Leggenda Privata

Di Michele Mari
Voto: 8,5
Prima edizione: 2017
Numero di pagine: 171
Editore: Einaudi
Consigliato: Ni

Tags: Contemporaneo, Biografia/Autobiografia/Memoir, Italiano, Weird
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Trama in breve

Un'autobiografia horror su mostri, enuresi notturna, sandali di ragazze volgarotte, Buzzati e Montale? Michele Mari l'ha resa possibile! Ed eccola qua, la vita unica dell'autore, raccontata con ironia coinvolgente e una profondità disarmante.

Incipit

L'Accademia mi ha convocato nella Sala del Camino, alla mezzanotte di ieri. C'erano tutti, credo, ma era troppo buio per vederli. Ha parlato solo Quello che Gorgoglia, e come temevo ha nuovamente sollecitato la mia autobiografia.

Recensione

... è strano come la catena del calore e della bellezza sia inscindibile dalla catena delle colpa e della violenza.

Leggenda Privata di Michele Mari e, senza dubbio, il libro più strano che abbia letto quest'anno e, per questo motivo, trovo difficile recensirvelo adeguatamente. Si tratta di un'opera talmente particolare da non essere definibile e circoscrivibile in poche parole, bisogna leggerla per esperirla davvero.

Con la mia recensione, perciò, spero di far nascere in voi la voglia di sperimentarlo e darvi così l'opportunità di scoprire qualcosa di unico. 

Ho scelto questo libro per il mio Lunedì saggio, perché pensavo si trattasse di una autobiografia standard, ma ho impiegato pochissime righe per capire che Leggenda Privata non può rientrare semplicemente nella categoria della non fiction. Si tratta, infatti, della biografia della vita di Michele Mari, con tanto di fotografie delle sua infanzia e prima giovinezza, ma è anche uno dei romanzi più divertenti ed intelligenti che io abbia letto. Inoltre, ha una forte componente horror/fantastica che lo rende ascrivibile anche al genere weird. Come fa un'autobiografia ad essere tutto questo? Grazie alla'autore che non è un uomo comune e si mette totalmente a nudo per noi, svelandoci dettagli privati della propria vita.

Però una cosa sono riuscito a ottenerla, spiegando che se l'autobiografia sarà un romanzo (come essi si aspettano), e che se il romanzo sarà un romanzo dell'orrore (come fin dall'inizio è parso scontato a entrambe le parti), con orrore si intenderà qualcosa che ha molto a che fare da vicino con l'angoscia e anzi con la semplice tristezza, e dunque questo si aspettino da me, un romanzo triste/angosciato e dunque caratterizzato da una certa quota di divertimento e virtuosismo.

Si tratta del primo libro di Michele Mari che leggo e, da subito, sono stata colpita dalla sua abilità stilistica. Si tratta di uno scrittore dalla grande cultura ed intelligenza (e lo vorrei proprio presentare come risposta a coloro che pensano che lo studio non serva ad essere scrittori, o addirittura inibisca la creatività) e questo si denota in ogni frase, ad ogni parola utilizzata. 
Il suo modo di scrivere non piacerà a tutti, perché utilizza spesso parole desuete, altisonanti o ricercate e costruisce le sue frasi creando veri e propri arzigogoli letterari. Riesce a fare questo, però, trasmettendo veridicità: non dà né l'impressione di essere freddo, né di essere distaccato da ciò che racconta, dà l'impressione di scrivere esattamente come gli viene, nonostante sia chiaro che dietro ad ogni singola frase vi sia una cura e un lavoro impeccabile. Ironia, ripetizioni volute ed inserite in tutta l'opera, riflessioni sugli errori che, abitualmente, sporcano le nostre conversazioni e dialoghi.. tutto questo e molto altro rendono Leggenda Privata un romanzo scritto magistralmente. Vi consiglio di leggere tutte le citazioni che vi ho riportato perché solo in questo modo potrete comprendere, sebbene in piccola parte, cosa vi aspetta dalla lettura di questo libro.

Nacqui d'inverno, otto mesi dopo l'increscioso viluppo primaverile: otto che è stigma di aberrazione. Non però mostro, fui: sebbene mostruoso fu il rapporto che fin dall'inizio intrattenni con me, mecomé metepsismo.

L'incipit del libro, se letto attentamente, fa subito capire la natura dell'opera. Una strana Accademia che a mezzanotte convoca nella Sala del Camino Michele Mari, imponendo all'autore di scrivere la propria autobiografia. Un inizio che spiazza e che, forse, è più facile da apprezzare con il senno di poi, ma che mostra subito al lettore una parte che, prima di iniziare la lettura, non avrebbe potuto assolutamente immaginare.

L'argomento affrontato dall'autore, come si desumerà dal termine autobiografia, è la vita dell'autore, in particolare nei primi anni della gioventù. Si tratta di una vita unica e particolare, perché il ragazzo nasce in una famiglia abbiente e decisamente più acculturata della media e con conoscenze fondamentali per il panorama italiano del tempo. Una vita, dunque, invidiabile da più, ma al contempo piena di responsabilità e, in parte, accomunabile alle vite di tutti noi, con i piccoli drammi e le problematiche che hanno segnato l'adolescenza di molti altri ragazzi, nati in situazioni completamente differenti. Non è tanto ciò che viene raccontato ad avere importanza, ma il modo in cui esso viene fatto. Mari non si limita a dirci ciò che è successo e ciò che ha pensato, ma ci fornisce un'introspezione psicologica di sé stesso e dei personaggi da lui raccontati, che colpisce per la sua profondità. Altro aspetto rimarchevole è che l'autore non si nasconde raccontandoci aspetti della propria esistenza molto scomodi e privati, uscendo anche per questo dai canoni autobiografici, anche se strutturati come un memoir più libero e personale, che normalmente ci si impone. 

Mia madre, tutto fuorché volgarotta. Solo talento e intelligenza, ma talmente autodistruttiva da diventare l'ultracorto di se stessa, una perfetta macchina di dolore.

Le descrizioni sono vivide, sia quelle relative alla vita che potremmo considerare normale, sia quelle che ho volutamente definito weird. Anche l'ambientazione è ben resa; ogni luogo descritto è facile da immaginare e da ricostruire mentalmente.

Quelle cavità, quanto sono piene! Non è cieca, anzi ci vede benissimo: ma ha le orbite vuote: dentro, gli occhi sono così sprofondati che se ne può appena intuire una scintilla: forse il più intenso concentrato di malignità io abbia mai fronteggiato.

Il finale è, a sua volta, sorprendente. Penso che dividerà i lettori, specialmente quelli che leggeranno il romanzo per i suoi virtuosismi e la sua utilità culturale.

In conclusione, Leggenda Privata di Michele Mari è un romanzo unico, che dimostra cura e attenzione, abbinate a vera e propria genialità.

Si tratta di un libro che non può piacere a tutti, anzi, credo che sia più semplice che non piaccia piuttosto che il contrario. Chi ama le letture disimpegnate, si potrebbe arenare sin da subito dentro agli arzigogoli e alle parole utilizzate dall'autore. Chi, invece, ama i libri seriosi, non riuscirà ad apprezzare la stranezza e l'originalità che rappresenta, con mostri e orrori, fuori dall'ordinario. 

Chi, però, non si lascerà spaventare né dagli uni né dagli altri, troverà una perla rara, qualcosa che custodirà gelosamente e che rileggerà più e più volte. Lo consiglio solo a voi che, davanti a questi due aspetti, totalmente discordanti, avete ancora voglia di leggerlo e sentite che potreste apprezzarlo! 

Michele Mari è un autore che scopro solamente oggi, ma correrò presto ai ripari e leggerò tutto ciò che ha scritto! 

Curiosità

Leggenda Privata di Michele Mari compariva nella classifica dei migliori dieci libri del 2017 pubblicata da La Lettura, inserto domenicale de Il Corriere della Sera. Ho scoperto l'esistenza di questo memoir proprio per questo motivo e, ad oggi, dei dieci libri inseriti nella classifica Leggenda Privata è quello che ho apprezzato maggiormente.

Inoltre, quest'opera è stata premiata al premio Letterario Internazionale Mondello 2018 con la seguente motivazione:

«Nell’epoca dell’autobiografismo terra terra del selfie, Michele Mari scrive un memoir coatto per colpa di un’immaginaria Accademia dei Ciechi che dall’autore pretende più vita. Con tutta la sua opera Mari ha infatti cercato di dimostrare che il manierismo e l’influenza dei maestri sono alla base della letteratura e sembra consapevole e disposto a riflettere sulla propria orgogliosa inattualità. Per vendicarsi di aver accettato il compito cui lo costringono i tempi, Mari trasforma la vicenda di ormai oggettivo interesse storico della famiglia composta dal designer Enzo Mari, l’illustratrice Iela Mari e il bambino Michele in un incubo horror. Insieme, riesce a non rinunciare al ritratto di realismo sociale di due famiglie diversissime, quella povera e meridionale del padre e quella borghese cattolica della madre. Con quest’opera, originale perfino rispetto all’originalità cui ci ha abituati, Mari fa intravedere l’origine mitica della sua immaginazione e della sua lingua, creando, oltre il lessico famigliare, un lessico dell’unheimlich, della famiglia perturbante».

Citazioni

Non ci vuole molto a cogliere l'antifona: cristallizzandomi, mi sono falsificato: e vivendo e scrivendo, e scrivendo delle mia vita e vivendo nella mia scrittura. Così, ora, mi chiedono un nuovo romanzo, per il quale hanno già scelto il titolo: Autobiografia.

Ho dovuto fare tutto da solo per tutta la vita, vi ho dovuto supporre, fingendo che i miei monologhi fossero dialoghi: e adesso che vi ho consegnato alla forma e vi ho reso storia, adesso vi fare vivi e volete incominciare a giocare. Per questo siete orrendi, non perché siete veri, ma perché siete veri tardi.

Uscitone, e considerandolo dalla specola alta, tutta quella pena e quel turbamento diventano letteratura: ma a starci dentro garantisco che non lo erano, letteratura.

Fuggire dai piccoli orrori della vita, fuggire dalla famiglia per essere ghermiti dai demoni non è un grande affare: o meglio lo è sotto l'aspetto estetico-romanzesco, ma per il resto, credetemi, cinghia per cinghia... urlo per urlo...

Riconoscersi-progettarsi nel figlio è cosa buona e giusta, nell'ammissione dell'alea: del divenire; altra cosa è pretendere un figlio a propria somiglianza ed imago.

Essere un Mari significava anche questo: assomigliarsi molto, salvo giocarsi ognuno per conto suo la propria drammatica unicità.

Non era un bluff: sono stanco. Stanco di fare sempre un passo di lato per vedermi: e scriverne.

Sinossi ufficiale

L'Accademia dei Ciechi ha deliberato: Michele Mari deve scrivere la sua autobiografia. O, come gli ha intimato Quello che Gorgoglia, «isshgioman'zo con cui ti chonshgedi». Se hai avuto un padre il cui carattere si colloca all'intersezione di Mosè con John Huston, e una madre costretta a darti il bacino della buonanotte di nascosto, allora l'infanzia che hai vissuto non poteva definirsi altro che «sanguinosa». Poi arriva l'adolescenza, e fra un viscido bollito e un Mottarello, in trattoria, avviene l'incontro fatale: una cameriera volgarotta e senza nome che accende le fantasie erotiche del futuro autore delle Cento poesie d'amore a Ladyhawke... Ma è davvero una ragazza o un golem manovrato da qualche Entità? Assieme a lei, in una «leggenda privata» documentata da straordinarie fotografie, la famiglia dell'autore e il suo originalissimo lessico. E poi la scuola, la cultura a Milano negli anni Sessanta e Settanta, e alcune illustri comparse come Dino Buzzati, Walter Bonatti, Eugenio Montale, Enzo Jannacci e Giorgio Gaber. Chiamando a raccolta tutti i suoi fantasmi e tutte le sue ossessioni (fra cui un numero non indifferente di ultracorpi), Michele Mari passa al microscopio i tasselli di un'intera esistenza: la sua. Un romanzo di formazione giocoso e serissimo che è anche un atto di coerenza verso le ragioni piú esose della letteratura

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