Il labirinto (Maze Runner 1.)

Di James Dashner
Titolo originale: The Maze Runner
Voto: 7,5
Prima edizione: 2009
Numero di pagine: 408
Editore: Fanucci
Consigliato: Si

Tags: Contemporaneo, Film/Telefilm, Statunitense, Serie/Saga, Ragazzi, Distopico, Post Apocalittico
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Trama in breve

Il Labirinto è il primo volume della serie The Maze Runner. In questo volume impariamo a conoscere Thomas, ragazzino scaraventato in una realtà distopica pericolosa ma intrigante. Riusciranno a risolvere il Labirinto o quest'ultimo avrà la meglio su di loro?

Incipit

Cominciò la sua nuova vita tirandosi in piedi, circondato da un buio freddo e da un'aria viziata, che sapeva di polvere.
Udì un rumore sferragliante, metallico. Un fremito violento scosse il pavimento sotto i suoi piedi. Il movimento improvviso lo fece cadere.

Recensione

Il labirinto è il primo volume della serie di Maze Runner, conosciuta dai più grazie alla trasposizione cinematografica, anch'essa in serie, iniziata nel 2014, cioè 5 anni dopo la pubblicazione del primo libro.

Trattandosi di un romanzo per ragazzi, l'ho scelto consapevole di stare per affrontare una lettura poco impegnativa ma che, speravo, potesse farsi valere dal punto di vista della storia, che trovavo molto promettente. In realtà, sono stata stupita da più fattori di quanti potessi immaginare.

Questo non ha niente a che vedere con l'odio o la simpatia, l'amore o l'amicizia. Niente del genere. Tutto quello che ci interessa è sopravvivere.

Il labirinto parla di un gruppo di ragazzi senza memoria della loro vita precedente, che si trova catapultato in una realtà del tutto diversa da quello che conosciamo. Si trovano costretti ad avere a che fare con quello che sembra un gioco sadico di qualche Creatore: vivere in un luogo costruito come un labirinto, in cui non sembra impossibile trovare la via d'uscita. Questa trama distopica e, con il senno di poi, anche Post Apocalittica ha fatto subito breccia su di me e mi ha incuriosita fino al punto dal farmi decidere di darle una possibilità.

Mappe. Quella faccenda lo intrigava più di qualunque altra cosa avesse sentito ultimamente. Era la prima cosa che suggeriva una potenziale soluzione alla loro disgraziata situazione.

La narrazione è affidata al punto di vista del protagonista, Thomas. Questo ragazzo, che non ricorda nulla se non il suo nome, è il novellino, colui che è stato mandato per ultimo nel Labirinto. Per questo motivo impariamo a conoscere la conformazione della nuova società insieme a lui. Trovo che questa scelta strutturale sia stata fondamentale per la piacevolezza della narrazione: in questo modo, infatti, ci vengono introdotte tutte le particolarità del luogo senza che le spiegazioni ci sembrino strane o fuori luogo.

«Faresti meglio a finirla con queste scemenza prima che ti senta qualcuno. Da queste parti non è così che funziona. E tutta la nostra esistenza dipende dal fatto che invece le cose devono funzionare.»

Un altro elemento che mi ha stupita positivamente è stato il linguaggio. Trattando di una nuova società, creata per giunta da ragazzi molto giovani, le parole che vengono utilizzate non sono sempre quelle comuni. Non solo parte della nuova terminologia è dovuta a cose o lavori non presenti nella nostra società, ma anche le stesse parole gergali sono state rivisitate. Questo aspetto rende lo stile utilizzato più che adeguato e particolarmente credibile. Oltre che ad evitare con un colpo da maestro il linguaggio verbale comune tra i giovani d'oggi che rende le opere giovanili sicuramente più credibili ma meno appetibili per un'amante dello stile ricercato.

Per quanto sembrasse strano, gli era venuto naturale pronunciare quella parola, come se si stesse già trasformando in un Raduraio.

La stessa cosa vale per i dialoghi: convincenti, interessanti anche quando non sono eclatanti. L'autore sceglie adeguatamente cosa dire e quando.

Anche l'introspezione del protagonista è particolare: non conoscendo nulla di sé stesso, anche lui stesso si scopre pian piano. Nonostante alcuni aspetti siano eccessivamente ripetuti a bella posta, trovo che il profilo psicologico delineato da questo libro sia adeguatamente approfondito.

E in quel momento, nello spazio di una manciata di secondi, imparò molto riguardo a sé, riguardo al Thomas che era stato prima di allora.

Gli altri personaggi vengono descritti dal narratore secondo il punto di vista del protagonista. Per questo motivo abbiamo la possibilità di raccogliere solamente informazioni parziali, che non ci permettono di dire di conoscerli profondamente. Mi è piaciuto, però, che vi siano diverse personalità e che, soprattutto, l'autore non sia ricorso eccessivamente allo stereotipo: niente buoni integerrimi e cattivi malefici, solo umanità verosimile, piena di pregi e di difetti.

È completamente matto. Ma quel pensiero accrebbe la sua preoccupazione. I pazzi possono essere capaci di tutto.

L'incipit del libro inizia con il descrivere le prime sensazioni del protagonista. Se da una parte non descrive subito qualcosa di facilmente immaginabile, dall'altra intriga e incuriosisce il lettore: dove sarà il protagonista? Cosa succederò?

Lo svolgimento, invece, è ciò che mi ha convinta meno. L'autore non commette errori ma, secondo me, inficia in parte la credibilità del tutto inserendo troppi elementi. Forse proprio per voler giustificare il più possibile ogni piccolo collegamento del puzzle, rischia di rendere ridondante ciò che già conosciamo. 

A causa dello svolgimento sempre più pieno di dettagli ed essendo consapevole dell'esistenza di romanzi successivi a questo, ero molto impensierita sull'esito del finale. Fortunatamente quest'ultimo, per quanto debitamente confuso, per far immaginare ma non capire tutto, è stato convincente ed interessante. La voglia di leggere i seguiti c'è ed è anche tanta, anche se il pregiudizio da cui sono partita non se ne è ancora andato del tutto. 

Il fascino che ha sempre avuto su di me (e suppongo su molti altri) l'idea del labirinto ha sicuramente contribuito a farmi apprezzare quest'ambientazione distopica, ma anche la cura dell'autore ha molti meriti. Le descrizioni sono brevi ed incisive, ma bene introdotte. Vengono inserite un po' alla volta, lasciando il tempo al lettore di immagazzinare tutte le informazioni senza avere la sensazione di stare leggendo un infinito elenco di dettagli. È chiaro che l'autore visualizzava perfettamente la struttura del luogo mentre scriveva questo libro, perché ogni dettaglio sembra incastrarsi perfettamente e il lettore riesce a ricostruire la geografia del mondo descritto in maniera agevole.

L'atmosfera è ben resa, soprattutto quando si tratta delle emozioni del protagonista relativamente al Labirinto. L'ambientazione intrigate aiuta molto il lettore a sentire a sua volta quanto provato da Thomas.

I muri si richiusero alla sue spalle con un tonfo, che riecheggiò contro la pietra ricoperta di edere come la risata di un folle.

Il mio ritmo di lettura è stato calante sulla seconda metà del volume, ma si è ripreso una volta avvicinatosi il finale. È un romanzo che utilizza un gergo semplice ed intuitivo e, per giunta, colmo di dialoghi esplicativi, perciò si legge molto facilmente. Trovo, però, che nasconda al suo interno significati interessanti che meritano un approccio più meditativo. 

In conclusione, Il labirinto è un romanzo per ragazzi che mi ha profondamente stupita. Trattandosi del primo libro di una serie, immagino che moltissimi aspetti, specialmente per quanto riguarda la distopia, potranno essere ulteriormente approfonditi nei seguiti. Anche tenendo conto solamente di questo unico libro, però, trovo che l'autore sia riuscito a colpire nel segno. 

Anche se la mia opinione sarà impopolare, mi azzardo a dire che mi ha ricordato per molti suoi aspetti Il signore delle mosche di William Golding e anche per questo motivo, merita per me di avere una possibilità da ogni tipologia di lettore.

È questo il motivo per cui lo consiglio a tutti, anche se so che molti di voi (come ho fatto io stessa) partiranno prevenuti davanti a quest'opera. 

Ognuno di noi ha la sua idea di Letteratura ma provare qualcosa che esca dalla propria comfort zone, secondo me, non è mai sbagliato. 

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