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IL CASELLANTE

 

Se in Maruzza Musumeci Camilleri attinge certamente ad Omero e all'Odissea, per Il Casellante credo si sia ispirato al mito di Dafne e alla sua mutazione in una pianta d'alloro pur di sfuggire alle insistenze amorose del dio Apollo.

In questo secondo racconto Camilleri parla di come nell'orrore più grande, nella guerra e nella disperazione possano comunque esistere l'onore e gli atti di giustizia...umana e divina. E' una favola nera, cruda, che suscita insieme pietà e furore.

Anche se ambientata nel 1942, il fascismo e la guerra sono solo una cornice ..Nino Zarcuto è riuscito a costruire un riparo sicuro per se stesso e sua moglie Minica; il suo mestiere di casellante gli da dei soldi sicuri, una casa e un po di terra..quello che manca però sono i figli, che proprio non vogliono arrivare.
Per fortuna le antiche conoscenze delle mammane di un tempo riescono a compiere il miracolo e Minica può iniziare ad aspettare insieme al suo Nino di conoscere il loro piccolo.
Questa prima parte del racconto è abbastanza leggera, a tratti proprio comica e quando la storia esplode in tutta la sua brutalità è un vero pugno nello stomaco..

Se non si vogliono gli SPOILER la recensione termina qui ...in caso contrario..zan zan :mrgreen:

Il caso si abbatte sulla famiglia di Nino, un mostro sotto mentite spoglie di essere umano , di amico, aggredisce Minica e devasta ogni sogno, ogni speranza.

Le parole del medico che cura Minica continuano a devastare la mente di Nino.."naturalmente ha perso il bambino..". Naturalmente? Cosa c'è di naturale nell'orrore e nella violenza?

Nino ha in mente solo la vendetta e questa sete viene completamente appagata..ma niente può restituire al casello e ai suoi abitanti la voglia di vivere.
Minica non potrà mai più sperare e qualcosa dentro di lei si fossilizza...il sangue non è più sangue ma linfa, la pelle corteccia, la speranza follia...che Nino asseconda per amore.
Minica ha deciso che se non può fare figli come donna farà frutti come albero, una nuova Dafne, che non fugge dall'amore come la ninfa del mito, ma lo cerca nelle profondità della terra e in una sorta di ibernazione dell'anima e del corpo, pur di non sentire il dolore devastante di una vita rubata e lacerata.

Non sempre però il caso toglie..nella disperazione della guerra e nel dolore, in quello che sembra essere solo morte, Nino trova la vita e la speranza.
Se nel mito la mutazione è permanente e Dafne trova pace nel sonno immobile, Camilleri cambia all'ultimo le carte in tavola e riesce a trovare la dolcezza in un racconto davvero amaro.

Ro

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