Moby Dick (ovvero la Balena)

Di Herman Melville
Titolo originale: Moby-Dick/The Whale
Voto: 8
Prima edizione: 1851
Numero di pagine: 474
Editore: Newton Compton
Consigliato: Ni

Tags: Classico, Statunitense
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Trama in breve

Il Capitano Achab e la sua nemesi: Moby Dick. L'eterna lotta con il male, un'ossessione che diventa anche una maledizione. 

Dedica

In segno della mia ammirazione per il suo genio
questo libro è dedicato a 
Nathaniel Hawthrone

Incipit

Chiamatemi Ismaele. Alcuni anni fa - non importa esattamente quanti - avendo in tasca poco denaro, o forse non avendone affatto, e non avendo nulla di particolare che mi trattenesse a terra, pensai di andarmene un poco per mare, a vedere la parte del mondo coperta dalle acque.

Recensione

Erano anni che desideravo leggere Moby Dick, ho pianificato questa lettura per molto tempo, immaginando esattamente quando e come svolgerla: in riva al mare all'inizio dell'estate. .

Inizialmente è stato amore. Inconsciamente io ho sempre accumunato Moby Dick a L'isola del tesoro: entrambi scritti nell '800 da due grandi autori e conoscitori del mare e, mentre leggevo l'incipit, ho sentito di aver ragione. L'isola descritta da Ismaele (Nuntacket) in Moby Dick mi ha fatto venire in mente la località da cui parte la storia dell'Isola del tesoro, ho immaginato la Locanda dello Sfiatatoio come quella di Jim e l'atmosfera avventurosa è stata da subito tangibile: mi ha raggiunta da subito quella particolare emozione che solamente Stevenson fino ad ora è riuscito a farmi provare.

La trama di Moby Dick la conoscono quasi tutti: il capitano Achab, baleniere, vive con un unico pensiero: uccidere la temibile Balena Bianca che, al loro primo incontro, gli ha portato via una gamba. Non era tanto questa storia ad affascinarmi (anche se le potenzialità le aveva eccome) ma più che altro l'idea di leggere di viaggi in mare da chi, nella sua vita, li aveva conosciuti veramente. 

Lo svolgimento, però, non si è rivelato come pensavo. Mi aspettavo che in un grande classico dell'800 vi fossero numerose pause e informazioni utili, ma non immaginavo che esse formassero la maggioranza delle pagine del romanzo. La colpa è stata in parte mia: come ho già dichiarato io ho cercato in Moby Dick l'emozione trovata ne L'isola del Tesoro e, quando esso si è discostato enormemente da ciò che li accumunava, sono rimasta spiazzata, quasi avessi perso un ricordo. 

Questo, ovviamente, non mi avrebbe impedito di amare Moby Dick per quello che è: partire con delle aspettative romantiche è umano, ma sono consapevole (e ne sono anche felice!) che ogni libro ha i suoi capisaldi e, credevo, che quello principale di Moby Dick, potesse essere la conoscenza.
Purtroppo, però, è soprattutto nel campo dell'utilità che il libro non mi ha convinta.
Si tratta di un classico e, proprio per questo, non bisogna stupirsi che i concetti espressi nell'800 possano, al giorno d'oggi, trovare pochi riscontri, eppure nemmeno credevo di poterlo trovare obsoleto.
Secondo me, ciò che distingue un classico è la sua eternità: lo si può leggere in qualunque periodo storico e, al di là degli ovvi cambiamenti, lo si può capire a fondo.
Questo, però, è capitato solo in alcuni momenti, nella maggior parte delle affermazioni di Ismaele, l'impressione che avevo era quella di avere davanti a me un uomo che non vede al di là di sé e, visto che è evidente che la voce del narratore e dell'autore si fondono insieme, questo mi ha fatto pensare a Melville come ad un autore limitato dalla sua mentalità.
Questa impressione non è meramente soggettiva ma dovuta a due aspetti.
Il primo è legato alle continue inesattezze. Non è certamente colpa dell'autore che la conoscenza delle persone al riguardo di cetacei, pesci, DNA e molti altri argomenti da lui toccati, siano andate avanti, ma all'interno del libro potrete trovare moltissime pagine dedicate a spiegare il perché di alcune sue tesi che, con il senno dell'uomo moderno, sappiamo essere sbagliate. Può essere interessante sapere che non si sapesse ancora catalogare gli animali in mammiferi o pesci, ma non lo è così tanto leggere per molte pagine il perché, secondo il narratore, sarebbero pesci.
Il secondo è, invece, imputabile al pensiero del narratore, vengono ripetute più e più volte frasi che esprimono un unico concetto: questa cosa non si saprà mai, non ci sarà mai modo di conoscere questo argomento più di così. 
Per farvi un esempio della differenza che ho riscontrato rispetto ad altri classici, vi nomino Notre-Dame de Paris. In questa grande opera (ottocentesca anch'essa) Hugo si sofferma per un intero lungo capitolo sulla Chiesa di Notre-Dame e del suo mutare nei secoli. Questa descrizione termina ai tempi di Hugo, ma l'autore fa ben capire che rimpiange l'idea di non poter vedere i cambiamenti che avrà poi, dimostrando di immaginare un futuro che, purtroppo, non potrà conoscere. Lo stesso fa con la geografia di Parigi, con i comportamenti delle persone e così via. Ciò che si legge in Hugo, perciò, ha un sapore antico mai dimenticato: ti dà la gioia di conoscere qualcosa che adesso è diverso, per come veniva visto in quel momento, ma ti dà anche l'impressione di sapere che tu che stai leggendo potresti, seguendo l'ispirazione, aggiungere qualcosa tassello su tassello. 
Melville, invece, si chiude. Mi ha dato l'impressione di voler dimostrare la sua cultura a tutti i costi, totalmente a scapito della conoscenza in generale. Tutto ciò che l'autore scrive, a partire dalle continue specificazioni in cui sottolinea il perché non sbaglia a dire qualcosa e il perché ciò che racconta è credibile, mi ha fatto capire (magari sbagliando) che nel momento in cui Moby Dick nasceva, Melville stava pensando ad esaltare la sua persona. Mi è sembrato un uomo che scrive un'opera per dimostrare qualcosa e non per la Letteratura, errore che fanno in moltissimi anche al giorno d'oggi. Questo non corrisponde alla mia idea di Grande Classico ed è il motivo per cui mi sono permessa di valutare un romanzo, altrimenti immenso, con sole quattro stelle.

Il finale è, senza dubbio, la parte più avventurosa del romanzo. La nemesi di Achab, Moby Dick, appare per poco tempo ma si rivela degna della sua fama.

Melville scrive molto bene, si diverte ad utilizzare diverse tipologie di narrazione passando dalla terza persona alla prima e, in alcuni punti, ci fa sentire come se fossimo a teatro, descrivendoci la scena proprio come se stessimo leggendo il copione di un'opera. Altre volte si svela parlandoci direttamente e, soprattutto all'inizio, utilizza un'ironia intelligente e divertente che rende lo stile accattivante e catalizza la simpatia del lettore. Il gergo utilizzato è sempre adatto e preciso, anch'esso è molto legato al proprio tempo: l'autore si rivolge al lettore come se fosse un suo contemporaneo e gli spiega perché utilizza nomi diversi da quelli comunemente utilizzati.

La cura della traduzione o, comunque, della correzione del testo, non è impeccabile. Nella mia versione Newton & Compton (con la copertina arancione) del maggio 2014 sono presenti diversi refusi. Trattandosi di un'edizione economica il carattere è molto piccolo e davvero difficile da leggere per chi, come me, ha gli occhi che si stancano facilmente.

Ho voluto considerare l'atmosfera un fattore positivo perché, nei momenti che trascendono dalle digressioni dotte dell'autore, ciò che viene percepito dal lettore è impareggiabile. Le prime 100 pagine del libro potrebbero essere lette da me a ripetizione: non potrei mai stancarmene. Inoltre considero nell'atmosfera anche l'enorme capacità dell'autore (che ricordiamo scrive nell'800 dove trovare scene crude in un romanzo era ben più difficile rispetto ai nostri tempi) di trasmettere la forza di ogni singola azione. Io non sono animalista, anche se amo gli animali ma, devo dire la verità, sono arrivata a stare male davanti alcune scene di crudeltà raccontate da Melville nei confronti dei cetacei da loro incontrati. Erano altri tempi certo, e sapere che al giorno d'oggi le balene rischiano l'estinzione (altro concetto negato a lungo dall'autore per pagine e pagine) sicuramente non aiuta a vederle come l'antagonista.
Ovviamente quella tra Achab e Moby Dick è una metafora, ci viene spiegato che la balena rappresenta quello che per noi potrebbe essere l'idea del drago: qualcosa che incarna tutto il male del mondo (anche se da quando George R. R. Martin ha scritto Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco temo che i draghi abbiano più sostenitori delle più pratiche e docili balene).

Un aspetto che ho apprezzato particolarmente e che, sempre portando avanti il paragone con Hugo, ho addirittura preferito, è stata la resa dei personaggi.
Inutile dire che Achab, che potremmo definire il vero protagonista della vicenda, è un personaggio indimenticabile e che, non a caso, è rimasto negli annali e viene conosciuto anche da chi non leggerà mai il romanzo. La sua grande forza sta nella sua ossessione per Moby Dick; è un uomo maledetto ma consapevole di esserlo.
Sono, però, gli altri personaggi ad avermi colpita, perché non credevo che Melville avrebbe potuto lasciare lo spazio sufficiente ad ognuno di loro. L'autore si premura di farceli conoscere tutti, mostrandoci sia le loro caratteristiche superficiali che quelle più nascoste. Stubb, Flash, il Parsi, Queequeg, Pip, persino il proprietario della Locanda dello Sfiatatoio, sono tutti ben raccontati e sarà impossibile dimenticarsi si loro, anche di quelli che fanno una breve comparata per poi essere inghiottiti dal panorama.

L'ambientazione è prevalentemente rappresentata dal Pequod, la nave baleniera su cui viaggiano i nostri protagonisti. Ogni dettaglio è raccontato e descritto, l'amore per ogni piccola parte di ciò che leggiamo è evidente e profondo, è difficile non rimpiangere la nostra impossibilità di vedere in prima persona tutto ciò che possiamo trovare in Moby Dick..

La struttura è quella tipica dei romanzi ottocenteschi: ad ogni capitolo corrisponde un titolo che spiega, anche solo per un dettaglio, ciò che si potrà leggere al suo interno. Moby Dick presenta capitoli spesso molto corti e, per questo, molto veloci da leggere. La lettura, perciò, (al di là della mia difficoltà personale a leggere i minuscoli caratteri della mia edizione) non risente così tanto della presenza delle innumerevoli pagine dedicate a descrivere aspetti della cattura e del successivo lavoro sul corpo delle balene e delle diverse categorie di cetacei, donando al lettore un ritmo medio, non così complesso da affrontare. Come ho già precisato, io sono riuscita a leggerlo al mare sotto l'ombrellone, e questo non sarebbe stato possibile con altri classici.

In conclusione, Moby Dick è un libro ben scritto e significativo, ma non presenta alcuni degli aspetti che per la mia personalissima idea, devono necessariamente esistere in un'opera per essere definito un Classico intramontabile.

È questo il motivo per cui non lo consiglio a tutti. Ci sono altri classici che, al di là dei gusti personali, sono immancabili per la propria crescita personale.
Lo consiglio solo a coloro che amano i classici e vogliono leggere tutti i più famosi, a coloro che amano la letteratura dell'800, a coloro che amano i libri sul mare e che sono affascinati dallo scoprire le differenze che intercorrono tra la nostra vita e quella del passato. Sul piano personale non mi pento affatto di averlo letto (si tratta di un ottimo romanzo), ma dubito che lo rileggerò.

Citazioni

Il dover pagare è probabilmente la condanna più seccante che i due ladri del frutteto ci abbiano lasciato in eredità. Ma l'essere pagati... cosa c'è di meglio? La cortese sollecitudine in cui l'uomo accetta il denaro è davvero sorprendente, considerando come noi si sia profondamente convinti che il denaro stia alla radice di ogni male terreno, e che in nessun caso un uomo danaroso possa entrare nel regno dei cieli.

Ma presto giunsi ad una luce fumosa che usciva da un edificio basso e largo, con la porta aperta in modo invitante. Aveva un aspetto trascurato, come fosse concepita per uso pubblico: così, entrando, per prima cosa inciampai in una cassettina con la cenere, nel vestibolo.

A ogni modo, una buona risata è una gran bella cosa, e una bella cosa è piuttosto rara: e questo è davvero un peccato. Perciò, se un uomo qualsiasi offre a chicchessia, con la propria persona, un motivo per farsi una bella risata, non esiti, ma si disponga invece, con allegria, ad adoperarsi e a farsi adoperare a quello scopo. E siate ben certi che nell'uomo che si porta addosso qualcosa che richiama le risate c'è sempre più di quanto forse non crediate.

Giacché tutti gli uomini tragicamente grandi lo sono proprio a causa di qualche loro anomalia. Stanne pur certo, mio ambizioso giovane, stai pur certo di questo: ogni mortale grandezza non è che malattia.

Dal tronco crescono i rami, e da questi i ramoscelli. Allo stesso modo crescono i capitoli, quando l'argomento è fecondo.

Sinossi ufficiale

"Moby Dick" è l'opera più celebre dell'Ottocento americano. Questo grande romanzo del mare narra la drammatica sfida del Capitano Achab alla Balena Bianca, colosso marino ma anche creatura metafisica, figurazione dell'inconoscibile. A bordo del Pequod, la nave condannata, uomini di fedi e culture profondamente diverse vengono trascinati verso un unico destino, in un'epopea tragica che è anche una fra le più intense opere poetiche di tutti i tempi. Resa con grande vigore espressivo e in un linguaggio che, nella sua asciutta incisività, rispecchia le esperienze autenticamente vissute dall'autore a bordo delle baleniere, la storia della caccia alla Balena Bianca diviene un'allegoria del perenne confronto dell'uomo con se stesso. Da ricordare l'interpretazione di Achab da parte di Gregory Peck.

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Commenti

Alessandro
08/06/18 - 13:10:11
Ho trovato interessante la tua recensione, non è la prima volta che sento commenti negativi sulle descrizioni tediose di Melville, infatti ho da tempo il libro in lista d'attesa ma credo che non lo leggerò mai! Ti faccio una piccola correzione, Stevenson era scozzese e non statunitense :)
Samantha Admin
08/06/18 - 13:16:15
Hai completamente ragione Alessandro, colpa di una disattenzione: volevo esprimere un concetto differente e ho scritto una castroneria! Correggo subito, e grazie! Quello che ha infastidito me è più il palese intento di mostrare la propria conoscenza, cercando in tutti i modi di inserire tutto il proprio scibile all'interno delle pagine! Le descrizioni in sé, però, sono affascinanti! Grazie ancora, Samantha

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