Ho letto diversi libri di Isabel Allende e li ho sempre apprezzati tutti anche se non allo stesso livello e per motivi differenti. Questo romanzo differisce un po' da quelli che ho letto in precedenza ma lo stampo della scrittrice è ben riconoscibile ed apprezzabile. Penso, però, che per poter gradire e capire al meglio questa autrice ci si debba orientare di più verso letture come "La casa degli spiriti". Nella mia recensione cercherò di raccontarvi i tratti distintivi di Isabel Allende e in cosa differisce, seppur in parte, questo romanzo dai suoi libri principali.
L'ambientazione del libro inusuale è l'elemento che salta subito all'occhio di un lettore abituale di Allende; non è l'America Latina ad essere descritta bensì la storia è focalizzata sulla California. Come la maggior parte di voi saprà, Isabel Allende è cilena, ma ha vissuto solo parte della sua vita in Sud America e si è poi trasferita nel Nord America, ricevendo cittadinanza statunitense. Nel suo primo periodo come scrittrice e nei libri che fin'ora ho letto dell'autrice, era la sua prima parte di vita ad influenzare enormemente le ambientazioni delle sue opere, in questo caso invece l'autrice ha modificato questo elemento. Penso che la caratteristica principale dell'autrice sia proprio la sua capacità di descrivere l'ambiente e l'atmosfera di ogni luogo, quindi non penso che questo cambiamento abbia influito negativamente sul romanzo, forse un po' della magia a cui ci ha abituati l'autrice viene persa in questa nuova ambientazione, o forse lo è solo per me che, abituata ad altro, fatico ad abituarmi all'idea, comunque il tutto ha la firma di Allende: impossibile non riconoscere il modo di raccontare un luogo che lei ha, indifferentemente da dove si trovi e di cosa si tratti. Dicono in molti che per scrivere un buon romanzo bisogna parlare al suo interno di cose che si conoscono, io penso però che ci siano diversi livelli in cui una persona possa conoscere qualcosa. La passione che si legge nell'autrice nel descrivere tutto, per farci capire come si poteva vivere in quella situazione, i disagi tratti dall'essere di razza minoritaria, i costumi diversi, l'importanza dell'educazione fa capire che lei non solo conosce a fondo l'argomento ma che ci tiene anche a raccontarlo e farcelo conoscere al suo stesso livello. Quando l'intento dell'autore è quello di trasmettere qualcosa, è inevitabile che il lettore avverta questa intenzione e si lasci trasportare di più dal romanzo.
Il messaggio legato al libro è molteplice; la nuova ambientazione ha permesso all'autrice di soffermarsi maggiormente sul tema delle razze e del razzismo ma la trama del libro è orientata anche a farci meditare sulla vita. Il Piano Infinito dice che le nostre vite sono già segnate, le cose devono accadere in un determinato modo e in un determinato momento, e se tornassimo indietro rifaremmo esattamente le stesse cose, alla fine del romanzo comprendiamo il pensiero dell'autrice al riguardo. Personalmente non sono d'accordo con ciò che viene sostenuto, ma si tratta di mere opinioni personali che ognuno può avere e cambiare ogni giorno, è stato comunque interessante leggere cosa ne pensano l'autrice e, di conseguenza, i suoi personaggi.
Per questo romanzo ho deciso di inserire l'etichetta saga familiare perché si parla della famiglia Reeves, anche se il protagonista indiscusso della storia è indubbiamente Gregory. Ciò che succede a tutti gli altri personaggi, membri della famiglia e non, viene descritto più succintamente però ha comunque rilevanza nel testo. Come anche altri libri dell'autrice che vengono considerati saga familiare ma in realtà vedono come protagonisti solamente alcuni di loro. Penso, però, che chi apprezza il genere potrà apprezzare il lavoro che è stato fatto in questo romanzo.
I personaggi capostipite della famiglia sono descritti in maniera dettagliata nel libro mentre i successivi vengono personalizzati pian piano, dando meno importanza alle descrizioni lunghe e più alle differenze che intercorrono nella loro personalità dopo certi avvenimenti. Entrambe le descrizioni sono azzeccate; nelle descrizioni lunghe e dettagliate l'autrice ci fa sorridere e ridere sulle stravaganze dei suoi personaggi, in quelle più corte e sintetiche ci fa capire il perché certi personaggi siano fatti così. Il protagonista Gregory è un ragazzo e poi un adulto molto complesso, per non dire complessato, che ha molto dell'umano; ha delle debolezze, delle paure, delle fisse e così via. Anche gli altri personaggi sono molto credibili, e sono tutti molto diversi, cosa che apprezzo molto. In tutti i libri di Allende i personaggi sono molto particolari, in questo forse ho notato qualche nota creativa in mneo ma comunque molto apprezzabile.
Ai dialoghi non viene data molta importanza e, per questo motivo, non li ritengo né indimenticabili ne mal strutturati.
L'ironia è presente più nella prima parte del romanzo, successivamente è ancora presente main misura nettamente inferiore; anche gli argomenti affrontati possono essere una spiegazione di questa scelta. L'ho molto apprezzata nelle descrizioni iniziali della famiglia Reeves e anche nei commenti di alcuni personaggi. Non è onnipresente e mi sarebbe piaciuto che ce ne fosse un po' di più, però l'ho apprezzata.
Il romanzo è suddiviso in quattro parti che, a grandi linee, vedono momenti diversi della vita del protagonista. La struttura è ben evidente ed apprezzabile, personalmente avrei preferito incentrare meno il romanzo sul punto di vista di Gregory e avrei gradito di più avere più personaggi principali oltre a lui e Carmen, ma è sicuramente ben fatta e coerente. Ho apprezzato anche il fatto che vi siano momenti in cui il racconto procede in terza persona mentre, altre volte, è direttamente il protagonista in prima persona a raccontarci quello che pensava e provava in quel determinato momento. Vi dico anche, perché so che per qualcuno è un limite, che il libro non è suddiviso in capitoli, ci sono dei paragrafi e quattro suddivisioni di parti ma non c'è altro che permetta al lettore di fare pause misurate durante la lettura.
La trama è il tasto dolente del romanzo. e si tolgono le descrizioni dei personaggi, delle differenze razziali, si tolgono le riflessioni sulla vita e si spoglia il romanzo di tutto ciò che vi ho raccontato fin'ora purtroppo rimane ben poco. Il momento che ho apprezzato di più è quello che, in effetti, esula un po' dalla storia principale dato che racconta la guerra in Vietnam che è quasi come una pausa riflessiva all'interno della trama principale. I lettori si distinguono tutti l'uno dall'altro, e a quelli che necessitano di spunti interessanti per poter continuare un romanzo, a meno che non siano interessati appunto alla guerra nel Vietnam in maniera tale da poter attendere per arrivare a quel punto, questo libro io non mi sentirei di consigliarlo. Quanto ho appena scritto si può anche evincere dal fatto che la maggior parte delle citazioni che ho scelto per voi sono proprio relative alla terza parte del romanzo dove viene descritta la guerra.
Lo stile è lo stile di Allende; rende leggere frasi importanti e su questioni spinose, rende magiche cose del tutto normali, rende non volgari scene volgarissime. Isabel Allende è una garanzia sotto questo punto di vista, assolutamente riconoscibile e distinguibile su milioni di altri.
Il ritmo della lettura non è né veloce né lento, tutto dipende da quanto ci sia appassiona agli elementi che vi ho descritto nella mia recensione. Io non sono stata molto attirata dalla trama perciò non avevo particolare curiosità nel continuare il libro, allo stesso tempo però non mi annoiavo affatto leggendolo.
Lo consiglio solo a chi ha letto altro dell'autrice, non è il libro giusto con cui iniziare a conoscere questa fantastica autrice. Nonostante non l'abbiate ancora fatto vi esorto a leggere "La casa degli spiriti" libro che vi farò capire in maniera ottimale se questa autrice fa per voi o meno!