L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello

Di Oliver Sacks
Titolo originale: The Man Who Mistook His Wife for a Hat
Voto: 7,5
Prima edizione: 1985
Numero di pagine: 301
Editore: Adelphi
Consigliato: Ni

Tags: Saggio, Contemporaneo, Inglese
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Trama in breve

Un'antologia di casi trattati direttamente o indirettamente dal neurologo Oliver Sacks. Un saggio tecnico ma fruibile nella sua essenza da tutti i tipi di lettori.

Dedica

A Leonard Shengold, M.D.

Incipit

Entrambi i miei genitori erano medici, e io sono cresciuto in una casa permeata da storie di medicina. Spesso, a cena, mia madre o mio padre raccontavano le vicende dei pazienti che avevano visitato quel giorno: storie di vite il cui corso era stato ostacolato da malattie o lesioni.

Recensione

Ognuno di noi ha una storia del proprio vissuto, un racconto interiore, la cui continuità, il cui senso è la nostra vita. Si potrebbe dire che ognuno di noi costruisce e vive un «racconto», e che questo racconto è noi stessi, la nostra identità.

L'uomo che scambiò sua moglie per una cappello è un saggio di Oliver Sacks che raccoglie al suo interno numerosi casi psichiatrici in cui si è imbattuto l'autore durante la sua carriera.

La sua struttura è ben organizzata e presenta la seguente divisione:

  • Prefazione
  • Parte I: Perdite
  • Parte II: Eccessi
  • Parte III: Trasporti
  • Parte IV: Il mondo dei semplici

All'inizio di ogni nuova parte il neurologo ci spiega l'argomento che verrà trattato al suo interno, facendoci comprendere il criterio di scelta e selezione per cui un caso è presentato in una parte piuttosto che in un'alrta. Alla fine di ogni caso narrato, è presente una postfazione che aggiunge delle considerazioni di Sacks a quanto detto in precedenza, nella mia edizione sono presenti anche precisazioni postume alla prima uscita, perciò vi consiglio di acquistarne una versione il più possibile aggiornata.

Lo stile dell'autore è comprensibile e fruibile da tutti dal punto di vista di ciò che pragmaticamente succede ai pazienti: chiunque può comprendere il focus di ogni caso narrato.
In aggiunta a questo, però, il neurologo aggiunge anche riferimenti bibliografici e termini specifici, più adatti ad una divulgazione scientifica che ad un saggio per non addetti ai lavori. 
Si comprende, perciò, quanto viene scritto ma ci si rischia di perdere all'interno dei riferimenti a titoli che, quasi sicuramente, non conosciamo e rimaniamo perplessi quando l'autore si addentra in paragoni tra un caso e nozioni come il concetto Humeano di uomo o davanti a termini specifici che non vengono sempre spiegati esaurientemente ma solo negli aspetti più basici.

Per i pazienti affetti da certe sindromi dell'emisfero destro è non solo difficile ma impossibile conoscere i propri disturbi: una peculiare specifica «anosagnosia» come la definì Babinski.

L'argomento è affascinante: non si conoscono mai a sufficienza le malattie, specie quelle che coinvolgono la mente dell'uomo e che, ancora oggi, vengono viste come qualcosa di privato, nascosto e vergognoso. 

La terapia decisiva, come ha detto Freud, è il lavoro e l'amore.

Nella prefazione, che coincide con l'incipit del libro, l'autore ci spiega il perché della sua scelta di pubblicare questi casi. Il suo intento sembra rivolgersi più a possibili colleghi perché, sostiene, che è importante che le storie singole delle persone affette da questi disturbi vengano descritte e paragonate ad altre, in modo tale da poterne sapere sempre di più e poter, in futuro, comprendere tutti i possibili risvolti.

È solo raccogliendo le storie di persone con sindromi simili, confrontandole e contrapponendole, che è possibile comprendere in modo più completo i meccanismi che vi sono implicati e le loro ripercussioni sulla vita del singolo individuo.

L'utilità del libro, perciò, è più rivolta a questo fine. Non si tratta (come invece speravo io) di un saggio che aiuta il lettore inesperto, a comprendere le malattie e il loro decorso e non si incentra sulla terapia. 
Trovo, perciò, che sia interessante e, a tratti, anche istruttivo, ma che un lettore che lo leggerà per apprendere qualcosa di consistente al riguardo dell'argomento, rischierà di chiudere il volume insoddisfatto.

Per lo stesso motivo, l'approfondimento non sembra il più esteso possibile. In alcuni casi l'autore si dilunga anche su aspetti di contorno, che aiutano a focalizzare la malattia in generale, ma il più delle volte è solo il caso specifico e personale ad avere spazio nella narrazione. 
Si tratta, ovviamente, di una scelta e non di una mancanza da parte dell'autore che ci racconta solo ciò che ritiene importante per il suo scopo.

Ci sono storie in cui Sacks procede molto velocemente, altre dove indugia forse più del necessario. Il ritmo di lettura è sicuramente più veloce di quello di un saggio specifico e professionale ma può rallentare i lettori in alcuni punti, specie nelle postfazioni.

L'oggettività non ha ruolo rilevante nella storia, anzi, è proprio la personalizzazione a renderla interessante. Oltre a ciò che oggettivamente può essere raccontato, infatti, l'autore dà molta importanza alle sensazioni, sia quelle dei pazienti (le cui parole riportate sono senza ombra di dubbio la parte più interessante del saggio), sia le sue e quelle delle persone che hanno lavorato con lui a quel determinato caso.

«Non "vedo" più niente» disse. «Prima sembrava tutto così reale, così vivo. Perché quando mi danno le medicine tutto pare morto?»

Sul finale mi sarei aspettata una postfazione in cui l'autore tirasse le somme di quanto raccontato, in parte essa c'è, ma viene incorporata all'ultimo caso trattato.

Questo ci porta al nostro interrogativo finale: c'è «posto» nel mondo per un uomo che è come un'isola, che non può essere acculturato, reso parte della terraferma?

In conclusione, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è un saggio fruibile da tutti da cui, però, mi aspettavo qualcosa di diverso. Dopo la lettura di questo libro, infatti, posso dire di aver scoperto tante casistiche e curiosità interessanti ma non posso affermare di aver imparato quanto avrei voluto sulla psichiatria e la mente umana. Non mi aspettavo un libro di studio, ovviamente, ma qualcosa di più completo che accompagnasse i pazienti dall'inizio alla fine, invece che di farceli semplicemente conoscere come casistiche. (Nonostante l'autore si distingua per la sua enorme capacità di considerare il lato umano di ognuno di loro e si comprenda dalle sue parole che la loro felicità fosse fondamentale per lui).

Detto questo, devo aggiungere che io probabilmente non sono fatta per questi testi e non penso che siano adatti a tutti, sebbene la conoscenza sia un bene che amo accrescere e condividere. Se siete persone che non possono leggere i sintomi di una malattia senza sentirseli addosso, se siete sensibili all'argomento o se lo vorreste leggere e comprare più per un fine autodidattico, questo saggio non fa per voi.

Penso che questo testo possa essere adatto più a coloro che conoscono già l'argomento o ci sono addentro in qualche modo o ai curiosi, coloro che amano gli aneddoti e la conoscenza, seppur parziale, di storie interessanti e particolari. A voi lo consiglio e vi esorto anche a raccontarlo a modo vostro e in compendio a chi, invece, non si cimenterà nella lettura.

Citazioni

Ad attrarre il mio interesse, dunque, sono stati non tanto i deficit in senso tradizionale, quanto le turbe neurologiche che colpiscono il sé.

In un primo tempo questi curiosi abbagli passavano per scherzi ed erano accolti con una risata anche da parte dello stesso dottor P. Non aveva forse sempre avuto uno strambo senso dell'umorismo e amato paradossi e burle di gusto zen?

Non riusciva a vedere l'insieme, vedeva solo dettagli, che individuava come puntini sullo schermo di un radar. Non entrò mai in relazione con l'immagine come un tutto, non affrontò mai, per così dire, la fisionomia dell'immagine.

Ma i processi mentali, che costituiscono il nostro essere e la nostra vita, non sono soltanto astratti e meccanici, sono anche personali; e in quanto tali implicano non solo la classificazione e l'ordinamento in categorie, ma anche una continua attività di giudizio e sentimento.

Le sue parole, le sue emozioni, la sua innocente meraviglia, il suo sforzo per trovare un senso in quanto vedeva, erano appunto quelli di un ragazzo intelligente degli Anni Quaranta messo di fronte al futuro, al non ancora accaduto e al quasi inimmaginabile.

Ma un uomo non consiste solo di memoria. Ha sentimenti, volontà, sensibilità, coscienza morale, tutte cose su cui la neuropsicologia, non può dire nulla.

Ma nessuno di noi aveva mai incontrato, mai immaginato, un'amnesia di tale entità, la possibilità di un abisso nel quale precipiti insondabilmente ogni cosa, ogni esperienza, ogni avvenimento, un buco senza fondo della memoria che inghiotta il mondo intero.

Christina è condannata a vivere in un mondo indescrivibile, inimmaginabile, ma forse sarebbe meglio dire un «non mondo» un «nulla».

Per questo paziente, per tutti i pazienti, l'uso non è dunque importantissimo? Non serve dunque a scacciare un fantasma «cattivo» (o passivo o patologico), se esiste; e a mantenere vivo, attivo e in buona salute, come è loro necessario, il fantasma «buono», cioè il persistente ricordo o immagine personale dell'arto?

Noi abbiamo cinque sensi, di cui ci vantiamo, che riconosciamo ed esaltiamo, sensi che costituiscono per noi il mondo sensibile. Ma ce ne sono altri – sensi segreti, sesti sensi, se volete – altrettanto vitali, eppure non riconosciuti e non celebrati.

«Pericoloso benessere», «luminosità morbosa», un'euforia ingannevole sotto la quale si spalancano abissi: è questa la trappola promessa e minacciata dall'eccesso, tesa a volte dalla Natura, sotto forma di qualche turba inebriante, a volte da noi stessi, sotto forma di una qualche esaltante tossicodipendenza.

Ma nulla, credo, mi insegnò così tante cose, in modo così immediato, penetrante, travolgente come quei due fantasmagorici minuti in una strada di New York.

«Non è facile tener duro, quando si sta passando quel che passo io. So che qui c'è silenzio, ma io sono in un mare di suoni».

Ma quando lo persi, fu come se fossi diventato di colpo cieco. La vita perse molto del suo sapore... non ci si rende conto di quanto il "sapore" sia in realtà olfatto.

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