Noi, infatti, scopriamo spesso e volentieri com'è fatto un posto perché vediamo ciò che fanno i personaggi al suo interno e, di conseguenza, ricostruiamo il luogo in cui si muovono. Ci sono poi anche le descrizioni più comuni, mai troppe però e sempre collegate a stati d'animo e sensazioni. Anche in una semplice descrizione avvertiamo quello che già sentiamo grazie alla descrizione dei gesti dei personaggi e ai dialoghi che leggiamo.
Temporalmente queste storie si svolgono in periodi molto diversi tra loro; abbiamo la vacanza estiva, la gita del weekend, le vacanze di Natale ma anche scene che si svolgono in un giorno qualsiasi. Questo aspetto non è sempre fondamentale ai fini della trama ma è ricavabile in ogni racconto sia grazie a riferimenti diretti che indiretti.

La pioggia percuoteva come pallottole i marciapiedi, la strada, il davanzale. Era diventata, negli ultimi tempi, una nemica della città, delle case, degli uomini. Persino della terra.

I personaggi non smettono mai di stupirmi perché li ho sempre ritenuti uno degli aspetti negativi dei racconti: impossibile in così poche pagine interiorizzarli a dovere. Invece anche in questo Freccero non delude, anzi, si tratta proprio di uno dei punti di forza più validi: ognuno è diverso, ma scaviamo dentro la sua anima con una facilità disarmante. Abbiamo l'impressione di essere loro, ognuno di loro. Anche all'interno dello stesso racconto, anche se le personalità dei personaggi sono contrastanti, entriamo dentro di loro a turno; li capiamo. Queste sono persone che reagiscono in maniera diversa ad accadimenti della vita che noi tutti conosciamo e, forse, siamo stati costretti ad affrontare. Non c'è buono o cattivo, anche davanti all'azione più lontana da noi non giudichiamo, ma ci troviamo costretti a chiederci: e così può arrivare anche a questo la disperazione? Possono queste persone, possiamo noi, affrontare tutto ciò senza uscirne distrutti, mutati, cambiati per sempre?
Quello che mi piace è anche non sapere cosa pensa l'autore di quello che scrive, qual è lui di tutti questi? Mentre nella stragrande maggioranza degli autori riconosciamo un archetipo di protagonista, qui troviamo persona veramente diverse tra di loro, sembra riuscire a calarsi nei panni di tutti, senza eccezioni.

Infine, il ritmo. Lo stile di Freccero è scorrevole: l'impressione che dà è di mostrarci qualcosa che ha visto, non racconta meno di quello che sa ma non indugia con sue considerazioni o, fortunatamente, non ha nessun intenzione di rigirare il coltello nella piaga. Le storie sono forti, importanti, incisive, ma riusciamo ad andare avanti con la lettura perché lui non esagera, ci dà la possibilità di far finta di niente, anche se l'idea dentro di noi ormai è nata e rimarrà li, volenti o nolenti. Personalmente cerco sempre di staccare un racconto dall'altro quando li leggo perché ritengo che ognuno di loro meriti il proprio spazio personale, ma questo non dipende affatto dal ritmo; se non me lo imponessi li leggerei uno dietro l'altro senza nemmeno accorgermi di terminare il libro in una volta sola. 

In conclusione dirò quello che dico in privato a chi me lo chiede, perché con voi voglio essere sempre sincera e perché è giusto che il blog serva al suo scopo.
Marco Freccero non è arcifamoso e, oltretutto, è un autore che si è autopubblicato. Sulla carta so perfettamente che molti di voi non si fiderebbero mai, io stessa prima del blog non avrei mai acquistato un libro che non conoscevo bene. Leggo Quando Voglio però serve a questo: farvi conoscere libri che non avreste preso mai, aiutarvi a scremare ciò che merita da ciò che non vi piacerebbe, dandovi la possibilità di orientare la lettura verso opere giuste per voi con una buona probabilità. Serve a farvi scoprire libri che, altrimenti, non avreste conosciuto. Perciò, ve lo dico chiaramente, questo è uno di quegli autori che vorreste leggere e, io lo penso davvero, se fosse stato famoso lo citereste continuamente, lo amereste, attendereste con ansia le sue nuove uscite. Perché Freccero scrive bene, mette cura in ciò che scrive e, inoltre, arriva persino al cuore del Grinch che c'è dentro di me.

Lo consiglio a tutti voi.

Citazioni

Intelligenza

Arianna ripeté la frase e si passò una mano sul viso lungo. Dopo qualche istante, la paura diventava un conforto.

- Brava. Parliamone. Mi piacciono le donne perché capiscono poco, ma quando lo fanno vanno alle conclusioni che è un piacere.

Lei aveva ringraziato e sorriso, non si era opposta; aveva solo il lavoro, e senza quello non sarebbe nemmeno riuscita a spiegare chi fosse.

A lei andava bene: una persona senza lavoro era polvere.

"La vita è bella" le aveva detto una volta, in chissà quale circostanza; e Arianna per educazione aveva confermato. Le dava l'idea di essere un po' matta, e ai matti è meglio dire sempre di sì.

Anche se gli altri non se ne rendevano conto, e si toglievano ogni sfizio e voglia, nel verbo rinunciare c'era un mucchio di vita. Compressa, piccina: pur sempre vita.

Sì. È orribile ogni cosa. Il mondo intero è orribile. Ci fanno credere che sia bello, e che basti avere un po' di pazienza perché il bello prima o poi toccherà anche a noi. Invece, guardi che cosa ci tocca fare per campare con un po' di serenità.

Il rimorso arriva quando ti comporti male senza ragione. Quando proteggi una persona, e per farlo devi fare una cosa come questa, il rimorso non c'è. Perché dovrebbe esserci. Se ci fosse, allora sì che sarebbe la fine del mondo.

Per sempre giovani

Ma un padre non può stroncare le aspirazioni dei figli: ci penserà la vita. Al massimo, può provare a metterli in guardia.

Alla sua età non c'è quasi niente che può davvero metterti il bastone tra le ruote, e le difficoltà sono come acqua fresca.

Non so perché per parlare male di una persona tutti la buttino sui soldi. È una faccenda che a me ha sempre fatto ridere, ma ridere di gusto. I soldi sono fondamentali, e quelli che dicono che non lo sono, lo fanno per sembrare chissà chi. Se ci sono i soldi, si vive meglio. Si ama meglio. I guai che arrivano riesci a affrontarli. O no?

Spendeva sì, ma in libri. Quadri. Era come se la fame che le avevo visto nello sguardo, fosse solo per le cose belle. Che durano. Che ti puoi mettere accanto.

Segugio

Il cielo era coperto di nubi nere, c'era un freddo prepotente come la cattiveria dei bambini.

Ora, davanti ai cancelli della sua concessionaria, capiva costeranno loro, tutti quanti, Degli esseri viventi destinati all'estinzione perché non erano in grado di adattarsi. Preferivano morire, piuttosto che immaginarsi in altre forme, meno appariscenti ma pur sempre vive.

Appartenenza

Noi eravamo quel tipo di gente lì: gente con la quale non scambiare nemmeno un saluto, e alla quale, se proprio si doveva, ci si rivolgeva con il "tu", sempre. Potevi anche avere ottant'anni, essere Mosé che ha tirato fuori dall'Egitto il popolo eletto, e ricevevi solo del tu.

Eravamo una razza diversa dalla loro. Eravamo lavoratori.

Che siamo noi quelli che ci dobbiamo sempre accontentare. Loro no. Loro non si possono accontentare. Nemmeno per due minuti o due anni mai.

Il cervello è una macchina sofisticata, e basta poco per mandarlo in crisi, una crisi nera.

Quello che una persona ha nel cuore è la benzina che lo spinge verso i più grandi traguardi.

Non sono mai riuscito a farmi un'idea precisa sulle persone che la ragionano così; se cioè sono davvero ottimiste, o idiote.

Ebbi paura per lui. Quando sei grande ti dai da fare, cerchi un lavoro, t'inventi qualcosa; se sei piccolo pensi. Taci e pensi.

Rivelazione

C'era in quel volto un'angoscia solida come il pavimento, che il suo gesto non riuscì a sciogliere.

Sul volto appuntito c'era la sorpresa di chi scopre quanto sia fragile la vita.

Non ci pensare. A ognuno il suo mestiere. Devi fare il bambino. Cerca di non pensare a queste cose.

La vacanza

Aveva un sacco di cose da dire, ma erano in gran parte sbagliate, oppure stupide. Ma lui quello era, e nient'altro.

L'appartamento al mare

Quanta forza ho ancora nelle braccia. Nelle mani. È tutta lì, adesso. Potrei sollevare un tavolo e lanciarlo su chi so io. Però dalle gambe si è ritirata. Perché.

Ci sono cose che segnano un inizio. E quando scompaiono, indicano l'inizio della fine.

Il vero amore sporca. Sa di sudiciume, anche. Stai lontano dalle donne che non vogliono sporcarsi. Che hanno paura che accada.

Il lupo cattivo

Hai sempre avuto questo sguardo verso la vita, come se ci fosse sempre una trappola pronta a colpirti. Per te tutti devono essere pronti, prudenti, sospettosi.

La vita è meravigliosa. E me la voglio godere senza pensarci su troppo. Per esempio, senza star lì a tenere tutto in ordine. Tutto pulito. O fare dei calcoli. E poi voglio fidarmi, prendere delle facciate. Fare esperienze. Conoscere, imparare. Avere le mie cicatrici. Poter dire: ho vissuto davvero.

Forse, avrebbe potuto ripartire dalla favola del lupo cattivo. Sua figlia pensava che bastasse la volontà di essere felici, e tutto sarebbe andato per il meglio. Che il diritto a essere felici, fosse il lasciapassare per ottenere quello che si desiderava. Lui sapeva però che il lupo c'era, e se ne infischiava del diritto.

La follia del mondo

Si era sviluppata in ciascuna persona un'angoscia che li rendeva indifferenti a qualsiasi argomentazione. Ogni logica era ignorata, il buonsenso era cancellato. Su tutto, dominava la paura di non avere più soldi, di finirli la settimana prossima, due giorni dopo.

Se alla fine si era decisa a non fare nulla del genere, era perché sapeva che dietro a un volto e a un sorriso, al di là di educazione e intelligenza, c'era spesso uno sguardo cieco.

Pareva impossibile che una richiesta tanto semplice, come lavorare, potesse essere ignorata. Non c'era nulla di sbagliato in quanto voleva, eppure nessuno se ne curava.

La vie en rose

Un pianto e un po' di isteria riescono a ottenere qualunque cosa. E lo sai perché? Perché siete pieni di sensi di colpa. Per tutte le porcherie e le schifezze che ci avete fatto per secoli.

No. Abbastanza non basta. Bisogna esserlo completamente. Dalla testa ai piedi. Dalla a alla zeta. La vita è troppo breve per accontentarsi. Per esserlo solo un po'.

Pugni

Perché quello doveva essere il senso della morte: un precipitare, senza sapere de si atterrava e dove.

Non si spaventò; aveva imparato che la vita è imprevedibile e ciò che una persona può fare o pensare, non serve. Se deve succedere qualcosa, succederà.

Cos'abbiamo sempre detto? Se c'è qualcosa che non va, dobbiamo dircelo. Non dobbiamo avere paura delle parole, ma del silenzio.

I pugni prima o poi si sciolgono, o si tirano. 

La fabbrica

Non avevano sentito o visto niente: la giustizia era una faccenda che non li riguardava più.

Lui è saggio, e ti chiarirà le idee, ti mostrerà che il vero re a questo mondo è colui che trova il suo lavoro, e lo ama.

Che certe storie iniziano come favole, e poi perché si concludano, hanno bisogno di gente vera.

Educazione italiana

Che cosa ripetiamo sempre? Non arrendersi mai. - Mai! - disse il bambino, e alzò in alto le braccia, in un gesto impacciato.

L'onore e il rispetto sono le scarpe e il vestito di ogni uomo. Lo guardi, guardi come veste, che razza di scarpe ha, e capisci che uomo è.

Papà. Ma le cose brutte non sono come quelle belle, vero? Per questo quelle belle vincono sempre. Perché sono belle.

Nelle piccole come nelle grandi cose

Ma la vera lezione era che da quel momento in avanti doveva sbrigarsela da sola.

Aveva perso un po' di denti, era dimagrito, con lo sguardo di ghisa che da ogni parte può arrivare un pericolo.

Immaginava che le persone avessero da qualche parte, forse nel cuore, o nella testa, una porta sigillata, e che in certe situazioni scegliessero di spalancarla, di chiamar fuori quello che nascondeva, sotto la superficie dell'educazione, dell'essere civile.

Le luci della festa

Ma le cose le capivo eccome, soprattutto se erano cattive. Quelle buone le prendi come se ti fossero dovute. Sono come una fetta di torta nel piatto buono il giorno del tuo compleanno. E se ne chiedi un'altra, stai pur certo che arriva. Quelle cattive invece le osservi, e non ci puoi fare altro; ti tolgono qualcosa e dopo un po' diventa naturale non aspettarsi più niente.

Ho sempre pensato che un uomo non si capirà mai da solo, e che, se vuole capire qualcosa di sé, deve chiedere spiegazione a una donna.

Lui viveva in quella condizione in cui il valore delle cose è evaporato, e non ci si cura più di nulla.

Sinossi ufficiale

Questo è il capitolo conclusivo della “Trilogia delle Erbacce”. 
Il primo si intitola "Non hai mai capito niente".
Il secondo è "Cardiologia".

Anche questa volta, storie di uomini, donne, bambini che all’improvviso si trovano al bivio, devono fare i conti con l’imprevisto, la sorpresa, la paura e la disperazione. In pochi istanti comprendono la realtà e devono contrastarla.
Perché “La follia del mondo”?
“Una delle controindicazioni più gravi dell’avidità, pensò Mirko, era che uccideva l’intelligenza; spingeva a guardare alla realtà senza alcun desiderio di metterci mano per cambiarla.”

Lo scenario è una Liguria dove il mare non compare quasi mai, distante dalla luce e dal sole estivo pubblicizzati da riviste e operatori turistici. Una periferia perfetta dove ricominciare ad amare le erbacce.

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